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Intimazione Di Pagamento

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433 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Intimazione di pagamento: quando l’impugnazione è vana
Un contribuente ha impugnato una intimazione di pagamento per quasi 100.000 euro, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della cartella esattoriale presupposta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendolo in parte inammissibile e in parte infondato. La decisione sottolinea che i vizi della cartella di pagamento devono essere contestati entro i termini di legge; in caso contrario, non possono essere fatti valere in seguito contro l'intimazione di pagamento. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione non era maturata.
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Notifica cartella esattoriale: come si prova?
Un contribuente ha contestato un'intimazione di pagamento sostenendo la prescrizione del credito per mancata notifica delle cartelle esattoriali originarie. La Corte di Cassazione ha chiarito che la notifica di una cartella esattoriale interrompe la prescrizione e che, per la prova della notifica, è sufficiente il deposito della copia fotostatica dell'avviso di ricevimento con attestazione di conformità da parte dell'Agente della Riscossione. Una contestazione generica da parte del contribuente non è sufficiente a invalidare tale prova, rendendo necessario un disconoscimento specifico o una querela di falso.
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Giurisdizione tributaria: la Cassazione decide il confine
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento per crediti tributari e previdenziali davanti a due giudici diversi. Il giudice tributario ha declinato la propria competenza, generando un conflitto. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto, affermando la giurisdizione tributaria per tutte le questioni relative ai tributi erariali sollevate tramite l'impugnazione dell'intimazione di pagamento, annullando la decisione del primo giudice e rimettendo le parti davanti alla corte tributaria.
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Giudicato penale di assoluzione: stop al processo
La Corte di Cassazione ha sospeso un processo tributario riguardante un avviso di pagamento per IRPEF. La decisione di rinvio è motivata dalla necessità di attendere le pronunce delle Sezioni Unite e della Corte Costituzionale sull'efficacia del giudicato penale di assoluzione nel contenzioso fiscale. Il contribuente, accusato di essere socio di fatto di una società estera, era stato precedentemente assolto in sede penale per gli stessi fatti.
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Giudicato esterno: decisione vincolante tra le parti
La Corte di Cassazione ha affermato il principio del giudicato esterno in materia tributaria. Una precedente sentenza, che aveva accertato la mancata notifica di alcune cartelle esattoriali in un giudizio su un'iscrizione ipotecaria, ha effetto vincolante anche nel successivo giudizio avente ad oggetto l'intimazione di pagamento basata sulle medesime cartelle. La Corte ha chiarito che l'identità della questione di fatto (la notifica) prevale sulla diversità degli atti impugnati, stabilendo un precedente importante per i contribuenti.
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Intimazione di pagamento: può essere rinnovata?
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo che un atto precedente identico fosse già stato annullato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che un annullamento per vizi puramente procedurali (come la mancata prova della notifica degli atti presupposti) non impedisce all'Ente della Riscossione di emettere un nuovo atto. Tale situazione non viola il principio del 'ne bis in idem', poiché la prima decisione non verteva sul merito del debito, ma solo su un difetto formale, creando un giudicato solo processuale e non sostanziale.
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Intimazione di pagamento: quando è valida?
Una società in liquidazione ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo la mancata notifica delle cartelle prodromiche e la carenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i motivi di impugnazione devono essere specifici e autosufficienti. Inoltre, ha ribadito che l'intimazione di pagamento è valida anche se non allega gli atti precedenti, essendo sufficiente il richiamo a questi, e che la motivazione sul calcolo degli interessi può essere sintetica se l'atto presupposto li aveva già determinati.
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Legittimazione passiva: INPS unico convenuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società contro un'intimazione di pagamento per crediti INPS. La Corte ha stabilito che ogni contestazione sul merito del debito (come l'inesistenza o la prescrizione) deve essere rivolta esclusivamente contro l'ente creditore (INPS), e non contro l'Agente della Riscossione, che non ha la legittimazione passiva per difendersi su tali questioni.
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Notifica cartella esattoriale: la prova e la validità
Un contribuente impugna un'intimazione di pagamento per mancati versamenti Irpef, contestando la notifica della cartella esattoriale presupposta. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la prova della notifica può essere fornita anche con copie fotostatiche e che l'estratto di ruolo è sufficiente se non viene contestata la conformità degli atti. La sentenza chiarisce anche la validità della notifica in caso di ricevuta senza timbro postale e presso un indirizzo recentemente variato.
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Giurisdizione tributaria e prescrizione: guida pratica
Un contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento sostenendo la prescrizione dei crediti. Il Tribunale di Firenze ha stabilito un importante principio sulla giurisdizione tributaria: le questioni di prescrizione maturate dopo la notifica della cartella esattoriale sono di competenza del giudice tributario. L'opposizione è stata quindi respinta per i crediti tributari per difetto di giurisdizione e, per i crediti contributivi, è stata rigettata nel merito in quanto la prescrizione era stata validamente interrotta.
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Annullamento debito: il silenzio vale come assenso
Una sentenza della Corte d'Appello chiarisce il meccanismo di annullamento del debito tramite silenzio assenso. Se l'Agente della Riscossione non trasmette l'istanza di sgravio del contribuente all'ente creditore entro i termini, e quest'ultimo non risponde entro 220 giorni, il debito si considera annullato di diritto. La Corte ha respinto l'appello dell'Agente, confermando che l'intimazione di pagamento è il primo atto impugnabile in assenza di prova della notifica della cartella originaria.
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Prescrizione crediti erariali: 5 anni sono il limite
La Corte di Appello ha annullato un'intimazione di pagamento, confermando la prescrizione dei crediti erariali sottostanti. La sentenza stabilisce che il termine di prescrizione è di cinque anni dalla notifica della cartella di pagamento originale. Se l'ente di riscossione non agisce entro questo lasso di tempo, il debito si estingue, e le successive intimazioni sono nulle, anche se la prima non è stata impugnata.
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Opposizione intimazione di pagamento: quando è infondata?
Una società ha presentato opposizione a un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali, sostenendo di aver già estinto il debito a seguito di un precedente pignoramento. Il Tribunale di Pescara ha rigettato l'opposizione. La decisione chiarisce che il pagamento ricevuto dall'ente creditore era stato correttamente imputato a debiti più vecchi e diversi da quelli oggetto dell'intimazione, secondo il principio legale dell'imputazione del pagamento. L'opposizione per vizi formali è stata inoltre dichiarata inammissibile per tardività.
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