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Indennizzo

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289 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Acquisizione sanante: giurisdizione e stima del bene
Un Comune ricorre in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva determinato l'indennità per una acquisizione sanante. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che la giurisdizione su tutte le controversie relative all'indennizzo ex art. 42-bis spetta in unico grado alla Corte d'Appello. Ribadisce inoltre la correttezza della stima basata sul valore venale del bene, che considera anche le sue potenzialità intermedie (tertium genus), e chiarisce che l'accoglimento parziale della domanda non configura soccombenza reciproca ai fini delle spese legali.
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Indennizzo danni da trasfusione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28711/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva l'indennizzo per danni da trasfusione. La Corte ha stabilito che l'indennizzo non è dovuto se la malattia, pur presente, si trova in uno stato di quiescenza e non causa pregiudizi funzionali attuali che incidano sulla capacità di produzione di reddito. È stato ribadito che la mera diagnosi non è sufficiente per ottenere il beneficio.
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Indennizzo vaccino antinfluenzale: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26615/2023, ha stabilito che spetta l'indennizzo previsto dalla legge 210/1992 anche per i danni irreversibili conseguenti alla somministrazione del vaccino antinfluenzale, sebbene non obbligatorio ma solo raccomandato. La decisione si fonda sul principio di solidarietà sociale, secondo cui la collettività deve farsi carico delle rare conseguenze negative subite dal singolo a tutela della salute pubblica. Di conseguenza, il diritto all'indennizzo vaccino antinfluenzale non è limitato alle sole categorie a rischio per cui la vaccinazione era primariamente indicata.
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Compensazione debito detenuto: la Cassazione decide
Un ex detenuto ha richiesto un indennizzo per le condizioni di detenzione inumana subite. Il Ministero della Giustizia ha eccepito la compensazione tra tale somma e un credito vantato nei confronti del detenuto per pene pecuniarie. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha ammesso la compensazione debito detenuto, qualificando il ristoro per detenzione inumana come un indennizzo di natura patrimoniale e non come un risarcimento del danno non compensabile.
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Espropriazione di fatto: nessun indennizzo per il socio
Un socio di minoranza di una grande acciaieria, commissariata per gravi violazioni ambientali, ha richiesto un indennizzo allo Stato, sostenendo di aver subito una espropriazione di fatto della propria quota. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la perdita di valore della partecipazione non era conseguenza diretta del commissariamento, bensì dello stato di insolvenza preesistente della società, causato dalla sua stessa gestione illecita. Mancando il nesso di causalità tra l'azione dello Stato e il danno, non è dovuto alcun indennizzo.
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Ingiusta detenzione: quando la condotta la esclude
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a un individuo assolto dall'accusa di spaccio e associazione criminale. La sua condotta, incluse ammissioni parziali durante l'interrogatorio e la frequentazione di altri indagati, è stata ritenuta una causa della detenzione per colpa grave, escludendo così il suo diritto all'indennizzo nonostante la successiva assoluzione.
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Indennizzo beni perduti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11726/2024, si è pronunciata sul caso di un indennizzo beni perduti all'estero, stabilendo principi chiave. Ha chiarito che tale indennizzo costituisce un debito di valuta e non di valore, escludendo quindi la rivalutazione monetaria automatica. Gli interessi decorrono non da richieste informali, ma dalla formale costituzione in mora, che coincide con la domanda giudiziale. La Corte ha inoltre accolto il ricorso del Ministero, censurando la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile per aspecificità il gravame, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Indennizzo durata irragionevole: quando si riduce
Una società, creditrice per circa 1.400 euro in una procedura fallimentare, ha richiesto un indennizzo per durata irragionevole del processo. Inizialmente respinta a causa della solidità economica dell'azienda, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. Pur riconoscendo il diritto all'indennizzo perché il credito superava la soglia di 500 euro, ha ridotto l'importo a 100 euro per ogni anno di ritardo (per un totale di 400 euro). La motivazione risiede nella sproporzione tra il modesto valore del credito e l'ingente fatturato della società creditrice, e nell'estensione della durata ragionevole del processo a 7 anni data la complessità del caso.
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Accordo amichevole: limiti al risarcimento danni
Una proprietaria immobiliare aveva accettato un indennizzo tramite un accordo amichevole per l'ampliamento di un'autostrada. Successivamente, ha citato in giudizio la società concessionaria per danni strutturali al suo edificio e per il deprezzamento causato da un nuovo muro. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo amichevole copre solo il pregiudizio lecito e prevedibile (indennizzo), come la riduzione di valore per la nuova opera, ma non i danni materiali imprevedibili derivanti da un fatto illecito durante i lavori (risarcimento). La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Ingiusta detenzione: criteri di liquidazione
Un cittadino, vittima di ingiusta detenzione a causa di un errore di persona, ha ricevuto un indennizzo di 24.000 euro. Ritenendo la somma insufficiente, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una motivazione carente sull'aumento equitativo applicato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, ribadendo che la valutazione sulla congruità dell'indennizzo spetta al giudice di merito, il cui operato è sindacabile solo in caso di decisioni arbitrarie o illogiche.
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Indennizzo durata irragionevole: sì al risarcimento
Un piccolo imprenditore, coinvolto in una causa per risarcimento danni durata oltre 16 anni, ha richiesto un indennizzo per la durata irragionevole del processo. Nonostante la causa originaria si fosse estinta per inattività delle parti, la Corte d'Appello di Brescia ha accolto la richiesta. Secondo la Corte, l'inattività era conseguenza di un accordo transattivo raggiunto tardivamente e non eliminava il pregiudizio patito per anni. È stato quindi liquidato un indennizzo di 5.850 euro.
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Ingiusta detenzione: calcolo per arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che liquidava un indennizzo per ingiusta detenzione applicando lo stesso parametro giornaliero sia per i giorni trascorsi in carcere sia per quelli agli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha ribadito che il calcolo deve tenere conto del diverso grado di afflittività delle misure, riducendo di norma l'importo per il periodo di detenzione domiciliare, e ha censurato la mancanza di motivazione della corte di merito su tale punto.
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Indennizzo vittime reati violenti: no all’esclusione
La figlia di una vittima di omicidio si è vista negare l'accesso al fondo statale a causa dei precedenti penali del padre. Il Tribunale ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il diritto all'indennizzo vittime reati violenti non può essere escluso sulla base di una generica 'non estraneità' ad ambienti criminali, ma solo per le cause ostative tassativamente previste dalla legge.
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Azione di regresso prescrizione: la decorrenza del termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29795/2024, ha stabilito che, in materia di infortuni sul lavoro, il termine di prescrizione per l'azione di regresso dell'Istituto assicuratore contro il datore di lavoro decorre dalla data di liquidazione dell'indennizzo, qualora non sia stato avviato un procedimento penale nei confronti dello stesso datore di lavoro. La Corte ha ritenuto irrilevante l'esistenza di procedimenti penali contro terzi o contro ignoti ai fini del calcolo del dies a quo della prescrizione.
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Dichiarazione inesatta assicurazione: quando si perde?
Un cliente si è visto negare l'indennizzo da una polizza assicurativa collegata a un finanziamento a causa di una dichiarazione inesatta sul suo stato di salute. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che l'omissione di una patologia preesistente (ipertensione) al momento della stipula ha reso la copertura assicurativa inefficace fin dall'inizio, annullando il diritto al risarcimento.
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Indennizzo assicurativo: il ritardo esclude il risarcimento?
Un automobilista subisce il furto del veicolo e presenta richiesta di indennizzo. A causa di un ritardo nella presentazione dei documenti da parte sua, l'indennizzo assicurativo non viene liquidato prima del ritrovamento del mezzo. La polizza, in tal caso, prevede solo il rimborso dei danni e non il pagamento dell'intero valore. La Cassazione ha confermato che, se il ritardo nella liquidazione è imputabile all'assicurato, la compagnia non è tenuta a corrispondere l'intero valore, applicando correttamente le clausole contrattuali.
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Indennizzo vincolo espropriativo: calcolo e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello relativa alla quantificazione dell'indennizzo vincolo espropriativo. La decisione è stata cassata perché basata su una motivazione illogica e contraddittoria, derivante dall'adesione acritica a una consulenza tecnica d'ufficio (C.t.u.) e dall'adozione di un inspiegabile criterio di media tra valori divergenti. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova e più rigorosa valutazione.
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Indennità ex art. 936 c.c.: la prescrizione decorre
Una persona costruisce un prefabbricato sul terreno di parenti e, anni dopo, chiede un'indennità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 29134/2024, chiarisce un punto cruciale: la prescrizione per l'indennità ex art. 936 c.c. non decorre dalla restituzione del bene, ma dal momento in cui il proprietario del suolo perde il diritto di chiederne la rimozione (ius tollendi), consolidando così il proprio arricchimento.
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Acquisizione sanante: termine opposizione decennale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28647/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di espropriazione. Nel caso di una procedura di acquisizione sanante (art. 42-bis d.p.r. 327/2001), l'azione del proprietario per contestare l'importo dell'indennizzo non è soggetta al breve termine di decadenza di 30 giorni previsto per le espropriazioni ordinarie, ma al termine di prescrizione ordinario di dieci anni. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari, sottolineando le differenze strutturali tra i due istituti e il principio di non applicabilità analogica delle norme sulla decadenza.
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Indennizzo durata processo: limiti e congruità
Un lavoratore, dopo aver vinto una causa per illegittima apposizione del termine al contratto di lavoro, ha lamentato che l'indennità risarcitoria massima di 12 mensilità, unita alla lunga durata del processo, non copriva il danno subito. Ha quindi richiesto un ulteriore risarcimento per l'eccessiva durata del giudizio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28298/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che l'unico rimedio per il danno da ritardo processuale è l'indennizzo previsto dalla Legge Pinto, i cui limiti sono stati ritenuti legittimi e conformi alla normativa europea, anche se l'importo può sembrare esiguo rispetto al danno complessivo patito dal lavoratore. La Corte ha chiarito che il sistema dell'indennizzo durata processo è un meccanismo riparatorio autonomo e non può essere utilizzato per superare i limiti di risarcimento previsti per la specifica controversia di lavoro.
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