Un uomo, assolto dall'accusa di omicidio dopo oltre un anno di carcere, chiede allo Stato un risarcimento. La sua richiesta viene però respinta. Il motivo? Durante le indagini, una microspia lo aveva registrato mentre cercava di concordare una versione dei fatti di comodo con un'altra persona da interrogare. La Corte di Cassazione ha confermato che questo comportamento, pur non essendo stato decisivo per la condanna, costituisce una 'colpa grave'. Tale condotta ambigua ha contribuito a creare i sospetti che hanno portato al suo arresto, escludendo così il diritto alla **Riparazione per ingiusta detenzione**. In sintesi, chi con le proprie azioni alimenta i dubbi degli inquirenti, anche se poi risulta innocente, perde il diritto al risarcimento.
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