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Irap — Anno 2025

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93 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Irap

Provvedimenti

IRAP avvocati enti pubblici: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'IRAP sui compensi professionali degli avvocati dipendenti di enti pubblici è a carico esclusivo dell'ente datore di lavoro. L'ordinanza chiarisce che la Pubblica Amministrazione non può traslare l'onere fiscale sul lavoratore, né direttamente né indirettamente riducendo le somme destinate ai compensi. La decisione sottolinea la natura retributiva di tali compensi e distingue l'obbligazione contrattuale verso il dipendente dalle norme di contabilità pubblica, accogliendo il ricorso dell'avvocato.
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Deduzione IRAP trasporto: la Cassazione chiarisce
Una società di trasporti ha richiesto un rimborso IRAP, rivendicando il diritto alla deduzione legata al cuneo fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio, sostenendo che l'azienda operasse in regime di concessione e a tariffa, rientrando così nei casi di esclusione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esclusione dalla deduzione IRAP trasporto è legittima solo se coesistono due condizioni specifiche: il contratto deve essere una vera 'concessione', con trasferimento del rischio operativo all'impresa, e la 'tariffa' deve essere 'remunerativa', ovvero calcolata per coprire tutti i costi, inclusa l'IRAP stessa. Poiché la corte di merito non aveva svolto questa analisi dettagliata, la Cassazione ha annullato la sentenza e rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Traslazione IRAP medico: la Cassazione dice no
Un'azienda sanitaria provinciale ha trattenuto l'IRAP dai compensi di un medico per la sua attività libero-professionale interna. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo l'illegittimità di tale pratica. Il principio chiave è che l'IRAP grava sull'azienda, che organizza l'attività, e non può essere trasferita sul medico tramite una decurtazione del suo compenso. Questo costo deve essere considerato nella determinazione delle tariffe per l'utenza, non scaricato sul professionista.
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Retribuzione pubblico impiego: inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato dipendente pubblico contro la trattenuta dell'IRAP sulla sua retribuzione. L'inammissibilità deriva dal fatto che i motivi del ricorso miravano a una nuova valutazione dei fatti e delle prove, attività preclusa in sede di legittimità, anziché contestare vizi di legge. La decisione ha quindi confermato la legittimità delle trattenute fiscali nell'ambito della retribuzione pubblico impiego in questo specifico caso processuale.
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Prestazioni extra-budget: tassazione e competenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26366/2025, ha stabilito che i ricavi derivanti da prestazioni extra-budget erogate da strutture sanitarie convenzionate non sono tassabili nell'anno in cui il servizio è reso. La tassazione è differita al momento in cui tali ricavi acquisiscono i requisiti di certezza e determinabilità, ovvero quando vengono formalmente riconosciuti e quantificati dall'ente pubblico. La Corte ha così rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'applicazione stringente del principio di competenza fiscale.
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Prestazioni extra-budget: quando si tassano i ricavi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26367/2025, ha stabilito che i ricavi derivanti da prestazioni extra-budget fornite da strutture sanitarie convenzionate non sono tassabili nell'anno in cui il servizio è reso. La tassazione è rinviata all'anno in cui tali ricavi diventano certi e oggettivamente determinabili, ovvero quando l'ente pubblico li riconosce e quantifica. Questa decisione deroga al principio generale di competenza, sottolineando che la mera erogazione della prestazione non garantisce la certezza del corrispettivo.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a due società di navigazione riguardo a delle agevolazioni Ires e Irap. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della corte d'appello perché basata su una motivazione apparente: i giudici di secondo grado avevano fondato la loro decisione su norme relative all'IVA, un'imposta del tutto estranea all'oggetto del contendere. Questo vizio radicale, che impedisce di comprendere l'iter logico-giuridico della decisione, ha comportato la nullità della sentenza e il rinvio della causa a un nuovo giudice.
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Onere della prova: appalto illecito e Cassazione
La Cassazione chiarisce l'onere della prova in caso di appalto sospettato di essere una illecita intermediazione di manodopera. Se l'Agenzia delle Entrate fornisce indizi, spetta al committente dimostrare la genuinità del contratto, provando l'autonoma organizzazione e il rischio d'impresa dell'appaltatore. In mancanza di tale prova, i costi non sono deducibili.
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Raddoppio termini accertamento: no per l’IRAP
Un professionista ha contestato avvisi di accertamento fiscale basati su presunti onorari non dichiarati, mascherati da anticipi spese. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che il principio del raddoppio termini accertamento non è applicabile all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non hanno rilevanza penale. Gli altri motivi di ricorso, tra cui il presunto giudicato e l'inversione dell'onere della prova, sono stati respinti per inammissibilità.
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Concordato fiscale: limiti ai poteri di accertamento
Una società di costruzioni, pur avendo aderito al concordato fiscale, subisce un accertamento basato su presunzioni semplici. La Corte di Cassazione ha annullato l'accertamento, stabilendo che il concordato fiscale inibisce l'uso di specifici poteri di verifica da parte dell'Amministrazione Finanziaria, a prescindere dall'entità del maggior reddito eventualmente accertato. Viene chiarito che il superamento della soglia del 50% non può sanare un'attività di verifica svolta con poteri non consentiti dalla legge.
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Esterovestizione: Cassazione su sede e oneri prova
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un socio e della sua società estera contro accertamenti per esterovestizione. La Corte ha stabilito che la sede dell'amministrazione effettiva in Italia determina la residenza fiscale, indipendentemente dalla sede legale all'estero. Sono stati inoltre chiariti i principi su notifiche, onere della prova dei costi e applicabilità dell'IRAP.
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Rimborso IRES per IRAP non dedotta: la Cassazione
Una società finanziaria ha richiesto il rimborso IRES per l'anno 2008, a causa della mancata deduzione della quota IRAP consentita dalla legge. L'Agenzia Fiscale si opponeva, sostenendo che la normativa per quell'anno prevedesse solo la deduzione e non il rimborso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo un principio di simmetria: il diritto a una deduzione implica necessariamente il diritto al rimborso della maggiore imposta versata qualora la deduzione non venga esercitata. Negare il rimborso IRES sarebbe, secondo la Corte, irragionevole e illogico.
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Rimborso IRAP: quando scatta la decadenza?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di rimborso IRAP per acconti versati in eccesso non è tardiva se il contribuente ha agito in buona fede, seguendo un'interpretazione dell'Amministrazione Finanziaria. In questo caso, il termine di decadenza per la richiesta decorre non dal versamento dell'acconto, ma dal pagamento del saldo finale, momento in cui si definisce l'obbligazione tributaria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando il diritto al rimborso integrale per la società contribuente.
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IRAP compensi avvocati pubblici: chi paga il conto?
Un importante ente previdenziale ha trattenuto l'IRAP dai compensi professionali dei propri legali interni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14614/2025, ha stabilito che tale pratica è illegittima. La Corte ha chiarito che l'IRAP sui compensi degli avvocati pubblici è un'imposta a carico esclusivo del datore di lavoro e non può essere in alcun modo, né direttamente né indirettamente, trasferita sui dipendenti. La decisione sottolinea la natura retributiva di tali compensi e distingue nettamente la gestione contabile dell'ente dal diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
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Compensi avvocati PA: IRAP non si detrae dalle parcelle
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni legali di un ente pubblico, stabilendo l'illegittimità della trattenuta dell'IRAP dai loro compensi professionali. La Suprema Corte ha chiarito che l'IRAP è un'imposta a carico del datore di lavoro e non può essere trasferita, neanche indirettamente, sui dipendenti. L'obbligo dell'ente di accantonare le somme per coprire l'imposta è una questione di contabilità interna che non può pregiudicare il diritto dei legali a percepire integralmente i compensi avvocati pa a loro spettanti.
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IRAP avvocati pubblici: la Cassazione vieta la rivalsa
Un avvocato di un ente pubblico ha contestato le trattenute effettuate dal suo datore di lavoro sui compensi professionali a titolo di IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la questione dell'IRAP per gli avvocati pubblici è chiara: l'imposta è a carico esclusivo dell'ente e non può essere in alcun modo trasferita sul dipendente attraverso decurtazioni. La necessità di copertura della spesa pubblica, secondo la Corte, non può giustificare la violazione del diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
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Tassazione dividendi IRAP: la Cassazione attende la CGUE
Un istituto bancario ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata su dividendi percepiti da società controllate residenti nell'UE, sostenendo l'incompatibilità della normativa italiana con la Direttiva UE 'madre-figlia'. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha sospeso il procedimento. La Corte ha ritenuto opportuno attendere la decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) su una questione analoga, al fine di garantire un'applicazione uniforme del diritto europeo sulla tassazione dividendi IRAP.
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Autonoma organizzazione: quando il socio non paga IRAP
Un revisore contabile, socio di minoranza di una grande società di consulenza, ha richiesto il rimborso dell'IRAP, sostenendo la mancanza del requisito di autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la semplice qualifica di socio e l'utilizzo della struttura societaria altrui non sono sufficienti a configurare l'autonoma organizzazione, requisito indispensabile per l'applicazione dell'imposta.
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Raddoppio dei termini: Cassazione chiarisce le regole
Una società di costruzioni ha impugnato avvisi di accertamento basati sull'applicazione del raddoppio dei termini per reati fiscali. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di successione di leggi, si applica la normativa in vigore al momento della notifica dell'avviso. Di conseguenza, ha ritenuto legittimo il raddoppio dei termini per gli avvisi notificati prima delle riforme del 2015, che lo avevano limitato. Ha inoltre confermato che il raddoppio non si applica all'IRAP e che la violazione del termine dilatorio di 60 giorni post-verifica causa la nullità dell'atto.
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Autonoma organizzazione IRAP: motivazione apparente
Un avvocato contesta una cartella di pagamento IRAP sostenendo la mancanza di autonoma organizzazione. La Commissione Tributaria Regionale accoglie il suo ricorso, ma la Corte di Cassazione cassa la sentenza per 'motivazione apparente'. La Corte ha ritenuto che i giudici di secondo grado non abbiano adeguatamente spiegato perché i beni strumentali e i compensi a terzi non costituissero un'organizzazione autonoma, rinviando il caso per un nuovo esame.
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