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701 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Errore materiale: correzione d’ufficio della Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha corretto d'ufficio un proprio precedente provvedimento a causa di un errore materiale. L'errore consisteva nell'errata indicazione del nome di una delle parti processuali. La Corte ha disposto la rettifica senza statuire sulle spese, poiché in questo tipo di procedimento, avviato su iniziativa del giudice, non si configura una parte soccombente.
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Correzione errore materiale: quando è ammessa
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'omessa indicazione di una parte nell'intestazione di una sentenza costituisce una semplice istanza di correzione di errore materiale, e non una causa di nullità, qualora la partecipazione della parte al giudizio sia chiaramente desumibile dal resto del provvedimento e sia stato rispettato il principio del contraddittorio. La Corte ha quindi accolto l'istanza di una società energetica e ordinato l'integrazione della sentenza originale.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un contribuente impugna un avviso IMU. In Cassazione, rinuncia al ricorso. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio, senza condanna alle spese e senza l'obbligo del doppio contributo unificato, data la natura della decisione.
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Rinnovazione notificazione: obbligo per il creditore
L'Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione contro una sentenza favorevole a una società, nel frattempo cancellata dal registro imprese. L'azione prosegue verso i soci, ma la notifica a uno di essi fallisce. La Corte, con ordinanza interlocutoria, non decide il merito della controversia fiscale ma ordina la rinnovazione della notificazione al socio, rinviando la causa a nuovo ruolo. Questo provvedimento sottolinea l'importanza di sanare i vizi procedurali per garantire il corretto svolgimento del processo.
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Indennità di disoccupazione: ricorso inammissibile
Un lavoratore si è visto negare l'indennità di disoccupazione ordinaria poiché i suoi contributi erano stati versati nel fondo agricolo anziché in quello non agricolo. I tribunali di merito hanno confermato la decisione e la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo successivo ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso non affrontavano la questione centrale della decisione impugnata, ovvero la totale assenza di contributi versati nella gestione non agricola nel biennio di riferimento.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di navigazione contro la sentenza che dichiarava illegittimo il licenziamento disciplinare di un dipendente. Il licenziamento, motivato dalla mancata presentazione all'imbarco, era già stato giudicato sproporzionato dalla Corte d'Appello, che aveva condannato l'azienda al pagamento di un'indennità risarcitoria. La Cassazione ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso, confermando la decisione di merito e sottolineando l'irrilevanza delle questioni sul regime del rapporto di lavoro, già accertato come a tempo indeterminato in un precedente giudizio.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Una parte ricorrente in Cassazione ha rinunciato al proprio gravame. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, chiarendo un importante principio: la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione e non può essere interpretata estensivamente.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un contenzioso tributario giunto in Cassazione si è concluso con una declaratoria di cessazione della materia del contendere. La controversia, avviata dall'Amministrazione Finanziaria contro un contribuente per il rimborso di un contributo unificato, si è estinta dopo che il contribuente ha formalmente rinunciato alla sua pretesa. La Suprema Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio senza pronunciarsi nel merito né sulle spese legali.
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Prescrizione contributi: la Cassazione chiarisce
Un ente previdenziale ha agito contro un commerciante per il recupero di contributi a percentuale non versati. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione contributi non decorre dalla scadenza del versamento del minimale, ma da quella per il pagamento del saldo basato sulla dichiarazione dei redditi. Sulla base di questo principio, il credito dell'ente è stato ritenuto non ancora prescritto, ribaltando la decisione dei giudici di merito.
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Notifica a detenuto: nullità senza doppio avviso
Un creditore ha impugnato in Cassazione una sentenza che annullava un'ordinanza di assegnazione contro il suo debitore. La Corte Suprema ha dichiarato nulla la notifica del ricorso al debitore, poiché la consegna presso l'istituto di detenzione a un soggetto terzo non è stata seguita dalla necessaria seconda comunicazione informativa. Di conseguenza, è stata ordinata la rinnovazione della notifica a detenuto.
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Fondo patrimoniale: coniuge non debitore parte lesa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10868/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di fondo patrimoniale. In caso di azione revocatoria promossa dai creditori di uno solo dei coniugi, anche il coniuge non debitore è considerato litisconsorte necessario. La Corte ha chiarito che la funzione stessa del fondo, destinato a soddisfare i bisogni della famiglia, e gli effetti sostanziali della revoca, incidono direttamente su entrambi i coniugi. Pertanto, l'interesse del coniuge non debitore a partecipare al giudizio è in re ipsa, a prescindere dalla titolarità formale dei beni conferiti. La sentenza di merito che aveva negato la sua legittimazione passiva è stata cassata con rinvio.
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Notifica all’estero: ipoteca annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una comunicazione di ipoteca a carico di un contribuente. La decisione si fonda sulla mancata corretta notifica all'estero delle cartelle di pagamento e degli avvisi di accertamento, atti presupposti per l'iscrizione ipotecaria. Il caso evidenzia come il rispetto delle procedure formali di notifica sia essenziale per la validità degli atti di riscossione, specialmente quando il destinatario risiede fuori dal territorio nazionale.
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Rimborso imposte dirette e aiuti di Stato de minimis
La Corte di Cassazione esamina un caso di rimborso imposte dirette richiesto da due coniugi per il triennio 1990-1992. La questione centrale è se una semplice autocertificazione sia una prova sufficiente per dimostrare il rispetto della regola europea 'de minimis' sugli aiuti di Stato, condizione necessaria per ottenere il rimborso. L'Agenzia delle Entrate contesta la decisione dei giudici di merito, che avevano concesso il rimborso basandosi su tale documento, portando il caso fino al giudizio di legittimità.
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Notifica avviso udienza: rinvio per diritto difesa
La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio di un ricorso contro una sentenza di fallimento. La decisione è scaturita dalla mancata notifica dell'avviso di udienza alla parte ricorrente e dalla scoperta del decesso del suo difensore, vizi procedurali che ledono il diritto di difesa e impongono la rinnovazione della comunicazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società in liquidazione, dopo aver impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la sentenza di appello che confermava il suo fallimento, ha presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia e della mancata costituzione delle controparti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi sulle spese processuali.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso
Una società ha promosso un ricorso in Cassazione dopo aver perso in primo e secondo grado in una causa immobiliare relativa a una servitù di veduta. Prima della decisione finale, le parti hanno raggiunto un accordo, con la ricorrente che ha rinunciato al ricorso e la controparte che ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione, applicando gli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi sulle spese, ponendo fine alla controversia.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una disputa tra fratelli per il rimborso di spese su un immobile ereditario arriva in Cassazione a seguito di un appello dichiarato inammissibile per tardività. Il ricorrente, che contestava la decisione sostenendo la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19, ha poi effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Dato che la controparte non si era costituita, non è stata emessa una pronuncia sulle spese processuali.
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Accertamento induttivo: magazzino e vendite in nero
La Corte di Cassazione ha validato un accertamento induttivo basato su differenze di magazzino rilevate in un periodo limitato dell'anno. Secondo la Corte, se la merce manca e non ci sono fatture a giustificarne l'uscita, i registri contabili sono inattendibili e la presunzione di evasione è legittima, a prescindere dall'andamento dei mesi successivi. La decisione ribalta la sentenza di secondo grado che aveva annullato la ripresa fiscale.
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IMU leasing risolto: chi paga? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10421/2025, ha chiarito la responsabilità ai fini IMU in caso di contratto di leasing risolto con immobile occupato abusivamente. Una società di leasing aveva impugnato un avviso di accertamento IMU per un immobile non restituito dopo la risoluzione del contratto. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la soggettività passiva del tributo ricade sul proprietario (la società di leasing) e non sull'occupante, a meno che il proprietario non dimostri di aver sporto formale denuncia per l'occupazione abusiva. L'inerzia del proprietario nel tutelare il proprio diritto esclude la possibilità di esenzione dal tributo.
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Tariffe forensi: importo sotto i minimi, che fare?
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di un tribunale di merito che aveva liquidato le spese legali in misura inferiore ai minimi tariffari. In una causa per una prestazione assistenziale, la Corte ha ribadito che il valore della controversia si calcola sulla base di due annualità del beneficio. L'importo di 600 euro, precedentemente stabilito, è stato ritenuto inadeguato rispetto al minimo legale di 911 euro, portando al rinvio del caso per una nuova determinazione delle corrette tariffe forensi.
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