Motivazione Apparente: La Cassazione Annulla la Proroga del Trattenimento di uno Straniero
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 30178/2023, ha riaffermato un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico: ogni provvedimento che limita la libertà personale deve essere sorretto da una motivazione effettiva, concreta e non meramente apparente. Il caso in esame riguarda la proroga del trattenimento di un cittadino straniero presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR), ma le sue implicazioni si estendono a ogni ambito in cui un giudice è chiamato a decidere. L’uso di formule di stile o il rinvio acritico alle argomentazioni di una delle parti svuota di significato il controllo giurisdizionale, trasformandolo in una mera formalità. Questa pronuncia chiarisce che una motivazione apparente equivale a una motivazione assente, con conseguente nullità del provvedimento.
I Fatti del Caso
Un cittadino straniero, già trattenuto presso il CPR di Torino a seguito di un provvedimento del Questore, si vedeva prorogare la misura per ulteriori trenta giorni da parte del Giudice di Pace. Contro questa decisione, l’uomo proponeva ricorso per cassazione, lamentando due principali vizi del provvedimento.
I Motivi del Ricorso e la questione della Motivazione Apparente
Il ricorrente basava il suo appello su due argomentazioni principali:
- Primo Motivo: La violazione di legge per motivazione apparente o inesistente. Il provvedimento del Giudice di Pace si limitava a una frase stereotipata: “Ritenute fondate le motivazioni della Questura di Torino che qui integralmente si richiamano, unitamente al verbale d’udienza odierno”. Secondo la difesa, questa formula non costituiva una vera motivazione, in quanto il giudice non aveva svolto alcuna analisi autonoma delle ragioni addotte dall’amministrazione né aveva preso in considerazione le argomentazioni difensive.
- Secondo Motivo: L’omessa valutazione del superamento dei termini massimi di trattenimento previsti per i richiedenti protezione internazionale in procedura accelerata.
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo, assorbendo il secondo.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassando senza rinvio il provvedimento impugnato. La decisione si fonda sul consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui è denunciabile in cassazione non solo la totale assenza di motivazione, ma anche la cosiddetta motivazione apparente. Quest’ultima si verifica quando la motivazione, pur esistendo graficamente, è talmente generica, astratta o tautologica da non permettere di comprendere il ragionamento che ha condotto il giudice a quella specifica decisione.
Le Motivazioni
Nel dettaglio, i giudici di legittimità hanno spiegato che il vizio della motivazione apparente ricorre quando il provvedimento contiene argomentazioni oggettivamente inidonee a far conoscere il percorso logico seguito dal giudice. Nel caso specifico, il Giudice di Pace si era limitato a un mero e acritico richiamo alle motivazioni della Questura, senza alcuna disamina delle difese del ricorrente e senza esplicitare, neppure sinteticamente, le ragioni per cui riteneva giustificata la proroga. Questo comportamento vanifica l’effettività del controllo giurisdizionale sulla limitazione della libertà personale.
La Corte ribadisce che il sindacato del giudice sulla richiesta di proroga del trattenimento non può essere limitato ai soli elementi prodotti dall’autorità amministrativa. Il giudice ha il dovere di verificare la permanenza dei presupposti di legalità sulla base di ogni elemento rilevante, incluse le argomentazioni della difesa. Una decisione che ignora tali elementi e si affida a una formula prestampata è, a tutti gli effetti, una decisione priva di quella giustificazione richiesta dalla Costituzione. Tale vizio, qualificabile come anomalia motivazionale che si traduce in una violazione di legge costituzionalmente rilevante, inficia di nullità l’intero provvedimento.
Le Conclusioni
La pronuncia in esame rappresenta un importante monito per tutti gli organi giudicanti. La funzione del giudice, specialmente quando si tratta di incidere su diritti fondamentali come la libertà personale, non può ridursi a un ruolo di passivo ratificatore delle richieste dell’amministrazione. È necessario un esame approfondito, critico e autonomo del caso concreto. Una motivazione apparente, che si cela dietro formule di stile, non è solo un difetto formale, ma una lesione sostanziale del diritto a un giusto processo e alla tutela giurisdizionale effettiva. Di conseguenza, il provvedimento è stato annullato senza rinvio, essendo ormai decorso il termine per il quale la proroga era stata disposta.
Quando una motivazione di un provvedimento giudiziario è considerata “apparente”?
Si considera apparente quando, pur essendo graficamente esistente, non rende percepibile il fondamento della decisione perché reca argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice, limitandosi a formule di stile, astratte, predefinite o a un mero richiamo acritico degli atti di parte.
Può un giudice limitarsi a richiamare le ragioni della Pubblica Amministrazione per prorogare il trattenimento di uno straniero?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il giudice non può limitarsi a un mero richiamo delle motivazioni della Questura. Deve svolgere un’analisi autonoma, esaminare le difese della parte interessata e fornire un’esplicitazione, anche sintetica, delle ragioni di condivisione e delle ragioni giustificative della proroga.
Quali sono le conseguenze di una motivazione apparente in un provvedimento di proroga del trattenimento?
Una motivazione apparente inficia il provvedimento di un vizio di nullità. Ciò comporta che la decisione può essere annullata dalla Corte di Cassazione, come avvenuto nel caso di specie, rendendo illegittima la proroga del trattenimento disposta.