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Infraquinquennale

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine che si riferisce a un evento che accade prima che siano trascorsi cinque anni da una data di riferimento. Nel contesto 'prima casa', indica la vendita dell'immobile prima del termine di cinque anni dall'acquisto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Recidiva reiterata infraquinquennale: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava l'applicazione della recidiva reiterata infraquinquennale. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che la commissione del nuovo reato dimostra una chiara riprovevolezza e un'accresciuta capacità criminale del soggetto. Tale valutazione è supportata dalle precedenti condanne e da un procedimento pendente per violenza a pubblico ufficiale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata specifica: quando il ricorso costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata specifica infraquinquennale decisa nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza della decisione dei giudici di merito. I numerosi precedenti penali dell'uomo dimostrano una chiara prosecuzione di un percorso delinquenziale mai interrotto. Di conseguenza, l'applicazione della recidiva reiterata specifica è pienamente giustificata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva reiterata: condanna anche senza precedenti contestazioni
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna a un anno e otto mesi di reclusione per violazione delle misure di prevenzione. La difesa ha contestato l'applicazione della recidiva reiterata e infraquinquennale, sostenendo un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva reiterata può essere applicata anche se non è stata contestata nei precedenti giudizi, purché emerga la maggiore pericolosità sociale del soggetto dai suoi plurimi precedenti penali risultanti dal casellario giudiziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Revoca agevolazioni prima casa: annullare la vendita costa caro
Una contribuente acquista un immobile con le agevolazioni 'prima casa' ma, prima di cinque anni, stipula un accordo di 'mutuo dissenso' per annullare la vendita, ritrasferendo la proprietà al venditore. L'Agenzia delle Entrate procede alla revoca agevolazioni prima casa. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che il mutuo dissenso non è una semplice cancellazione, ma un nuovo atto di trasferimento. Poiché la contribuente non ha acquistato un'altra abitazione principale entro un anno, la perdita dei benefici fiscali è legittima. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Recidiva e minacce in carcere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un detenuto condannato per aver tenuto una condotta aggressiva e minacciosa all'interno di un istituto penitenziario. L'imputato aveva agito con finalità intimidatorie per ottenere una bomboletta di gas a cui non aveva diritto. La Suprema Corte ha ribadito che la particolare tenuità del fatto non è applicabile data la durata e il contesto della condotta. Inoltre, è stata confermata la corretta applicazione della Recidiva, in quanto il nuovo reato è stato considerato sintomatico di una accresciuta pericolosità sociale e colpevolezza del soggetto.
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Recidiva: quando scatta l’aggravante per droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità nei confronti di un'imputata, rigettando il ricorso incentrato sull'esclusione della Recidiva. La difesa sosteneva una carenza motivazionale riguardo alla pericolosità sociale, ma i giudici hanno ritenuto che l'introduzione di diverse tipologie di droga in un carcere sia un indice inequivocabile di accresciuta capacità a delinquere. La decisione ribadisce che la gravità oggettiva della condotta e le modalità del fatto giustificano pienamente l'applicazione dell'aggravante, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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Recidiva e ricorso in Cassazione: i limiti legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello relativa a plurimi delitti. Il fulcro della contestazione riguardava l'applicazione della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era meramente riproduttivo di censure già esaminate e correttamente respinte nel grado precedente. La decisione conferma che la pericolosità sociale del soggetto, desunta dal numero e dalla gravità delle condotte, giustifica pienamente l'aggravamento della pena.
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Recidiva: valutazione del giudice e onere di motivazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27532/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La Corte ha ribadito che la valutazione sulla sussistenza della recidiva è un giudizio di merito, non sindacabile in sede di legittimità se sorretto da una motivazione congrua e logica. Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto corretta la valutazione della pericolosità sociale dell'imputato, basata non solo sui precedenti penali formali, ma anche sulla sua personalità complessiva.
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Recidiva: quando i precedenti penali contano davvero
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la valutazione della recidiva. Un individuo, condannato per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti, ha impugnato la sentenza contestando il riconoscimento della recidiva, basata su un precedente per furto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la recidiva non può fondarsi sul solo riscontro formale dei precedenti. È necessaria una valutazione sostanziale che consideri il rapporto tra i reati, l'arco temporale e altri elementi per accertare una reale e accentuata pericolosità sociale, come nel caso di specie, dove il breve lasso di tempo tra i fatti e le successive condanne confermavano una propensione a delinquere.
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Recidiva: valutazione del giudice non solo temporale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva escluso l'aggravante della recidiva basandosi unicamente sul lasso di tempo, seppur breve, intercorso tra i reati. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione della recidiva non può limitarsi a un mero dato cronologico, ma deve consistere in un'analisi approfondita e a 'tutto tondo' della personalità del reo e della sua inclinazione a delinquere, secondo i criteri dell'art. 133 del codice penale.
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Recidiva reiterata e spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'ipotesi di minore gravità del fatto e ritenendo correttamente applicata l'aggravante della recidiva reiterata. La decisione si fonda sulla vastità dell'attività illecita, assimilabile a una 'centrale dello spaccio', e sulla manifesta pericolosità sociale del reo, già inserito in circuiti criminali e recidivo per reati della stessa indole.
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Plusvalenza immobile A/10: esenzione se è prima casa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17528/2024, ha stabilito che la plusvalenza immobile A/10, derivante dalla vendita infraquinquennale di un bene accatastato come ufficio ma di fatto utilizzato come abitazione principale, non è tassabile. La Corte ha chiarito che l'effettiva destinazione d'uso, se provata dal contribuente con elementi oggettivi (residenza, utenze), prevale sulla classificazione catastale formale, escludendo l'intento speculativo che la norma intende colpire.
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Notifica al difensore: quando è valida per l’imputato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per simulazione di reato e appropriazione indebita. La Corte ha stabilito la validità della notifica al difensore, poiché l'imputato, giudicato in assenza, non aveva eletto domicilio e si era dichiarato 'senza fissa dimora'. È stata inoltre confermata la recidiva, ritenendo irrilevante l'estinzione di una pena precedente e generiche le contestazioni sulla natura dei reati, respingendo così anche la richiesta di prescrizione.
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Recidiva reiterata: quando si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per truffa, riducendo la pena, a causa dell'errata applicazione dell'aggravante della recidiva reiterata. La Corte ha chiarito che, per applicare tale aggravante, è necessario che l'imputato abbia già ricevuto più condanne definitive al momento della commissione del nuovo reato. Nel caso di specie, solo una delle condanne precedenti era diventata irrevocabile, escludendo così la recidiva reiterata e portando a una riqualificazione più mite della circostanza.
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Ricorso generico: inammissibile se non specifico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un appello contro una condanna per tentato furto. Il motivo è la presentazione di un ricorso generico, che non specificava in modo adeguato le ragioni della contestazione sulla recidiva. La Corte ha sottolineato che, per essere esaminato, un ricorso deve contenere elementi chiari che permettano al giudice di individuare i rilievi mossi alla sentenza impugnata, come previsto dal codice di procedura penale.
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Recidiva: calcolo prescrizione e attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato aggravato dalla recidiva. La Corte ha confermato il corretto calcolo del termine di prescrizione, che deve tener conto degli aumenti di pena per la recidiva e delle sospensioni processuali. Inoltre, ha ribadito che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo quando il giudice motiva adeguatamente sulla base della gravità del fatto e della personalità del reo, senza dover analizzare ogni singolo elemento dedotto dalla difesa.
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Ferie non godute: il diritto all’indennità del dirigente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10031/2025, si è pronunciata sul caso di un dirigente pubblico con contratti a termine reiterati. La Corte ha stabilito il suo diritto al pagamento delle ferie non godute, invertendo l'onere della prova a carico del datore di lavoro. Ha invece rigettato la domanda di conversione del rapporto in tempo indeterminato, ma ha riconosciuto il diritto agli arretrati contrattuali specificamente richiesti.
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Recidiva: la Cassazione annulla, serve motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza, limitatamente all'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha ribadito che l'aggravante della recidiva non può essere applicata automaticamente, ma richiede una specifica motivazione da parte del giudice sulla effettiva maggiore colpevolezza e pericolosità sociale del reo, elementi che la Corte d'Appello aveva omesso di valutare. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame del punto.
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Recidiva specifica: quando è legittima la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una condanna per ricorso abusivo al credito e bancarotta semplice. La Corte ha confermato la legittimità della contestazione della recidiva specifica, basandosi sulla reiterazione di reati analoghi e sulla personalità negativa dell'imputato, ritenendo che una precedente condanna non avesse avuto alcun effetto deterrente.
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