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Irap — Anno 2024

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73 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Irap

Provvedimenti

Esenzione IRAP professionisti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20176/2024, ha stabilito l'esenzione IRAP professionisti per un socio di una grande società di consulenza. La Corte ha chiarito che l'organizzazione aziendale è attribuibile esclusivamente alla società e non al singolo professionista, anche se quest'ultimo beneficia di redditi elevati. Viene così a mancare il presupposto impositivo dell'autonoma organizzazione per il singolo socio, che non è quindi tenuto al versamento dell'imposta.
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Risarcimento danno demansionamento: quando è tassabile?
Un'azienda ha dedotto un importo versato a un dipendente a titolo di risarcimento danno demansionamento, qualificandolo come danno biologico in un accordo transattivo. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta al contribuente provare che la somma risarcisce un danno non tassabile (danno emergente) e non una perdita di reddito (lucro cessante). Un semplice accordo transattivo non è una prova sufficiente.
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Società di comodo agricole: la Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società agricola lo status di società di comodo per il 2009. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento, applicando retroattivamente un provvedimento del 2012 che esclude tali società dalla disciplina. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'esclusione automatica per le società di comodo agricole non è retroattiva e si applica solo dal 2012. Per gli anni precedenti, la società deve provare l'esistenza di circostanze oggettive che giustifichino la non operatività.
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Autonoma organizzazione: no IRAP per il socio di studio
Una professionista, socia di una grande società di consulenza, chiede il rimborso dell'IRAP sostenendo di non avere una propria autonoma organizzazione. La Cassazione le dà ragione: utilizzare la struttura di un'altra entità giuridica, anche se si è soci, non fa scattare il presupposto impositivo dell'IRAP se non si è titolari e responsabili di tale organizzazione. Decisiva la mancanza di una propria autonoma organizzazione.
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Interessi rimborso IRAP: la decorrenza è retroattiva
Una società ha richiesto il rimborso dell'IRES versata in eccesso a causa della passata indeducibilità dell'IRAP. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16206/2024, ha chiarito la questione sulla decorrenza degli interessi rimborso IRAP. È stato stabilito che gli interessi maturano dalla data dell'originario versamento non dovuto, e non dalla data di entrata in vigore della legge che ha introdotto la deducibilità. La Corte ha sottolineato la natura compensativa, e non moratoria, degli interessi, volti a reintegrare il patrimonio del contribuente per la mancata disponibilità delle somme.
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Interessi su rimborso IRES: la motivazione è d’obbligo
Un istituto di credito ha richiesto un rimborso IRES con relativi interessi. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la decorrenza degli interessi. La Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado per motivazione apparente, non avendo i giudici spiegato le ragioni della loro decisione sul calcolo degli interessi su rimborso IRES e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e termini
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per costi legati a operazioni inesistenti. La Cassazione ha confermato l'accertamento per IRES e IVA, chiarendo che una volta fornita la prova presuntiva dall'Agenzia delle Entrate, l'onere di dimostrare l'effettività delle operazioni passa al contribuente. La Corte ha però annullato l'accertamento relativo all'IRAP, poiché il raddoppio dei termini previsto in caso di reati tributari non si applica a tale imposta.
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Deduzione IRAP: la Cassazione sulla dichiarazione
Una società ha richiesto il rimborso dell'IRES versata in eccesso, a seguito della mancata deduzione IRAP per spese di lavoro dipendente. La Commissione Tributaria Regionale aveva respinto la richiesta, qualificando la dichiarazione originale come una scelta negoziale non emendabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la dichiarazione dei redditi ha natura di dichiarazione di scienza e non di volontà. Pertanto, è sempre emendabile in caso di errori che comportino un pagamento di imposte superiori al dovuto, inclusa la mancata fruizione della deduzione IRAP. La Corte ha chiarito che l'omissione, specie se dovuta a incertezza normativa, non costituisce una scelta irrevocabile. Il caso è stato rinviato alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame.
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Contributi pubblici tassazione: quando sono esenti?
Un'azienda ha ricevuto contributi pubblici per la ricostruzione post-terremoto deliberati nel 1991, prima dell'introduzione dell'IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha tentato di tassarli nel 2005, anno di un pagamento finale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione dei contributi pubblici segue il principio di competenza economica: il diritto è sorto nel 1991, rendendo le somme non soggette a IRAP. La Corte ha però annullato la sentenza per un vizio procedurale su altri rilievi fiscali (IVA/IRES), rinviando il caso al giudice d'appello per una nuova valutazione su quel punto specifico.
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Responsabilità amministratore: limiti per debiti IRAP
La Corte di Cassazione interviene sul tema della responsabilità amministratore di società estinta per debiti fiscali. Con la sentenza n. 9170/2024, ha stabilito che la responsabilità prevista dall'art. 36 del d.P.R. 602/1973 si limita alle sole imposte dirette (come l'IRES) e ai relativi interessi, escludendo esplicitamente l'IRAP e le sanzioni. Questa precisazione deriva dalla natura civilistica, e non tributaria, di tale responsabilità, che sanziona la mala gestio dell'amministratore e non configura una successione nel debito d'imposta.
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Cuneo fiscale: appalto vs concessione, la Cassazione
Una società si è vista negare la deduzione dei costi del personale ai fini IRAP (il cosiddetto "cuneo fiscale") perché il suo servizio di gestione rifiuti per i Comuni era stato qualificato come "concessione". La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che si trattava di un "appalto", poiché la società era remunerata direttamente dagli enti pubblici e non assumeva il rischio operativo legato all'utenza. Di conseguenza, il beneficio del cuneo fiscale è stato riconosciuto. La Corte ha anche confermato la legittimità della svalutazione dei crediti ceduti "pro solvendo".
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Crediti pro solvendo: la Cassazione sulla deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7732/2024, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità della deduzione delle svalutazioni su crediti pro solvendo. La Corte ha stabilito che, poiché il rischio di insolvenza del debitore rimane in capo all'impresa cedente, questa ha il diritto di effettuare gli accantonamenti fiscalmente deducibili. La sentenza ha inoltre ritenuto valida la deduzione del costo del lavoro ai fini IRAP per un'azienda operante in regime di appalto pubblico.
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Deduzione costo del lavoro IRAP: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della deduzione costo del lavoro IRAP per un'azienda di servizi ambientali, qualificando il rapporto con gli enti pubblici come appalto e non concessione. Ha inoltre ribadito la deducibilità delle svalutazioni su crediti ceduti pro solvendo, in quanto il rischio di insolvenza rimane a carico del cedente.
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Raddoppio termini accertamento: i limiti per l’IRAP
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7678/2024, ha chiarito importanti limiti al raddoppio termini accertamento fiscale. Il caso riguardava una società accusata di sovrafatturazione per sponsorizzazioni. La Corte ha annullato un avviso di accertamento IVA per violazione del termine dilatorio di 60 giorni, specificando che l'urgenza di una scadenza non giustifica il mancato rispetto delle garanzie del contribuente. Inoltre, ha stabilito che il raddoppio dei termini, previsto in presenza di reati tributari, non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono sanzionate penalmente.
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Definizione agevolata liti: estinzione del processo
Un contenzioso fiscale tra l'Agenzia delle Entrate e due società in liquidazione, relativo a imposte IRES e IRAP, è giunto dinanzi alla Corte di Cassazione. Le società hanno aderito alla definizione agevolata liti prevista dalla Legge n. 197/2022, presentando la relativa domanda e versando la prima rata. La Corte, preso atto dell'avvenuta adesione da parte di entrambe le parti, ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando l'efficacia di tale strumento per chiudere le pendenze fiscali.
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Definizione agevolata liti: processo estinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo ad avvisi di accertamento IRES e IRAP. La decisione è seguita alla presentazione, da parte delle società contribuenti, di una domanda di definizione agevolata liti ai sensi della L. 197/2022, con relativo pagamento della prima rata. La Suprema Corte ha applicato la normativa che prevede l'estinzione del giudizio in questi casi, con spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Aiuti di Stato de minimis: soglia o franchigia?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5122/2024, chiarisce la natura della regola sugli aiuti di Stato de minimis. Una società aveva artificialmente ridotto la base imponibile per beneficiare di un'agevolazione IRAP senza superare il tetto di 100.000 euro. La Corte ha stabilito che tale soglia non è una franchigia, ma un limite assoluto: se l'aiuto potenziale la supera, l'intera agevolazione è illegittima e deve essere recuperata, non solo la parte eccedente.
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Plusvalenze cessione calciatori: quando si paga l’IRAP
Una società di calcio ha contestato l'imponibilità IRAP delle plusvalenze sulla cessione dei calciatori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il diritto alla prestazione sportiva dell'atleta è un bene immateriale strumentale, la cui cessione genera una plusvalenza che rientra nella base imponibile IRAP.
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Ravvedimento operoso IRAP: no per pagamenti tardivi
Un istituto di credito ha contestato una cartella di pagamento per il tardivo versamento dell'IRAP relativa all'anno 2005, sostenendo di aver sanato la violazione tramite ravvedimento operoso IRAP. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che una specifica norma del 2005 (D.L. n. 106/2005) escludeva l'applicazione del ravvedimento per qualsiasi violazione relativa al versamento del saldo IRAP per quel periodo, includendo sia i pagamenti tardivi che quelli incompleti, e non solo le omissioni totali.
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IRAP avvocati pubblici: chi paga il conto finale?
Un avvocato dipendente di un ente comunale ha contestato la trattenuta a titolo di IRAP operata dal Comune sui suoi compensi professionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4681/2024, ha stabilito che l'onere relativo all'IRAP avvocati pubblici grava esclusivamente sull'ente datore di lavoro. Di conseguenza, la trattenuta diretta dalla retribuzione del legale è illegittima. L'ente deve, invece, accantonare preventivamente le somme necessarie a coprire l'imposta dal fondo destinato ai compensi, sulla base di un regolamento o di un accordo collettivo.
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