La Corte di Cassazione ha negato le misure alternative al carcere a un uomo a causa della sua irreperibilità. Il soggetto, condannato a sei mesi, aveva giustificato la sua assenza con frequenti viaggi di lavoro all'estero e con il declino cognitivo della madre, che non lo aveva avvisato delle ricerche dei Carabinieri. I giudici hanno ritenuto il ricorso generico e confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza. L'irreperibilità del condannato, provata dal verbale di vane ricerche, è stata considerata un ostacolo insuperabile all'affidamento in prova e alla detenzione domiciliare. L'appello è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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