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Introduzione Di Droga In Carcere

9 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Introduzione di droga in carcere: no all’uso personale
L'Imputato ha tentato di realizzare l'introduzione di droga in carcere ingerendo gli involucri contenenti le sostanze. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di spaccio, escludendo sia l'ipotesi dell'uso personale sia la fattispecie della lieve entità. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la destinazione personale dello stupefacente. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che introdurre stupefacenti in un istituto di pena tramite ingestione possiede un'elevata pericolosità sociale e una carica ingannevole che impediscono ogni riduzione di pena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Introduzione di droga in carcere: reato anche se per il partner
Una donna è stata condannata per l'introduzione di droga in carcere, avendo portato circa sessanta grammi di cocaina al compagno detenuto durante un colloquio. La Corte di appello ha ridotto la pena a quattro anni di reclusione, riconoscendo la lieve entità del fatto ma confermando l'aggravante specifica. La donna ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'aggravante, sostenendo che la sostanza fosse destinata solo al compagno e non a terzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione non era stata sollevata in appello e che, comunque, l'aggravante si applica oggettivamente a chiunque introduca stupefacenti in un istituto penitenziario, a prescindere dal destinatario finale. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Introduzione di droga in carcere: il finto uso personale cade
Il Visitatore è stato condannato per introduzione di droga in carcere, avendo tentato di consegnare dell'hashish al fratello detenuto prima di un colloquio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la condanna a sei mesi di reclusione. La Suprema Corte ha chiarito che l'introduzione di droga in carcere esclude la concessione delle attenuanti generiche, data la gravità del contesto. Inoltre, la richiesta di particolare tenuità del fatto non può essere presentata per la prima volta in Cassazione. Infine, non vi è alcuna incompatibilità tra il diniego delle attenuanti generiche e la concessione della sospensione condizionale della pena, poiché i due istituti rispondono a finalità e presupposti differenti.
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Introduzione di droga in carcere: tacco imbottito e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per introduzione di droga in carcere. L'imputato aveva tentato di introdurre due diversi tipi di sostanze stupefacenti all'interno della struttura penitenziaria, nascondendole nei tacchi delle proprie scarpe. La difesa ha contestato il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, sottolineando la gravità della condotta e l'adeguatezza della pena inflitta, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Introduzione di droga in carcere: ricorso inammissibile, condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per l'introduzione di droga in carcere e di telefoni cellulari, un'attività illecita svolta in cambio di denaro dai parenti dei detenuti. Gli imputati avevano presentato ricorso, lamentando errori nella determinazione della pena e vizi procedurali. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Ha stabilito che non si può ricorrere per motivi a cui si è rinunciato o per la sola correzione di errori materiali. La decisione conferma quindi le condanne e chiarisce i rigidi limiti di accesso al giudizio di Cassazione, rendendo definitive le pene inflitte.
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Avvocato spaccia in carcere: l’abuso del ruolo esclude il reato lieve
Un avvocato è stato condannato per aver introdotto droga e dieci telefoni cellulari in prigione, consegnandoli a un suo cliente detenuto. L'avvocato ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena minore. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Il principio chiave è che l'abuso del ruolo professionale e della fiducia accordata dalla polizia penitenziaria costituisce un'aggravante tale da rendere impossibile qualificare l'introduzione di droga in carcere come un fatto lieve. La gravità della condotta, amplificata dal tradimento del proprio ruolo, è stata decisiva.
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Introduzione di droga in carcere: condanna per l’hashish nel salame
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un detenuto accusato di introduzione di droga in carcere. L'uomo aveva ricevuto un pacco, inviato apparentemente dalla sorella, contenente un salame sottovuoto con all'interno oltre 600 dosi di hashish. La difesa del detenuto, basata sull'ipotesi di un regalo da uno sconosciuto o di un complotto per danneggiarlo, è stata giudicata del tutto inconsistente. I giudici hanno ritenuto le prove schiaccianti, confermando la responsabilità penale e negando le attenuanti generiche a causa dei gravi precedenti dell'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Introduzione di droga in carcere: ingoia la prova ma è condannato
Un uomo tenta l'introduzione di droga in carcere durante un colloquio con il nipote detenuto, nascondendo la sostanza in una scarpa. Una volta scoperto, la ingoia. Nonostante la sua difesa sostenesse l'uso personale, la Cassazione ha confermato la condanna per spaccio. I giudici hanno ritenuto che le modalità del tentativo (occultamento e destinazione a un detenuto) provassero in modo logico l'intenzione di cedere la droga. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e condannando l'imputato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Introduzione droga in carcere: la Cassazione decide
Un uomo, accusato di far parte di un'organizzazione per l'introduzione di droga in carcere tramite posta, ha presentato ricorso contro la misura degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'appartenenza a una struttura criminale organizzata esclude la possibilità di qualificare il reato come di 'lieve entità', a prescindere dalla quantità di stupefacente.
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