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Inopponibile

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un atto o un accordo che, pur essendo valido tra le parti che lo hanno stipulato, non può essere fatto valere nei confronti di un soggetto terzo (in questo caso, l'accordo tra azienda e lavoratori non è valido contro l'Ente Previdenziale).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca della Procura: La Cassazione Tutela il Terzo Acquirente
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante la validità di una compravendita immobiliare. Una società aveva venduto terreni tramite un procuratore, la cui procura era stata precedentemente revocata da una lettera del nuovo amministratore. La società acquirente ha sostenuto di non essere stata a conoscenza di questa revoca della procura, rendendola inopponibile. I giudici di merito avevano ritenuto la revoca efficace e la conoscenza presunta. La Cassazione ha accolto il ricorso principale dell'acquirente, rilevando che la contestazione sulla mancata conoscenza e pubblicità della revoca era stata erroneamente ignorata. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Affitto ultranovennale bene in comunione: il No di uno vince
Una comproprietaria di fondi agricoli ereditati invia disdetta per un contratto di affitto. Gli altri comproprietari, però, manifestano la volontà di proseguire il rapporto. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'affitto ultranovennale bene in comunione: il rinnovo di un contratto di durata superiore a nove anni è un atto di straordinaria amministrazione. Pertanto, richiede il consenso unanime di tutti i proprietari. Il dissenso anche di un solo comproprietario è sufficiente a impedire che il rinnovo del contratto abbia efficacia nei suoi confronti. La volontà della maggioranza non può prevalere in questo caso, dando ragione alla comproprietaria che voleva cessare il contratto.
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Minimale contributivo: accordo privato non ferma l’obbligo INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di obblighi previdenziali. Anche se un'azienda e i suoi lavoratori si accordano per la rinuncia all'indennità sostitutiva del preavviso, l'Ente Previdenziale ha comunque il diritto di pretendere i contributi su quella somma. La decisione si fonda sul principio del minimale contributivo, secondo cui i contributi si calcolano sulla retribuzione legalmente dovuta, non su quella effettivamente pagata. L'accordo privato tra le parti, quindi, non è vincolante per l'ente, che tutela un interesse pubblico. Di conseguenza, l'Azienda è stata condannata a versare i contributi omessi.
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Accertamento ai soci nullo: notifica al solo curatore non basta
La Cassazione affronta il tema dell'inopponibilità dell'avviso di accertamento ai soci. Una società era fallita e l'Agenzia delle Entrate aveva notificato l'accertamento per maggiori redditi solo al curatore fallimentare, per poi pretendere le imposte dai singoli soci. La Corte Suprema ha stabilito un principio fondamentale: la notifica al solo curatore non è sufficiente. L'atto è inopponibile ai soci, i quali conservano il pieno diritto di contestare la pretesa fiscale, compresa l'esistenza stessa degli utili societari. La Corte ha così corretto un proprio precedente errore di fatto, accogliendo il ricorso dei contribuenti e annullando la decisione che li vedeva sconfitti.
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Fondo di Garanzia INPS: No TFR se l’ex azienda fallisce dopo la cessione
La Cassazione nega l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per il pagamento del TFR a un lavoratore la cui ex azienda è fallita dopo una cessione di ramo d'azienda. Anche se un accordo sindacale aveva liberato la nuova azienda dal debito, questo patto privato non può modificare le regole pubbliche di intervento del Fondo. Il principio chiave è che il Fondo copre l'insolvenza del datore di lavoro attuale al momento in cui il TFR è dovuto, non quella di un ex datore di lavoro il cui rapporto è già cessato a seguito della cessione. La richiesta del lavoratore è stata quindi respinta.
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Ammissione allo stato passivo: prova del credito
Un professionista ha richiesto l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per compensi legati a un incarico di consulenza per un concordato preventivo. Il Tribunale ha respinto la domanda evidenziando la mancanza di data certa della lettera di incarico e l'assenza di prove sull'effettivo svolgimento dell'attività. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, poiché il ricorrente non ha contestato efficacemente la motivazione principale riguardante la mancata prova della prestazione professionale, elemento necessario per ottenere l'ammissione allo stato passivo.
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Revocatoria scissione societaria: è ammissibile?
La Corte di Cassazione stabilisce che l'operazione di scissione societaria parziale costituisce un atto traslativo di patrimonio e, come tale, è soggetta all'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha cassato la decisione d'appello che negava tale possibilità, affermando che la revocatoria della scissione societaria è uno strumento fondamentale per tutelare la garanzia patrimoniale dei creditori (par condicio creditorum), rendendo l'atto inefficace nei loro confronti senza invalidare l'operazione societaria.
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Locazione e dissenso del comproprietario: la Cassazione
In una controversia tra fratelli coeredi, la Corte di Cassazione ha confermato che un contratto di locazione stipulato da un solo comproprietario è inopponibile agli altri se questi hanno manifestato un chiaro dissenso. La Corte ha stabilito che la proprietà del bene era stata acquisita da tutti i fratelli per usucapione e che, di conseguenza, la locazione con dissenso del comproprietario, sebbene non nulla, non produce effetti nei confronti della comunione, legittimando la richiesta di rilascio dell'immobile.
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Cessione del credito PA: le regole per la transazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34094/2024, ha stabilito che la cessione del credito derivante da un accordo transattivo con un ente pubblico non è soggetta alle rigide norme del Codice dei Contratti Pubblici. Tale disciplina speciale, che prevede requisiti di forma e soggettivi stringenti, si applica solo ai crediti sorti durante l'esecuzione di un appalto. Un credito definito tramite transazione, invece, rientra nelle regole ordinarie del Codice Civile ed è liberamente cedibile. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva dichiarato inopponibile la cessione, è stata pertanto cassata con rinvio.
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Indennità preavviso: contributi anche se si rinuncia
Una società per azioni, dopo aver ricevuto una richiesta di pagamento dall'Ente Previdenziale per contributi non versati sull'indennità di preavviso, si è opposta sostenendo che i lavoratori avevano rinunciato a tale indennità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che l'obbligo di versare i contributi sull'indennità preavviso sorge per legge e non è influenzato da accordi privati tra datore di lavoro e lavoratore. La rinuncia del dipendente, pertanto, non estingue il dovere contributivo dell'azienda.
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Notifica al curatore: inefficace per il fallito
La Corte di Cassazione stabilisce che la notifica di una cartella di pagamento effettuata esclusivamente al curatore fallimentare non è efficace nei confronti del contribuente una volta che questi sia tornato in bonis. Di conseguenza, tale notifica non interrompe la prescrizione del credito tributario. La Corte ha accolto il ricorso di un contribuente contro un'iscrizione ipotecaria basata su crediti per i quali la notifica era avvenuta solo durante la procedura fallimentare, rinviando il caso per una nuova valutazione sulla prescrizione.
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Cancellazione ipoteca su beni confiscati: l’ex proprietario non ha diritto di ricorrere
L'ex proprietario di un immobile confiscato ha proposto ricorso contro l'ordinanza che disponeva la cancellazione di un'ipoteca iscritta sul bene dopo il sequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di legittimazione. La decisione sulla cancellazione ipoteca su beni confiscati si fonda sul principio che lo Stato acquisisce la proprietà a titolo originario, libera da oneri successivi al sequestro, e l'ex proprietario non ha più un interesse giuridicamente tutelato da far valere.
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Falsus procurator: donazione nulla se manca il potere
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una donazione immobiliare effettuata dal rappresentante di una federazione provinciale di un partito politico. La decisione si basa sul principio del falsus procurator, poiché lo statuto nazionale del partito riservava il potere di alienare immobili esclusivamente alla Direzione Nazionale. La Corte ha stabilito che l'atto è inopponibile al partito, indipendentemente dalla validità della delibera locale autorizzativa e dalla buona fede dell'associazione ricevente, in quanto la mancanza di potere rappresentativo era desumibile dallo statuto pubblico dell'ente.
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Notifica al curatore: quando inizia l’impugnazione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento, la notifica di un avviso di accertamento fiscale effettuata solo presso la sede legale della società fallita, e non al curatore, è inefficace per far decorrere il termine di impugnazione. Il 'dies a quo', ovvero il giorno da cui parte il termine per ricorrere, coincide con la data in cui l'atto viene correttamente notificato al curatore fallimentare, unico soggetto legittimato a rappresentare l'impresa in giudizio. La Corte ha quindi accolto il ricorso della curatela, ritenendo tempestiva l'impugnazione.
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