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Intimazione Di Pagamento

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433 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Notifica della cartella di pagamento: pagare blocca il ricorso
Il Contribuente ha impugnato ventiquattro intimazioni di pagamento emesse dall'Agente della Riscossione per tributi locali e altre imposte, sostenendo di non aver mai ricevuto le precedenti cartelle esattoriali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la regolarità della notifica della cartella di pagamento. I giudici hanno accertato che le cartelle erano state regolarmente consegnate al destinatario o a familiari conviventi, e che il contribuente aveva persino effettuato pagamenti parziali, dimostrando di conoscerle. La Corte ha ribadito che i vizi formali delle cartelle devono essere contestati impugnando tempestivamente le cartelle stesse, e non i successivi atti di riscossione. Il Contribuente perde la causa ed è condannato a pagare le spese di giudizio.
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Notifica cartella di pagamento: il vizio formale che costa caro
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo che la notifica cartella di pagamento fosse inesistente perché eseguita da un servizio di posta privata prima delle riforme del 2017. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza. Il ricorrente, infatti, non ha dimostrato di aver sollevato questa specifica contestazione nei precedenti gradi di giudizio, limitandosi in precedenza a dichiarare di non aver mai ricevuto gli atti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la validità del recupero del credito da parte dell'Amministrazione Finanziaria, condannando il ricorrente al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Notifica cartella di pagamento: nulla se inviata solo al curatore
L'Agente della Riscossione ha notificato alcune intimazioni di pagamento a un contribuente precedentemente dichiarato fallito. Il contribuente ha impugnato gli atti lamentando che la prodromica notifica cartella di pagamento fosse stata effettuata solo al curatore fallimentare e non a lui personalmente. La Corte di Cassazione ha confermato che gli atti impositivi per debiti sorti prima del fallimento devono essere notificati sia al curatore sia al fallito, pena l'inefficacia verso quest'ultimo. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agente limitatamente a due intimazioni riguardanti contributi previdenziali INPS, dichiarando la giurisdizione del Giudice del Lavoro anziché del Giudice Tributario, poiché le ragioni di economia processuale non possono derogare al corretto riparto di giurisdizione.
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Prescrizione contributi previdenziali: cartella scaduta, debito
Gli eredi di un contribuente hanno impugnato un'intimazione di pagamento per contributi INPS arretrati, eccependo la prescrizione contributi previdenziali maturata prima della notifica della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata opposizione alla cartella di pagamento nel termine perentorio di quaranta giorni rende il credito definitivo e irretrattabile. Di conseguenza, non è più possibile far valere la prescrizione maturata in epoca precedente alla cartella stessa. Inoltre, la Corte ha chiarito che il generico disconoscimento delle copie fotostatiche delle relate di notifica non è sufficiente, essendo necessaria l'indicazione di specifiche difformità rispetto agli originali.
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Iscrizione ipotecaria su fondo patrimoniale: scudo familiare ko
Il Contribuente ha impugnato l'avviso di iscrizione ipotecaria notificato dall'Agente della Riscossione su un immobile inserito in un fondo patrimoniale, per debiti Irpef e Iva derivanti dalla sua attività professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente, confermando la legittimità dell'atto. I giudici hanno chiarito che l'iscrizione ipotecaria su fondo patrimoniale è pienamente legittima anche per debiti tributari legati all'attività lavorativa, qualora questi servano a soddisfare i bisogni della famiglia o a potenziarne la capacità economica, escludendo solo le spese voluttuarie o speculative. Inoltre, spetta al debitore dimostrare l'estraneità dei debiti alle esigenze familiari. Infine, la Corte ha ribadito che l'iscrizione ipotecaria non richiede la preventiva notifica dell'intimazione di pagamento, non essendo un atto di espropriazione forzata.
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Giudicato esterno: nullo il debito se già dichiarato prescritto
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un'intimazione di pagamento emessa dall'Agente della Riscossione per crediti contributivi dell'Ente Previdenziale. La Corte d'Appello ha rigettato l'opposizione ritenendo i crediti non prescritti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente, rilevando l'esistenza di un precedente giudicato esterno. Una sentenza passata in giudicato aveva infatti già accertato la prescrizione degli stessi crediti portati dalla cartella esattoriale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha deciso nel merito, dichiarando prescritti i contributi e annullando definitivamente l'intimazione di pagamento.
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Prescrizione contributi previdenziali: lo stralcio cancella tutto
Il caso riguarda un cittadino che ha contestato tre cartelle esattoriali per il pagamento di contributi previdenziali, sostenendo che fosse ormai maturata la prescrizione contributi previdenziali. La Corte d'Appello aveva ritenuto valido un atto interruttivo successivo, ma il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, l'Agente della Riscossione ha disposto lo sgravio totale dei debiti in quanto inferiori a mille euro, applicando la sanatoria dello stralcio dei debiti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti. Il contribuente ottiene così la cancellazione definitiva del debito senza dover pagare le somme richieste.
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Intimazione di pagamento valida anche senza firma del responsabile
La Società Contribuente ha impugnato una intimazione di pagamento per oltre tre milioni di euro, lamentando la mancata indicazione del responsabile del procedimento e la mancata allegazione delle cartelle originarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che l'intimazione di pagamento non deve contenere l'allegazione delle cartelle già notificate in precedenza. Inoltre, l'omessa indicazione del responsabile del procedimento non comporta la nullità dell'atto, poiché tale sanzione è prevista solo per le cartelle di pagamento e non per i successivi solleciti. La società è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Prescrizione bollo auto: cartella non opposta e il fisco perde
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per il mancato versamento delle tasse automobilistiche degli anni 2007 e 2008. L'Agente della Riscossione sosteneva che, non avendo il cittadino impugnato a suo tempo le cartelle di pagamento, il termine di prescrizione si fosse esteso a dieci anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cittadino, confermando che la mancata opposizione alla cartella non trasforma il termine breve in quello decennale. Per la prescrizione bollo auto si applica rigorosamente il termine di tre anni, decorrente dall'anno successivo a quello in cui andava effettuato il pagamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha dato ragione al contribuente.
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Calcolo degli interessi nella cartella di pagamento: esattore ko
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento ritenendola nulla per la mancata specificazione delle modalità di calcolo degli interessi. Il Tribunale ha accolto l'opposizione, rilevando la lesione del diritto di difesa. L'Agente della Riscossione ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i criteri di calcolo fossero predeterminati dalla legge. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il corretto calcolo degli interessi nella cartella di pagamento deve essere sempre verificabile dal contribuente. Poiché l'esattore non ha riportato nel ricorso il testo esatto degli atti impugnati, impedendo alla Corte di verificare se il debitore fosse stato messo in condizione di controllare le cifre, il ricorso è stato respinto. Vince quindi il contribuente, mentre l'esattore è condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Intimazione di pagamento: valida anche senza calcolo interessi
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione contro una società agricola. I giudici di merito avevano annullato un'intimazione di pagamento ritenendo insufficiente la motivazione sul calcolo degli interessi di mora. La Suprema Corte ha invece chiarito che l'intimazione di pagamento ha un contenuto vincolato ministeriale e non richiede un calcolo dettagliato degli interessi, poiché i tassi sono stabiliti direttamente dalla legge (ex lege). È sufficiente il richiamo alla cartella esattoriale precedentemente notificata. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Definizione agevolata: no alla sanatoria per la mera riscossione
Una società contribuente impugna il diniego dell'Agenzia delle Entrate alla richiesta di definizione agevolata di una controversia. La lite riguardava un'intimazione di pagamento emessa dal fisco per riscuotere le imposte rideterminate a seguito di una sentenza tributaria definitiva. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società. I giudici chiariscono che la definizione agevolata si applica esclusivamente agli atti impositivi che contengono una pretesa fiscale autonoma. L'intimazione di pagamento in esame, invece, costituisce un mero atto di liquidazione e riscossione di somme già stabilite da un giudice con decisione passata in giudicato. Di conseguenza, l'atto non ha natura impositiva e la controversia non può essere sanata con la sanatoria fiscale. La società perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Prescrizione crediti tributari: IVA salva, sanzioni annullate
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava prescritto un debito IVA richiesto con intimazione di pagamento. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla prescrizione dei crediti tributari. Per l'imposta principale (IVA), il termine è decennale e, nel caso specifico, non era decorso poiché la legge numero 147 del 2013 ha previsto una sospensione di sei mesi e quindici giorni per la riscossione dei carichi affidati entro il 2013. Al contrario, per le sanzioni e gli interessi si applica la prescrizione breve di cinque anni, che era già interamente decorsa. La Suprema Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso dell'ente impositore, confermando la validità del debito d'imposta ma annullando le sanzioni e gli interessi ormai prescritti.
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Opposizione a intimazione di pagamento: forma contro sostanza
Un professionista ha proposto opposizione a intimazione di pagamento per contributi previdenziali non versati alla propria cassa di previdenza. Il contribuente lamentava la mancata notifica delle cartelle esattoriali precedenti. La Corte d'Appello ha rigettato l'opposizione perché il ricorrente non ha contestato il merito del debito, ma solo vizi formali di notifica. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'opposizione a intimazione di pagamento avvia un normale giudizio sul merito del debito. Di conseguenza, se il debitore non contesta l'esistenza o l'ammontare del debito, l'opposizione non può essere accolta, anche in presenza di difetti di notifica delle cartelle. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco perde per inattività
Un contribuente impugnava alcune intimazioni di pagamento per imposte non versate relative a IVA, IRAP e IRPEF. Dopo le vittorie del contribuente nei primi due gradi di giudizio, l'Agente della Riscossione proponeva ricorso in Cassazione. Il contribuente chiedeva la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del D.L. n. 119/2018. La Corte di Cassazione disponeva la sospensione del procedimento. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la lite si chiude definitivamente a favore del contribuente, confermando l'annullamento degli atti impositivi originari.
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Rateizzazione delle cartelle esattoriali: blocca i ricorsi
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica delle cartelle esattoriali originarie. I giudici di merito gli hanno dato ragione. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Agente della Riscossione. La Suprema Corte ha stabilito che la richiesta di rateizzazione delle cartelle esattoriali presentata dal contribuente equivale a un pieno riconoscimento del debito. Questo comportamento non solo interrompe la prescrizione, ma è del tutto incompatibile con la successiva contestazione di non aver mai ricevuto le cartelle stesse. Di conseguenza, chi chiede di pagare a rate non può poi lamentare la mancata notifica degli atti originari.
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Prescrizione dei crediti erariali: tasse a 10 anni, sanzioni a 5
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento notificata nel 2012 per imposte erariali degli anni dal 1989 al 1992, sostenendo l'avvenuta prescrizione del debito. La Corte di Cassazione ha chiarito i termini applicabili dopo la notifica di una cartella esattoriale non opposta. Per quanto riguarda la prescrizione dei crediti erariali, ossia le imposte statali, si applica il termine ordinario di dieci anni. Al contrario, per le sanzioni collegate alle imposte, opera il termine di prescrizione più breve di cinque anni. Di conseguenza, i giudici hanno parzialmente accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza con rinvio per un nuovo esame delle somme dovute.
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Prescrizione sanzioni e interessi: la Cassazione frena il Fisco
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha notificato un'intimazione di pagamento a un contribuente oltre nove anni dopo la notifica della cartella esattoriale originaria. Il contribuente ha eccepito la prescrizione del debito. I giudici di merito hanno accolto l'eccezione limitatamente alle sanzioni e agli interessi, ritenendoli soggetti al termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente di riscossione, confermando che la prescrizione sanzioni e interessi ha durata quinquennale. Poiché tra la cartella del 2006 e l'intimazione del 2015 sono passati più di cinque anni senza atti interruttivi, le sanzioni e gli interessi sono definitivamente estinti, mentre resta dovuto il solo capitale.
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Preavviso di iscrizione ipotecaria: l’inerzia premia il fisco
Un contribuente ha impugnato un preavviso di iscrizione ipotecaria emesso dall'Agente della Riscossione, contestando la mancata notifica delle cartelle esattoriali originarie e la prescrizione dei relativi crediti tributari. L'esattore ha dimostrato di aver notificato regolarmente, in una fase intermedia, delle intimazioni di pagamento che il contribuente non aveva impugnato nei termini di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che la mancata opposizione alle intimazioni di pagamento rende definitivi i debiti. Di conseguenza, non è più possibile contestare i vizi delle cartelle o la prescrizione precedente impugnando il successivo preavviso di iscrizione ipotecaria, il quale può essere contestato solo per vizi propri.
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Impugnazione del pignoramento: tardiva se l’intimazione è scaduta
Il Contribuente ha proposto l'impugnazione del pignoramento presso terzi avviato dall'Amministrazione Finanziaria per crediti erariali. Il Contribuente sosteneva che le cartelle di pagamento originarie non fossero state notificate correttamente e che i relativi crediti fossero ormai prescritti. Tuttavia, prima del pignoramento, l'ente della riscossione aveva regolarmente notificato un'intimazione di pagamento, che il Contribuente non aveva impugnato nei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata opposizione all'intimazione di pagamento rende definitivo il debito. Di conseguenza, è preclusa qualsiasi contestazione successiva sulla prescrizione o sui vizi di notifica delle cartelle tramite l'impugnazione del pignoramento, in quanto quest'ultimo non è il primo atto con cui il contribuente viene a conoscenza della pretesa tributaria.
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