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Indennizzo

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289 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Vincolo conformativo: no indennizzo per reiterazione
La Corte di Cassazione conferma che la reiterazione di un vincolo conformativo, a differenza di un vincolo espropriativo, non dà diritto a indennizzo. Nel caso esaminato, alcuni proprietari terrieri avevano citato in giudizio un Comune per i danni subiti a causa di vincoli urbanistici apposti sui loro terreni per la realizzazione di una struttura universitaria. La Corte, richiamando una precedente sentenza passata in giudicato interno, ha stabilito che i vincoli in questione avevano natura conformativa, in quanto parte di una generale pianificazione del territorio, e non espropriativa. Di conseguenza, è stata rigettata la richiesta di indennizzo.
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Società consortile: indennizzo per perdite all’estero
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto all'indennizzo per beni perduti all'estero da parte di imprese italiane operanti tramite una società consortile locale. Il caso riguardava perdite subite in Zaire a causa di tumulti popolari. La Corte ha stabilito che la società consortile, costituita per l'esecuzione di un appalto, agisce come mero "braccio esecutivo" delle imprese partecipanti. Di conseguenza, la titolarità del contratto e il diritto all'indennizzo restano in capo alle società italiane, le quali subiscono direttamente il danno economico. La sentenza chiarisce che il danno subito dalla società consortile si riflette "per trasparenza" sulle consorziate, evitando duplicazioni dell'indennizzo. La Corte ha cassato la precedente decisione, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Indennizzo vincolo espropriativo: No al lucro cessante
La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennizzo per la reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio non include il risarcimento per il mancato guadagno (lucro cessante) di un'impresa. Il caso riguardava i proprietari di un'attività di ristorazione che non hanno potuto ampliare la loro struttura a causa di un vincolo imposto per la realizzazione di una linea ferroviaria. La Suprema Corte ha stabilito che l'indennizzo spetta solo ai titolari di diritti reali (proprietari, usufruttuari) e deve essere commisurato alla diminuzione di valore del bene, non alle perdite economiche dell'attività commerciale che vi si svolge, considerate un danno indiretto.
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Liquidazione danno indennitario: prevale la polizza
Una compagnia assicurativa contesta la liquidazione danno indennitario per un infortunio, sostenendo l'uso errato delle tabelle di valutazione. La Corte d'Appello chiarisce che le condizioni contrattuali della polizza prevalgono sui criteri generali, confermando l'importo liquidato in primo grado e dichiarando l'appello inammissibile per carenza di interesse.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che riconosceva la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte ha stabilito che, per ottenere l'indennizzo, non basta essere assolti: il giudice deve valutare autonomamente se la condotta dell'imputato, per dolo o colpa grave (come frequentare pregiudicati), abbia causato la detenzione, escludendo il diritto al risarcimento.
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Ingiusta Detenzione: quando la colpa grave la esclude
La Corte di Cassazione conferma il diniego di risarcimento per ingiusta detenzione a un soggetto assolto dall'accusa di tentata estorsione. La decisione si fonda sulla sussistenza della 'colpa grave' del ricorrente, individuata nelle sue frequentazioni ambigue e abituali con i coimputati poi condannati, condotta ritenuta causa concorrente della detenzione.
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Riparazione ingiusta detenzione: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore che chiedeva un maggior indennizzo per ingiusta detenzione. La sentenza chiarisce che per ottenere una somma superiore al calcolo aritmetico standard, non basta allegare genericamente danni economici o d'immagine. È necessario fornire prove specifiche e circostanziate che dimostrino un nesso causale diretto tra la detenzione e i pregiudizi subiti, distinguendoli da altre vicende giudiziarie. La decisione ribadisce la natura indennitaria, e non risarcitoria, della riparazione per ingiusta detenzione.
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Riparazione ingiusta detenzione: i criteri del calcolo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37968/2025, affronta il tema della riparazione per ingiusta detenzione. Il caso riguarda una persona trattenuta in carcere oltre il dovuto a seguito dell'annullamento di un provvedimento. La Corte ha stabilito due principi fondamentali: la quantificazione dell'indennizzo non può essere ridotta con motivazioni generiche sulla 'minore afflittività' della pena e l'accoglimento della domanda, anche per un importo inferiore al richiesto, comporta la condanna dello Stato al pagamento integrale delle spese legali.
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Copertura assicurativa eventi atmosferici: i limiti
Una proprietaria ha citato in giudizio la sua assicurazione per ottenere il risarcimento completo dei danni causati da una tromba d'aria, inclusi i costi di rimozione di numerosi alberi. La compagnia aveva liquidato solo una parte del danno, escludendo proprio tali costi. Il Tribunale di Milano ha dato ragione all'assicurazione, chiarendo che la polizza per la copertura assicurativa eventi atmosferici escludeva espressamente i danni a piante e aree esterne. La compagnia è stata però sanzionata per non aver partecipato alla mediazione obbligatoria.
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Avviso di sinistro doloso: quando si perde l’indennizzo
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare l'indennizzo a una società assicurata per il furto di un carico di olio. La Corte ha stabilito che il ritardo nella comunicazione alla compagnia assicurativa non era una semplice dimenticanza, ma un avviso di sinistro doloso. Tale conclusione è stata raggiunta non solo sulla base del ritardo stesso, ma anche analizzando una serie di anomalie e circostanze sospette che, nel loro insieme, hanno reso la situazione ambigua e hanno pregiudicato la capacità dell'assicuratore di indagare tempestivamente sull'accaduto, configurando così la volontà dell'assicurato di non adempiere all'obbligo di avviso.
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Contributo attività estrattiva: tassa o indennizzo?
Una regione ha richiesto il pagamento di un contributo per attività estrattiva a una società del settore. Il tribunale di primo grado aveva annullato la richiesta, qualificando il contributo come un "tributo di scopo" e lamentando la mancanza di motivazione riguardo alle opere pubbliche da finanziare. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo che il contributo in questione non è una tassa, ma un indennizzo destinato a compensare la comunità per i danni ambientali. Di conseguenza, l'atto impositivo non richiede la stessa motivazione di un tributo di scopo. Il caso è stato rinviato a un nuovo giudice per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Acquisizione Sanante: come si calcola l’indennizzo
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i criteri per il calcolo dell'indennizzo in caso di acquisizione sanante. La Corte ha stabilito che il valore del bene deve essere determinato in base alla sua destinazione urbanistica al momento del decreto di acquisizione, non a una precedente. Inoltre, la prescrizione del diritto al risarcimento per l'occupazione illegittima può essere applicata solo se eccepita dalla Pubblica Amministrazione, non d'ufficio dal giudice. Questo principio garantisce una tutela più forte per i proprietari espropriati.
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Indennizzo vincolo espropriativo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo dell'indennizzo per un vincolo espropriativo reiterato per decenni da un Comune su un terreno privato. La Corte ha stabilito che il metodo corretto per quantificare il ristoro consiste nel calcolare gli interessi legali sulla differenza di valore del bene (con e senza vincolo) per il periodo di durata della reiterazione. È stato rigettato il ricorso dei proprietari, che chiedevano un calcolo basato su un valore ipotetico residenziale, confermando la decisione della Corte d'Appello e ribadendo che l'indennizzo vincolo espropriativo non deve essere un risarcimento integrale ma un serio ristoro per la compressione del diritto di proprietà.
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Indennizzo vittime reati: la data del 30/06/2005
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di indennizzo presentata dal parente delle vittime di un duplice omicidio avvenuto nell'aprile 2005. Il rigetto si fonda sul limite temporale imposto dalla Direttiva Europea 2004/80/CE e dalle successive leggi italiane di attuazione, che riconoscono il diritto all'indennizzo vittime reati solo per i crimini commessi a partire dal 30 giugno 2005. La Corte ha stabilito che tale data costituisce un limite invalicabile, anche a fronte del tardivo recepimento della normativa da parte dello Stato italiano.
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Arricchimento senza causa: indennizzo senza profitto
Una società immobiliare esegue lavori extra-contratto per un ente pubblico. La Cassazione, decidendo sul ricorso per arricchimento senza causa, stabilisce che l'indennizzo dovuto dall'ente arricchito deve coprire solo i costi effettivi sostenuti dalla società, escludendo qualsiasi margine di profitto o utile d'impresa. Il caso viene rinviato per la rideterminazione dell'importo.
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Danno da vaccino: quando spetta l’indennizzo?
La Corte d'Appello di Bari ha respinto la richiesta di indennizzo per un presunto danno da vaccino antipolio. La sentenza chiarisce che la legge non copre i casi in cui la vaccinazione si rivela semplicemente inefficace, ma solo quelli in cui è la somministrazione stessa a causare un danno diretto. La decisione si fonda sulla mancanza di prove di un nesso causale tra il vaccino e la patologia, attribuendo quest'ultima a un'infezione da virus selvaggio, resa possibile da un ciclo vaccinale incompleto.
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Indennizzo statale: No se il reato non è provato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei genitori di un giovane trovato morto, che chiedevano un indennizzo statale basato sulla Direttiva 2004/80/CE. La richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio perché mancava il presupposto fondamentale: l'accertamento di un 'reato intenzionale violento', dato che il procedimento penale era stato archiviato per infondatezza della notizia di reato. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità, sottolineando anche che la direttiva non era applicabile ai fatti, avvenuti nel 2003.
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Indennizzo durata irragionevole: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennizzo per l'irragionevole durata di un processo fallimentare va calcolato sul credito residuo, non su quello originario, se nel frattempo sono intervenuti pagamenti parziali significativi (ad esempio, dal Fondo di Garanzia INPS). Questa decisione, che riforma una precedente pronuncia della Corte d'Appello, mira a evitare il rischio di una sovra-compensazione, allineando l'indennizzo all'effettivo pregiudizio subito dal creditore. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del Ministero della Giustizia e rideterminato gli importi dovuti ai creditori in base a questo principio.
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Acquisizione sanante: come si calcola l’indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18669/2024, ha respinto il ricorso di un privato contro un Comune in un caso di acquisizione sanante. La Corte ha stabilito che, per calcolare l'indennizzo, il valore del bene va determinato alla data del decreto di acquisizione e non al momento della precedente occupazione. Inoltre, ha confermato che l'uso dei Valori Agricoli Medi (VAM) è un parametro legittimo per determinare il valore venale di un terreno non edificabile, quando non esistono altre possibilità legali di utilizzo.
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Domanda nuova: risarcimento vs indennizzo, il caso
Una società acquirente ha citato in giudizio la venditrice per il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata liberazione di un immobile. Nel corso del giudizio di primo grado, ha modificato la richiesta in un indennizzo basato sulla promessa del fatto del terzo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che tale modifica costituisce una "domanda nuova", inammissibile perché tardiva. La sentenza chiarisce la netta distinzione tra la causa petendi del risarcimento (inadempimento contrattuale) e quella dell'indennizzo (mancato avveramento del fatto promesso dal terzo).
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