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Induzione Indebita A Dare O Promettere Utilità

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un reato simile alla concussione, ma meno grave, in cui il pubblico ufficiale, pur abusando della sua posizione, non costringe ma persuade o suggerisce a qualcuno di dare o promettere utilità, e la vittima agisce anche per un proprio vantaggio indebito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Appalti e pagamenti illeciti: Cassazione distingue concussione e induzione indebita
Un Consigliere Comunale e un Dirigente d'Azienda sono stati coinvolti in un caso di corruzione. Il Consigliere Comunale è stato condannato per aver indotto un imprenditore a versare denaro e fare lavori in cambio di appalti stradali. Il Dirigente d'Azienda ha pagato somme a due Sindaci per ottenere un appalto pubblico. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna per il Consigliere e il risarcimento danni per il Dirigente. La Cassazione ha annullato la sentenza per il Consigliere, chiedendo una nuova valutazione delle prove. Ha invece rigettato il ricorso del Dirigente, confermando la sua responsabilità per induzione indebita. Il Dirigente aveva accettato per un proprio vantaggio, non solo per costrizione.
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Induzione indebita a dare o promettere utilità: reato confermato
Un appartenente alle forze dell'ordine ha sequestrato macchinari da gioco all'interno di un bar. In seguito, l'agente ha preteso e ottenuto duecento euro dal gestore di fatto dell'attività commerciale, promettendo di rimuovere i sigilli e di avvisarlo in caso di futuri controlli. I giudici hanno inquadrato il fatto nella fattispecie di induzione indebita a dare o promettere utilità. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il diniego di una perizia sulle telecamere di sicurezza e sostenendo l'estraneità del gestore non titolare dell'attività. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La perizia rappresenta un mezzo di prova neutro e la qualifica di persona indotta spetta a chi gestisce concretamente l'esercizio. La condanna a sei anni di reclusione è diventata definitiva.
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Funzionario condannato per Peculato e Induzione Indebita: ricorso inammissibile
Un funzionario dell'Agenzia delle Entrate è stato condannato per peculato e induzione indebita. L'uomo si era appropriato di quote di tributi e aveva chiesto denaro a un professionista per accelerare pratiche catastali. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna e il risarcimento del danno all'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la sua responsabilità penale. Ha ribadito che la costituzione di parte civile dell'ente pubblico è legittima anche in presenza di un giudizio per danno erariale, poiché i due procedimenti tutelano interessi diversi. La sentenza consolida i principi sul peculato e l'induzione indebita.
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Concussione e Falso: L’Atto Pubblico Senza Fede Privilegiata
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di ex pubblici ufficiali di un Comune, accusati di concussione e falso in atto pubblico. Due imputati, un ex Sindaco e un ex Assessore, avevano costretto un imprenditore a nominare un direttore lavori specifico per un impianto a biomasse e falsificato atti pubblici. La Cassazione ha confermato la condanna per concussione, ritenendo provata la condotta costrittiva. Tuttavia, ha annullato la condanna per falso in atto pubblico per l'ex Assessore, dichiarando il reato estinto per prescrizione, poiché l'atto in questione non possedeva la 'fede privilegiata' richiesta dalla legge. Per un terzo imputato, un ex Vice Sindaco, la condanna per falso è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione delle prove.
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Confisca per equivalente: quando il profitto del reato non è chiaro
Il Tribunale aveva confermato un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, riguardante somme ritenute profitto di reati di induzione indebita e turbata libertà degli incanti. Un Maresciallo, accusato di aver indotto imprenditori a rinunciare a lavori per favorire un'altra azienda, ha impugnato la decisione. La Cassazione ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi, ma ha accolto la contestazione sull'individuazione e quantificazione del profitto del reato. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per chiarire il nesso causale tra il profitto e il reato e la quota specifica attribuibile al Maresciallo, specialmente in relazione alla confisca per equivalente.
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Induzione indebita: definitiva la condanna del tecnico comunale
Un tecnico comunale, agendo tramite un'intermediaria, ha preteso somme di denaro da una cittadina per accelerare l'istruttoria edilizia volta al cambio di destinazione d'uso di alcuni immobili. A seguito di un primo annullamento con rinvio per approfondire i poteri del funzionario e la natura del rapporto tra le parti, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità. La Corte ha riconosciuto la posizione di preminenza del dipendente pubblico, il quale ha condizionato l'iter amministrativo sfruttando l'interesse della cittadina ad avanzare rapidamente le proprie pratiche. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato infondato, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dall'ente locale costituitosi parte civile.
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Induzione indebita a dare o promettere utilità: accuse smentite
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro il rifiuto di applicare una misura cautelare nei confronti di un funzionario pubblico. L'indagato era accusato del reato di induzione indebita a dare o promettere utilità per aver asseritamente convinto un imprenditore a fornirgli arredi gratuiti per la propria abitazione. I giudici di merito hanno ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza a causa della totale inattendibilità e delle contraddizioni nelle dichiarazioni dell'imprenditore, giudicato reticente e non credibile. La Suprema Corte ha confermato che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti se la motivazione del provvedimento impugnato è logica, coerente e priva di vizi giuridici.
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Induzione indebita a dare o promettere utilità: sì al danno
Un funzionario di un ente pubblico ha indotto un imprenditore a consegnargli somme di denaro e a eseguire lavori gratuiti per ottenere pagamenti rapidi. La Corte di Appello ha riqualificato il fatto come induzione indebita a dare o promettere utilità, dichiarando il reato prescritto ma confermando il risarcimento dei danni. Il funzionario ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo l'assoluzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la prescrizione impedisce l'assoluzione se l'innocenza non è evidente a prima vista. Inoltre, la riqualificazione del reato non cancella il diritto della vittima al risarcimento del danno. Vince l'imprenditore, mentre il funzionario deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Induzione indebita: condannato l’ispettore ambientale
Un ispettore ambientale, sfruttando il proprio ruolo di pubblico ufficiale, convinceva diversi imprenditori a consegnargli denaro e regali per evitare sanzioni e controlli. La Corte d'Appello ha qualificato i fatti come induzione indebita a dare o promettere utilità, condannando l'uomo e disponendo la confisca del denaro. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la prescrizione dei reati e l'illegittimità della confisca per equivalente applicata retroattivamente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che i reati non erano prescritti al momento della prima condanna e che la confisca applicata era diretta, avendo ad oggetto il denaro-profitto del reato, e non per equivalente, rendendo irrilevante il divieto di retroattività. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e di difesa della parte civile.
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Corruzione e induzione indebita: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero che contestava la riqualificazione di un reato da corruzione a induzione indebita. Il caso riguardava un presunto accordo illecito tra un imprenditore e alcuni pubblici ufficiali per l'approvazione di una delibera comunale. I giudici di merito avevano ravvisato una pressione da parte dei funzionari, escludendo un patto paritetico tipico della corruzione. La Cassazione ha confermato che non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge, ritenendo la motivazione dei giudici di merito logica e coerente. Questa sentenza ribadisce il confine tra corruzione e induzione indebita.
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Induzione indebita vs Corruzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione annulla con rinvio una condanna per tentata induzione indebita. La sentenza chiarisce che una proposta illecita da parte di un pubblico ufficiale, se priva di pressione psicologica o abuso di potere, non configura induzione indebita, ma potrebbe rientrare nella diversa fattispecie di istigazione alla corruzione. Il caso riguardava un accordo per non eseguire lavori pubblici in cambio di una spartizione dei risparmi.
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