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Insinuazione Al Passivo

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619 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Terzo datore di ipoteca: no all’insinuazione al passivo
La Corte di Cassazione, conformandosi a una recente sentenza delle Sezioni Unite, ha stabilito che il creditore il cui credito è garantito da un'ipoteca concessa da un soggetto poi fallito (il cosiddetto terzo datore di ipoteca) per un debito altrui, non può utilizzare la procedura di insinuazione al passivo fallimentare. Tale creditore non è considerato un creditore diretto del fallito e deve, invece, intervenire nella fase di ripartizione dell'attivo per soddisfare il proprio diritto sui beni ipotecati. La Corte ha quindi cassato senza rinvio il decreto del Tribunale che aveva ammesso, seppur parzialmente, il credito.
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Pignoramento e fallimento: l’ordinanza non opposta
Una società cooperativa ottiene un'ordinanza di assegnazione di un credito in un pignoramento presso terzi, dove il terzo debitore è successivamente dichiarato fallito. La Corte di Cassazione chiarisce che, nel delicato rapporto tra pignoramento e fallimento, se il curatore partecipa alla procedura esecutiva e non impugna l'ordinanza di assegnazione, non può più contestare l'esistenza del credito in sede di verifica del passivo. L'ordinanza diventa definitiva e vincolante per la massa dei creditori.
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Privilegio studio associato: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29371/2024, chiarisce le condizioni per il riconoscimento del privilegio studio associato nei fallimenti. Uno studio professionale ha richiesto l'ammissione in via privilegiata per compensi maturati da un proprio associato. La Corte ha rigettato la richiesta, stabilendo che non è sufficiente che la prestazione sia personale, ma è necessario dimostrare che gli accordi interni destinino quel compenso a remunerare specificamente il lavoro svolto dal singolo professionista, e non a confluire in una generica distribuzione di utili. In assenza di tale prova, il credito viene considerato chirografario.
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Sospensione necessaria e fallimento: la Cassazione decide
Una società locatrice ha presentato ricorso in Cassazione dopo il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di una società conduttrice fallita. Il ricorrente sosteneva che il giudizio di opposizione allo stato passivo dovesse essere sospeso (invocando la sospensione necessaria) in attesa della definizione di un'altra causa revocatoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio della scarsa compatibilità della sospensione necessaria con la procedura di accertamento del passivo, la cui decisione ha efficacia limitata al concorso fallimentare e non crea un rischio di conflitto tra giudicati.
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Permuta cosa futura: nullità o inadempimento?
Un caso di permuta di un terreno per ville da costruire finisce in Cassazione dopo il fallimento della società costruttrice. La Corte chiarisce che quando il costruttore si assume l'obbligo di edificare, la mancata realizzazione dell'opera costituisce inadempimento contrattuale, non nullità del contratto. Di conseguenza, il contratto viene risolto e i proprietari del terreno hanno diritto al risarcimento del danno tramite ammissione al passivo fallimentare, non alla restituzione automatica del bene se non espressamente richiesta.
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Prededuzione crediti: la richiesta deve essere specifica
Una società conduttrice chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare della locatrice per il rimborso di spese condominiali, invocando la prededuzione crediti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta di prededuzione deve essere specifica e tempestiva fin dall'insinuazione al passivo. Ha inoltre chiarito che il rimborso di tali spese dal conduttore al locatore non è soggetto a IVA, poiché non costituisce una prestazione di servizi.
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Onere della prova e fallimento: il giudicato decide
La Corte di Cassazione analizza un caso di insinuazione al passivo fallimentare in cui era stata sollevata un'eccezione di inadempimento. La Corte ha chiarito che, se una sentenza definitiva (giudicato) emessa in un altro procedimento ha già accertato l'insussistenza dell'inadempimento, tale decisione è vincolante anche nel giudizio fallimentare, superando la questione relativa all'onere della prova a carico del creditore.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
Un lavoratore si è visto negare il diritto a recuperare le quote di TFR destinate a un fondo pensione ma non versate dal datore di lavoro fallito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave: la scelta di destinare il TFR a un fondo pensione è, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Ciò significa che il lavoratore mantiene la titolarità del diritto e può agire in prima persona per recuperare le somme in caso di fallimento, a meno che non sia provata una specifica volontà di cedere il credito al fondo.
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Data certa contratto: opponibilità al fallimento
Una società creditrice si è vista respingere la richiesta di ammissione al passivo di un fallimento perché il contratto di conto corrente era privo di data certa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la mancanza di una data certa del contratto rende le sue clausole specifiche, come tassi di interesse e spese, inopponibili alla massa dei creditori, anche se l'esistenza del rapporto è provata da altri elementi.
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Estratti conto nel fallimento: prova sufficiente?
Una società creditrice, cessionaria di un credito bancario, ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'ex società cliente. Il Tribunale aveva negato tale ammissione, svalutando il valore probatorio degli estratti conto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che gli estratti conto completi, se non specificamente contestati dal curatore, costituiscono prova adeguata del credito. L'onere di sollevare obiezioni puntuali ricade quindi sul curatore, poiché la procedura di insinuazione al passivo funge da rendicontazione.
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Produzione documenti fallimento: onere della prova
Una banca ha chiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un ingente credito, ma la sua domanda è stata respinta per carenza documentale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della banca. La sentenza sottolinea che la produzione dei documenti a sostegno del credito deve essere completa fin dall'inizio, poiché i termini sono perentori. La tardiva presentazione di prove, anche se dovuta a un presunto errore tecnico, non è ammissibile nel giudizio di opposizione se non viene formalmente richiesta e provata una causa non imputabile che giustifichi una rimessione in termini. La Corte ha ribadito che l'onere della prova grava interamente sul creditore istante.
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Fermo amministrativo: legittimo in procedura concorsuale?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28428/2024, ha stabilito che un fermo amministrativo su un rimborso IVA è legittimo anche nei confronti di una società in amministrazione straordinaria. La condizione essenziale è che il fermo sia finalizzato a una compensazione tra crediti e debiti reciproci, entrambi sorti prima dell'apertura della procedura concorsuale e non contestati. Nel caso specifico, la risoluzione retroattiva di una precedente cessione del credito IVA ha reso possibile la compensazione, giustificando il provvedimento di sospensione del pagamento e bloccando la maturazione degli interessi a favore del contribuente.
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Decadenza impugnazione licenziamento: la Cassazione chiarisce
Una società, dichiarata fallita, ha impugnato un ordine di reintegrazione sostenendo che l'azione della lavoratrice fosse tardiva secondo le nuove norme sulla decadenza impugnazione licenziamento. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per i licenziamenti antecedenti alla riforma del 2010, il nuovo termine per l'appello giudiziale decorreva dal 31 dicembre 2011, salvando così il diritto della lavoratrice. Inammissibile anche il motivo sull'impossibilità di reintegra causa fallimento.
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Riconoscimento di debito: prova nel fallimento
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione di due crediti in una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il Tribunale aveva errato a non considerare prove decisive come un riconoscimento di debito e una fideiussione, entrambi dotati di data certa anteriore al fallimento, rendendoli opponibili alla curatela.
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Atti di straordinaria amministrazione: il no al canone
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un Tribunale di rigettare la domanda di ammissione al passivo di un credito per canoni di locazione. Il contratto era stato stipulato da una società poi fallita mentre si trovava in concordato preventivo. Poiché l'atto, non autorizzato dal giudice, è stato qualificato come atto di straordinaria amministrazione in quanto pregiudizievole per i creditori, è stato ritenuto inefficace, escludendo così il diritto al pagamento dei canoni.
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Domanda ultratardiva: quando è inammissibile?
Una società di gestione crediti ha presentato una domanda ultratardiva di ammissione al passivo fallimentare per un'indennità di occupazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La motivazione si basa sul fatto che il ricorrente non ha contestato una delle due autonome ragioni della decisione di merito, la quale riteneva la domanda inammissibile perché presentata quasi un anno dopo la cessazione della causa impeditiva, senza una valida giustificazione per tale ritardo.
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Crediti dei terzi: quando sono ammessi al passivo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi presentati da alcuni creditori, familiari di un soggetto condannato, che chiedevano l'ammissione dei loro crediti al passivo di società i cui beni erano stati confiscati. I crediti, derivanti da fideiussioni, canoni di locazione e prestiti obbligazionari, sono stati respinti. La Corte ha ribadito che per l'ammissione dei crediti dei terzi è fondamentale dimostrare la buona fede e la non strumentalità del credito rispetto all'attività illecita che ha causato la confisca, sottolineando che i fatti costitutivi del credito devono essere antecedenti al provvedimento di sequestro.
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Improcedibilità domanda: Cassazione chiarisce regole
Un Ente Locale aveva citato in giudizio una società di servizi per inadempimento contrattuale. Durante il processo d'appello, la società è stata dichiarata fallita. Nonostante ciò, la Corte d'Appello ha condannato la curatela fallimentare al pagamento. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, dichiarando l'improcedibilità della domanda. È stato affermato il principio secondo cui, una volta dichiarato il fallimento, qualsiasi pretesa creditoria deve essere accertata esclusivamente tramite la procedura di insinuazione al passivo, rendendo inammissibile la prosecuzione del giudizio ordinario.
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Estratto di ruolo: sufficiente per il passivo fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33070/2025, ha stabilito che per l'ammissione di un credito fiscale al passivo di una liquidazione giudiziale è sufficiente la produzione del solo estratto di ruolo. La mancata notifica della cartella di pagamento non impedisce l'ammissione della domanda. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito deve essere ammesso con riserva, demandando la risoluzione della controversia al giudice tributario. Viene così ribaltata la decisione del Tribunale di Nola, che aveva erroneamente ritenuto necessaria la prova della notifica per tutelare il diritto di difesa del curatore.
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Domanda supertardiva: quando la conoscenza conta
Un amministratore di società fallite ha presentato una domanda supertardiva di ammissione al passivo della holding del gruppo, anch'essa fallita. Sosteneva che il ritardo non fosse colpa sua per mancata notifica da parte del curatore. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la sua conoscenza effettiva del fallimento, dimostrata dall'aver impugnato la stessa sentenza che dichiarava il fallimento della holding, rendeva il ritardo ingiustificato e la mancanza di notifica formale irrilevante.
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