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Insinuazione Al Passivo

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619 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Credito consortile: la Cassazione sulla prova nel fallimento
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del credito consortile derivante da premi e ristorni. In caso di fallimento, il socio deve provare non solo il rapporto, ma anche l'esistenza di un attivo di gestione, presupposto per la distribuzione. La sola documentazione contabile interna è insufficiente come prova. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Clausola penale leasing: gli oneri del creditore
Una società di leasing, dopo aver risolto due contratti per inadempimento, ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento dell'utilizzatore per i canoni scaduti. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la domanda di insinuazione basata su una clausola penale leasing è inammissibile se il creditore non indica la somma ricavata dalla riallocazione del bene o non allega una stima attendibile del suo valore di mercato. Questa omissione impedisce al giudice di valutare l'eventuale eccessività della penale, rendendo la domanda incompleta.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in un caso riguardante un'opposizione allo stato passivo di un fallimento. La decisione è stata presa a seguito della rinuncia formale al ricorso da parte del creditore ricorrente, alla quale ha aderito anche la società fallita. La controversia, originata dal rigetto di una domanda di insinuazione per un credito di notevole importo, si conclude quindi senza una pronuncia nel merito da parte della Suprema Corte, ma con la terminazione del processo.
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Insinuazione al passivo: come modificare la domanda
Una società creditrice ha presentato una domanda di insinuazione al passivo per un importo errato a causa di un errore di calcolo. Il Tribunale aveva respinto la successiva correzione, ritenendola una domanda nuova non ammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la rettifica del quantum, basata sui medesimi fatti e contratti originariamente prodotti, costituisce una semplice e lecita 'emendatio' della domanda di insinuazione al passivo, non una 'mutatio' vietata.
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Credito prededucibile: quando le spese legali contano
Una professionista ha richiesto l'ammissione del suo compenso come credito prededucibile nel fallimento di una società assistita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le prestazioni non erano funzionali alla procedura concorsuale e ribadendo il principio di immutabilità della domanda, che impedisce di modificare la natura del credito (da prededucibile a privilegiato) in fase di opposizione.
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Liberazione fideiussore: no se il credito è solido
Un creditore ha agito in revocatoria contro gli atti di disposizione del patrimonio di un fideiussore. Quest'ultimo ha eccepito la propria liberazione per il fatto che il creditore non si era insinuato nel fallimento della società debitrice principale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che in caso di fideiussione solidale, il creditore ha la facoltà di scegliere se agire contro il debitore principale o il garante. La mera inerzia del creditore (mancata insinuazione al passivo) non costituisce un fatto pregiudizievole che giustifichi la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1955 c.c.
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Prescrizione e Amministrazione Straordinaria: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16166/2024, ha stabilito che la domanda di ammissione al passivo in amministrazione straordinaria non interrompe la prescrizione. L'effetto interruttivo permanente si produce solo con il deposito dell'elenco dei crediti da parte dei commissari. Nel caso di specie, un credito vantato da un Ministero verso una società, poi fallita, è stato dichiarato prescritto poiché erano decorsi oltre dieci anni dall'ultimo atto interruttivo, senza che i commissari avessero mai depositato l'elenco dei crediti ammessi. La successiva conversione in fallimento non ha sanato la prescrizione già maturata.
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Garanzia fondo PMI: il diritto di surroga del garante
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente gestore del fondo di garanzia per le PMI, che paga una parte del debito di un'impresa poi fallita, non è un coobbligato solidale ma un garante con un'obbligazione autonoma verso la banca finanziatrice. Di conseguenza, ha diritto di surrogarsi nei diritti del creditore e di insinuare il proprio credito nel fallimento, anche se il creditore originario non è stato integralmente soddisfatto. L'ordinanza chiarisce che la garanzia fondo PMI ha natura pubblicistica e non soggiace alle regole sulla duplicazione dei crediti previste per i coobbligati.
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Fallimento dopo concordato: il credito resta ridotto?
Una società fornitrice di energia si è vista ridurre il proprio credito al 15% nel fallimento di un'azienda, poiché quest'ultimo è stato dichiarato anni dopo la scadenza dei termini per la risoluzione di un precedente concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di fallimento dopo concordato, se i termini per la risoluzione del concordato stesso sono scaduti, l'effetto di riduzione del debito diventa definitivo e il creditore non può più pretendere l'importo originario.
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Mansioni superiori: la Cassazione chiarisce il diritto
Un lavoratore, assunto come autista soccorritore, ha richiesto il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni superiori a quelle del suo inquadramento formale. La sua domanda era stata respinta in primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la precedente decisione. Il motivo risiede nel fatto che il giudice di merito non ha effettuato il corretto "giudizio trifasico", ovvero l'analisi comparativa tra le mansioni effettivamente svolte e quelle previste dalla contrattazione collettiva per il livello rivendicato. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per una nuova e corretta valutazione dei fatti alla luce dei principi enunciati.
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Fondo di Garanzia: diritto autonomo nel fallimento
La Corte di Cassazione stabilisce che il Fondo di Garanzia Pubblico, dopo aver pagato una banca per la garanzia su un finanziamento a un'impresa poi fallita, acquisisce un diritto autonomo e privilegiato di insinuarsi al passivo. Tale diritto non è subordinato al completo soddisfacimento del creditore originario (la banca), derogando alle norme comuni sui coobbligati solidali in ambito fallimentare.
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Garanzia pubblica: diritto autonomo del Fondo al passivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito derivante dall'escussione di una garanzia pubblica è autonomo e privilegiato. Pertanto, l'ente che ha pagato il debito può insinuarsi al passivo del fallimento con una propria domanda, senza che ciò costituisca una duplicazione del credito originario della banca finanziatrice. Questa decisione chiarisce che il diritto del Fondo di garanzia non è una semplice surroga, ma un nuovo diritto sorto per ripristinare le risorse pubbliche.
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Insinuazione al passivo del garante: i requisiti
Un Agente della Riscossione vede respinta la propria domanda di ammissione al passivo fallimentare per un credito derivante da una garanzia pubblica. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, sottolineando l'importanza della specificità degli atti processuali. La decisione chiarisce che una domanda di insinuazione al passivo del garante deve essere dettagliata e che un ricorso generico contro una delle plurime ragioni della decisione di merito ne causa l'inammissibilità totale per difetto di interesse.
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Garanzia fondo PMI: sì alla surroga nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il gestore del Fondo di Garanzia per le PMI, dopo aver pagato la banca finanziatrice a seguito dell'inadempimento di un'impresa poi fallita, ha diritto di surrogarsi nei diritti del creditore e di insinuarsi al passivo. La Corte chiarisce che la garanzia fondo PMI ha natura pubblicistica e non configura un'obbligazione solidale. Di conseguenza, non si applica il limite previsto dall'art. 61 della legge fallimentare, che vieta il regresso tra coobbligati prima del totale soddisfacimento del creditore principale, e non si crea una duplicazione del credito nel passivo fallimentare.
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Leasing traslativo: la clausola penale è valida?
La Cassazione, con l'ordinanza 15000/2024, chiarisce la validità della clausola penale nel leasing traslativo, ma subordina l'ammissione al passivo fallimentare all'onere del creditore di provare il valore del bene restituito per permettere al giudice di valutarne l'equità e ridurla se eccessiva. L'omissione di tale prova rende la domanda inammissibile.
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Prova del credito nel fallimento: l’onere del fornitore
Un fornitore di energia si è visto respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare di una società cliente. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che né le fatture commerciali né un decreto ingiuntivo non definitivo costituiscono adeguata prova del credito nel fallimento. L'onere di dimostrare l'effettiva esecuzione della fornitura ricade interamente sul creditore, specialmente nei confronti del curatore, considerato un terzo estraneo al rapporto contrattuale.
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Dies a quo procedura fallimentare: la Cassazione chiarisce
Un creditore ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di un fallimento. La Cassazione, con l'ordinanza n. 14604/2024, ha chiarito che il 'dies a quo procedura fallimentare' per il calcolo della durata ragionevole decorre dal deposito della domanda di ammissione al passivo, non dalla successiva ammissione. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva applicato un criterio errato, rinviando per una nuova valutazione dell'indennizzo.
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Revoca fallimento: la Cassazione sul curatore
Una società, inizialmente dichiarata fallita, ottiene la revoca di tale status. Successivamente, il curatore fallimentare impugna delle cartelle di pagamento. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, poiché con la revoca fallimento, divenuta definitiva, il curatore perde la legittimazione processuale a rappresentare la società, ormai tornata 'in bonis'. La mancanza di tale presupposto processuale può essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio.
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Equo indennizzo procedura fallimentare: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14542/2024, ha stabilito un principio fondamentale per il calcolo dell'equo indennizzo in una procedura fallimentare. In caso di eccessiva durata di un procedimento fallimentare, il valore massimo dell'indennizzo non deve essere calcolato sulla base dell'importo effettivamente recuperato dal creditore, ma sull'intero valore del credito per cui è stata presentata domanda di ammissione al passivo. La Corte ha ritenuto irrazionale legare l'indennizzo a un importo, quello recuperato, che dipende da variabili estranee alla durata del processo, accogliendo così il ricorso dei creditori e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova determinazione.
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Leasing traslativo: cosa succede in caso di fallimento?
Una società di leasing ha richiesto il pagamento di canoni insoluti a un'azienda fallita, per un contratto di leasing risolto prima della dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando l'applicazione dell'art. 1526 c.c. per il leasing traslativo. Secondo la Corte, la società concedente deve restituire i canoni riscossi e ha diritto solo a un equo compenso per l'uso del bene, una pretesa che deve essere formulata correttamente includendo la stima del valore del bene recuperato.
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