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Intimato — Anno 2023

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59 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Litisconsorzio necessario: tutti i soci in giudizio
La Corte di Cassazione ha annullato le sentenze di merito in un caso di accertamento fiscale contro una società di persone e il suo socio di maggioranza. La decisione si fonda sul principio del litisconsorzio necessario: l'omessa partecipazione al giudizio dei soci di minoranza costituisce un vizio insanabile che comporta la nullità dell'intero procedimento, il quale deve essere ripreso dal primo grado con la corretta integrazione del contraddittorio.
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Compenso perito di parte: quando si applica il tempo
Un perito di parte per un imputato ammesso al gratuito patrocinio ha contestato il suo compenso, liquidato a tempo (€ 500) anziché in base al numero di reperti biologici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il criterio a tempo per il calcolo del compenso perito di parte è corretto quando l'attività svolta non consiste in una vera e propria analisi tecnica, ma si limita a una breve presenza e alla redazione di note sintetiche.
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Accertamento socio receduto: motivazione per relationem
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento a un ex socio di una s.r.l. per maggiori redditi da partecipazione, motivandolo 'per relationem' con rinvio a un verbale di constatazione notificato solo alla società. Poiché il contribuente aveva già lasciato la compagine sociale, la Corte di Cassazione ha confermato la nullità dell'avviso. La Corte ha stabilito che l'obbligo di motivazione non è soddisfatto se l'ex socio non ha più la possibilità di accedere alla documentazione societaria a cui l'atto impositivo fa riferimento, invalidando di fatto l'avviso di accertamento al socio receduto.
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Allontanamento ex art. 403 c.c.: il potere del Sindaco
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del provvedimento di allontanamento ex art. 403 c.c. di un minore disposto dal Sindaco, a causa di un grave rischio psicofisico. La Corte chiarisce che tale potere sussiste in via d'urgenza anche se i Servizi Sociali già seguono il nucleo, a condizione che non vi sia un procedimento giudiziario pendente. L'intervento amministrativo è considerato uno strumento residuo ma fondamentale per la tutela immediata del minore.
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Liquidazione danno da reato: limiti del giudice civile
Una donna, vittima di reati commessi dal coniuge, ha impugnato in Cassazione la sentenza che le liquidava un risarcimento ritenuto esiguo (€10.468 a fronte di €100.000 richiesti). La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo i principi sulla liquidazione danno da reato: il giudice civile è vincolato ai fatti accertati in sede penale ma ha piena autonomia nella quantificazione del danno, potendo rigettare istanze istruttorie se i fatti sono già stati valutati. La Corte ha inoltre precisato i criteri per il calcolo delle spese legali in appello.
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Decadenza rimborso IRPEF: la Cassazione decide
Un contribuente ha richiesto un rimborso IRPEF basandosi su una legge agevolativa successiva ai pagamenti. La Cassazione ha stabilito che la richiesta era tardiva, chiarendo che il termine di decadenza rimborso IRPEF di due anni decorre dall'entrata in vigore della legge che crea il diritto al rimborso (jus superveniens), e non da proroghe successive relative ad altre fattispecie.
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Prescrizione aiuti UE: quando scatta il termine?
Una società cooperativa ha ricevuto sanzioni per l'indebita percezione di aiuti UE per diverse campagne agricole. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30206/2023, ha chiarito due punti fondamentali. In primo luogo, il termine per la contestazione dell'illecito decorre non dalla sua commissione, ma da quando l'amministrazione ottiene tutti gli atti dall'autorità penale. In secondo luogo, e punto cruciale della decisione, la prescrizione aiuti UE, che è quinquennale, decorre dalla data di effettiva percezione del contributo per ogni singola campagna agricola, e non da un momento successivo legato alle indagini. La Corte ha quindi accolto il motivo relativo alla prescrizione, cassando la sentenza d'appello.
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Lista Falciani: prova valida per l’accertamento
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena legittimità dell'utilizzo della cosiddetta 'lista Falciani' ai fini dell'accertamento fiscale. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un contribuente redditi non dichiarati derivanti da capitali detenuti all'estero, basandosi sui dati provenienti dalla lista. Sebbene la commissione tributaria regionale avesse annullato l'avviso di accertamento, ritenendo i dati un mero indizio insufficiente, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. È stato affermato che le informazioni contenute nella lista Falciani costituiscono una presunzione grave, precisa e concordante, idonea a fondare la pretesa fiscale e a invertire l'onere della prova, ponendolo a carico del contribuente.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un cittadino aveva presentato ricorso in Cassazione contro una decisione del Giudice di Pace. Tuttavia, prima della discussione, ha formalmente rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha applicato la legge e dichiarato l'estinzione del giudizio. Questo caso chiarisce come un atto di parte possa determinare la fine definitiva del processo.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla trattenimento
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di proroga del trattenimento di un cittadino straniero a causa di una motivazione apparente. Il Giudice di Pace si era limitato a richiamare le argomentazioni della Questura senza una valutazione autonoma, violando il dovere di fornire una giustificazione effettiva e concreta. La Corte ha stabilito che un simile vizio rende nullo il provvedimento, poiché la decisione giudiziaria deve essere il frutto di un'analisi critica e non di una mera adesione acritica a formule di stile.
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Legittimazione passiva espulsione: a chi notificare?
L'appello di un cittadino straniero contro un ordine di espulsione è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribadito il principio della legittimazione passiva espulsione, specificando che il ricorso deve essere intentato contro il Prefetto che emette il decreto, e non contro il Questore che lo esegue. Citare in giudizio l'autorità sbagliata comporta l'inammissibilità del ricorso.
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Revoca gratuito patrocinio per colpa grave: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del gratuito patrocinio a un richiedente protezione internazionale, stabilendo che la colpa grave può essere desunta dalla complessiva inverosimiglianza della narrazione. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso dell'avvocato in proprio, poiché la legittimazione a opporsi alla revoca spetta solo alla parte interessata e non al suo difensore per questioni che non riguardano la liquidazione dei compensi.
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Spese ATP: chi paga? La Cassazione chiarisce la regola
Una società era stata erroneamente condannata a pagare i costi di un Accertamento Tecnico Preventivo da essa non richiesto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che le spese ATP devono essere anticipate dalla parte che avvia il procedimento, a prescindere da una valutazione preliminare sulla colpa. La ripartizione finale dei costi avverrà solo nell'eventuale successivo giudizio di merito.
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Agevolazioni tributarie: sì al rimborso per chi lavora
Un contribuente ha richiesto un rimborso fiscale basato su agevolazioni tributarie per eventi calamitosi. Pur non essendo residente in un'area colpita, vi svolgeva la sua attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al rimborso, stabilendo che il beneficio si estende a chi lavora nei comuni designati, non solo ai residenti. L'appello dell'Agenzia delle Entrate è stato respinto sulla base di un'interpretazione estensiva e logica della normativa.
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Rimborso Sisma: residenza decisiva per il beneficio
Un contribuente ha richiesto un rimborso fiscale legato al sisma del 1990 in Sicilia. I tribunali di merito avevano accolto la sua richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Con l'ordinanza in esame, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: per i lavoratori dipendenti, il diritto al rimborso sisma è legato esclusivamente alla loro residenza in uno dei comuni colpiti, e non alla sede dell'azienda per cui lavorano. Poiché il lavoratore non risiedeva in una delle aree designate, la sua richiesta è stata definitivamente respinta.
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Indennità una tantum: chi paga dopo il cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cambio appalto, il datore di lavoro subentrante non è tenuto a corrispondere l'intera indennità una tantum per la vacanza contrattuale, ma solo la quota relativa al periodo in cui il lavoratore ha prestato servizio alle sue dipendenze. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'azienda, affermando il principio di proporzionalità e respingendo la tesi che l'obbligazione dovesse gravare integralmente sull'ultimo datore di lavoro.
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Notifica ricorso Cassazione: inammissibile senza avviso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente regionale contro gli eredi di un medico. La controversia riguardava il risarcimento per il ritardo nell'individuazione di zone lavorative disagiate. Nonostante la Corte d'Appello avesse riconosciuto la responsabilità contrattuale dell'ente e il diritto al risarcimento, il ricorso in Cassazione è stato bloccato da un vizio procedurale: la mancata allegazione dell'avviso di ricevimento della notifica del ricorso stesso. La Suprema Corte ha ribadito che la prova del perfezionamento della notifica è essenziale, e la sua assenza rende l'atto inesistente e il ricorso inammissibile, impedendo qualsiasi esame del merito della questione.
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Remunerazione specializzandi medici: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4508/2023, ha confermato il diritto al risarcimento per la mancata remunerazione degli specializzandi medici iscritti ai corsi prima del 1983, ma solo per il periodo successivo al 1° gennaio 1983. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un vizio procedurale: la Corte d'Appello non aveva correttamente rideterminato l'importo del risarcimento per uno dei medici nel dispositivo della sentenza.
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Improcedibilità del ricorso: il deposito degli atti
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un'automobilista che chiedeva un risarcimento danni per un incendio. La decisione si fonda sul mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata e delle relate di notificazione, adempimenti procedurali ritenuti indispensabili per verificare la tempestività e la procedibilità del gravame.
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