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Insinuazione Al Passivo

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619 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Risoluzione contratto e fallimento: la Cassazione frena
Una società edile aveva ottenuto la risoluzione di un contratto di compravendita e la restituzione di immobili da un'altra impresa, successivamente fallita. La Curatela fallimentare ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla sorte della domanda di risoluzione contratto e fallimento, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo per un esame più approfondito insieme a un caso analogo, sospendendo di fatto il giudizio.
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Leasing pre-fallimento: onere della prova del credito
Una società di leasing ha visto respingere la sua domanda di ammissione al passivo nel fallimento di un'azienda cliente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in un caso di leasing pre-fallimento, spetta al creditore (la società di leasing) fornire la prova necessaria a quantificare il proprio credito, in particolare allegando elementi sul valore del bene recuperato. Senza questa prova, la domanda non può essere accolta.
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Clausola penale leasing: onere della prova del creditore
Una società di leasing ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per i crediti derivanti da un contratto di leasing risolto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'esistenza di una clausola penale leasing non esonera il creditore dall'onere di provare il valore del bene recuperato. Per ottenere l'ammissione, il creditore deve fornire una stima attendibile del valore del bene per permettere al giudice di valutare l'equità della penale, un onere non soddisfatto nel caso di specie.
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Leasing traslativo: penale e applicazione art. 1526 c.c.
Una società finanziaria ha impugnato il diniego di ammissione al passivo di un credito di oltre 174.000 euro, derivante dalla risoluzione di un contratto di leasing immobiliare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, in caso di leasing traslativo anteriore alla legge 124/2017, il giudice non può rigettare la richiesta per genericità della clausola penale, ma deve applicare l'art. 1526 c.c. procedendo alla stima del valore di mercato del bene al momento della restituzione per calcolare l'equo compenso e l'eventuale risarcimento.
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Leasing traslativo e fallimento: il calcolo del credito
La Corte di Cassazione chiarisce le modalità di calcolo del credito per la società concedente in caso di risoluzione di un contratto di leasing traslativo e successivo fallimento dell'utilizzatore. Per i contratti risolti prima della Legge 124/2017, si applica l'art. 1526 c.c., ma il giudice deve effettuare una valutazione analitica, comparando il credito residuo con il valore di mercato del bene restituito, non potendosi limitare a considerare i canoni già riscossi come equo compenso. Il decreto del tribunale è stato cassato per mancanza di motivazione su questo punto cruciale.
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Insinuazione passivo leasing: oneri della società
La Corte di Cassazione chiarisce gli oneri probatori per le società di leasing nell'insinuazione al passivo fallimentare. In un caso di contratto risolto prima del fallimento dell'utilizzatore, la Corte ha stabilito che la società concedente deve fornire una stima attendibile del valore del bene per supportare la sua richiesta di credito, non potendo limitarsi a chiedere una perizia d'ufficio. La richiesta di una consulenza tecnica (CTU) senza allegare una stima è considerata meramente esplorativa. Tuttavia, la Corte ha cassato la decisione del tribunale per omessa pronuncia sulla domanda di indennità per occupazione illegittima, rinviando il caso per un nuovo esame su questo specifico punto. Il caso sottolinea l'importanza di una corretta formulazione della domanda di insinuazione passivo leasing.
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Polizza fideiussoria: quando la prescrizione si ferma?
Un gruppo di banche ha contestato una decisione che le obbligava a onorare una polizza fideiussoria, sostenendo che il diritto del creditore fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la richiesta di ammissione al passivo nel fallimento del debitore principale interrompe la prescrizione anche nei confronti delle banche garanti. Tale atto, infatti, estende i suoi effetti ai condebitori solidali, come i fideiussori, in base all'art. 1310 c.c. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili per vizi procedurali.
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Decreto ingiuntivo fallimento: inefficace se opposto
Una società veniva dichiarata fallita mentre si opponeva a un decreto ingiuntivo emesso a favore di una banca. Il tribunale ammetteva il credito della banca, considerando l'ingiunzione definitiva a seguito dell'estinzione del giudizio di opposizione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che un decreto ingiuntivo fallimento, se opposto al momento della dichiarazione di fallimento, è inefficace nei confronti della massa dei creditori. Il creditore deve quindi provare nuovamente il proprio credito nell'ambito della procedura fallimentare.
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Produzione documenti in appello: quando è ammessa?
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare per non aver prodotto un assegno in originale. La Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riteneva inammissibile la produzione tardiva del documento, sottolineando che il giudice deve sempre motivare esplicitamente perché un documento non sia considerato indispensabile. Il caso riguarda il principio della produzione documenti in appello e il relativo onere di motivazione del giudice.
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Opponibilità al fallimento: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di una banca, confermando che la mancanza di data certa rende i contratti inopponibili alla procedura concorsuale. L'ordinanza chiarisce l'onere della prova a carico del creditore e i limiti dell'opponibilità al fallimento degli estratti conto, sottolineando come il curatore sia considerato un terzo rispetto ai rapporti del fallito.
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Pluralità di ragioni: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditrice contro il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo fallimentare. La decisione si fonda sul principio della pluralità di ragioni (rationes decidendi): il tribunale di merito aveva basato la sua decisione su due motivazioni distinte e autonome. Poiché la ricorrente non ha efficacemente contestato una delle due, il ricorso è stato ritenuto inammissibile per difetto di interesse, in quanto l'eventuale accoglimento delle censure sull'altra motivazione non avrebbe comunque potuto portare alla cassazione della decisione.
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Opposizione stato passivo documenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel giudizio di opposizione allo stato passivo, il creditore non è tenuto a depositare nuovamente i documenti già prodotti con la domanda di insinuazione. È sufficiente indicarli specificamente nell'atto di opposizione. La Corte ha cassato la decisione di un tribunale che aveva rigettato l'opposizione di un istituto di credito per la mancata produzione fisica dei documenti. Secondo la Suprema Corte, l'obbligo di produzione nell'opposizione stato passivo documenti riguarda solo le prove nuove, non quelle già presenti nel fascicolo del procedimento fallimentare.
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Indicazione specifica documenti: la Cassazione chiarisce
Un professionista ha impugnato il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo fallimentare per crediti professionali. Il tribunale aveva ritenuto inammissibili le prove documentali a causa della mancata indicazione specifica dei documenti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il requisito non deve essere inteso in senso eccessivamente formalistico. Un riferimento riassuntivo ai fascicoli processuali, se chiaro nel contesto, è sufficiente per assolvere all'onere probatorio. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Prova della consegna: la firma del vettore non basta
Una società fornitrice di prodotti farmaceutici ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una farmacia per forniture non pagate. La richiesta è stata parzialmente respinta per mancata prova della consegna della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione di merito. Il punto cruciale era l'inidoneità dei documenti di trasporto, ritenuti incompleti e con firme illeggibili, a costituire valida prova della consegna.
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Assistenza finanziaria: nullità e collegamento
La pretesa di una società in fallimento per il mancato pagamento del prezzo delle azioni è stata respinta per violazione del divieto di assistenza finanziaria. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, specificando che per la nullità della vendita, la parte che la eccepisce deve provare un nesso funzionale specifico tra l'aiuto finanziario e l'acquisto delle azioni in questione. La Corte ha ritenuto la motivazione del tribunale su questo nesso insufficiente e approssimativa.
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Mansioni superiori: prova e differenze retributive
Un dipendente pubblico chiedeva il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni superiori a quelle del suo inquadramento. La Corte di Cassazione ha rigettato gran parte del ricorso, chiarendo che per ottenere il riconoscimento è necessaria una prova rigorosa che le attività svolte rientrino inequivocabilmente in un livello superiore, non essendo sufficienti testimonianze generiche.
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Prova credito professionale: la Cassazione decide
Un avvocato si opponeva alla parziale ammissione del suo credito professionale nello stato passivo del fallimento di una società cliente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione di merito che riteneva insufficiente la prova del credito professionale per alcune attività stragiudiziali e giudiziali. L'ordinanza sottolinea il rigoroso onere probatorio a carico del creditore e i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei fatti. È stata inoltre confermata la sanzione per l'uso di espressioni offensive negli atti difensivi.
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Privilegio studio associato: quando è riconosciuto?
Un'associazione di professionisti medici si è vista negare il riconoscimento del privilegio sul proprio credito nell'ambito del fallimento di una società sportiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che il privilegio studio associato è concesso solo se viene fornita la prova rigorosa del carattere personale della prestazione. L'associazione non è riuscita a dimostrare che l'incarico fosse stato conferito a un singolo professionista anziché all'intera struttura, perdendo così il diritto di prelazione.
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Insinuazione al passivo privilegio: richiesta esplicita
La Corte di Cassazione ha stabilito che nell'ambito di una procedura fallimentare, la richiesta di ammissione di un credito con status privilegiato deve essere formulata esplicitamente nella domanda iniziale. Nel caso esaminato, una professionista si è vista negare il privilegio per i propri compensi professionali perché la domanda di insinuazione al passivo non conteneva una specifica richiesta in tal senso. La Corte ha chiarito che l'omissione non può essere sanata in un secondo momento, in quanto costituirebbe un'inammissibile modifica della domanda, comportando la 'degradazione' del credito a chirografario. Questa decisione sottolinea l'importanza della precisione formale nella insinuazione al passivo privilegio.
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Prescrizione credito tributario: l’effetto del fallimento
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce l'impatto di una procedura fallimentare sulla prescrizione del credito tributario. La Corte ha stabilito che la domanda di insinuazione al passivo interrompe la prescrizione con un effetto permanente che dura fino alla chiusura del fallimento, facendo ripartire il termine da quel momento. Nel caso di specie, una cartella del 2005 era stata seguita da un'intimazione nel 2017. Sebbene fossero passati oltre dieci anni, l'interruzione dovuta al fallimento del contribuente ha reso legittima la pretesa dell'Agenzia di Riscossione.
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