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Indennizzo

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289 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Danni da fauna selvatica: il concorso di colpa
Un'azienda agricola ha subito ingenti danni da fauna selvatica (cinghiali) provenienti da un parco naturale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che attribuiva all'agricoltore un concorso di colpa dell'80% per non aver adottato idonee misure di protezione del proprio fondo, come recinzioni adeguate. Il ricorso dell'agricoltore è stato dichiarato inammissibile perché basato su un presupposto giuridico errato (responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c.) invece che sul corretto regime di indennizzo previsto da leggi speciali.
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Danni da fauna selvatica: rinvio alla pubblica udienza
Un imprenditore agricolo ha citato in giudizio una Regione per ottenere un indennizzo per i danni da fauna selvatica subiti. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta, ma la Regione ha presentato ricorso in Cassazione sollevando complesse questioni di diritto regionale ed europeo, in particolare sulla compatibilità dell'indennizzo con le norme UE sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di una questione simile dinanzi alla Corte di Giustizia UE e la necessità di un esame approfondito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a una pubblica udienza per la decisione finale.
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Espropriazione parziale: indennizzo e valore residuo
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che in caso di espropriazione parziale, il proprietario ha diritto a un indennizzo che copre non solo il terreno sottratto, ma anche la diminuzione di valore della parte residua. La Corte ha respinto il ricorso di un Comune, confermando che anche l'esproprio di una piccola porzione (0,24%) di un vivaio può giustificare un cospicuo risarcimento per il deprezzamento del bene rimanente, causato in questo caso da un aumentato rischio idraulico dovuto all'opera pubblica.
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Equa riparazione rinvii: la Cassazione decide
Un cittadino ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo. La Corte d'Appello aveva ridotto l'indennizzo, imputando alle parti un ritardo di quattro anni per dei rinvii richiesti. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il giudice non può detrarre automaticamente il tempo dei rinvii ma deve valutare caso per caso a chi sia effettivamente imputabile il ritardo. La questione centrale riguarda l'equa riparazione rinvii e la responsabilità dello Stato.
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Indennizzo procedura fallimentare: no alla riduzione
Una società ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata (13 anni) di una procedura fallimentare in cui era creditrice. La Corte d'Appello ha concesso l'indennizzo ma lo ha ridotto a causa dell'elevato numero di creditori. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la riduzione dell'indennizzo per un alto numero di parti non è applicabile alle procedure fallimentari, poiché la pluralità di creditori è una caratteristica intrinseca e non un'anomalia. Di conseguenza, il calcolo dell'indennizzo per procedura fallimentare deve seguire regole specifiche che non prevedono tale decurtazione.
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Equa riparazione: calcolo indennizzo e Legge Pinto
La Corte di Cassazione ha stabilito che una riduzione del 70% dell'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo fallimentare è eccessiva, anche se i creditori hanno ricevuto acconti dal Fondo di Garanzia INPS. La Corte ha chiarito che, sebbene i pagamenti parziali possano attenuare il danno, non giustificano una decurtazione così drastica dell'indennizzo, a meno che la pretesa non sia di carattere irrisorio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione del quantum.
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Pretesa irrisoria: quando spetta il risarcimento?
La Cassazione chiarisce il concetto di pretesa irrisoria ai fini del risarcimento per l'eccessiva durata dei processi. Una società aveva ottenuto un indennizzo per un ritardo nel recupero di un credito di circa 3.700 euro. Il Ministero della Giustizia ha sostenuto che la pretesa fosse irrisoria rispetto alla situazione economica della società. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la valutazione della pretesa irrisoria deve essere prima di tutto oggettiva. Solo se il valore è oggettivamente minimo, si considerano le condizioni soggettive della parte per verificare se, nonostante ciò, esista un interesse concreto.
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Interpretazione clausole assicurative: furto e danni
Una sentenza della Corte d'Appello ha stabilito che i danni a un immobile causati durante un furto non rientrano nella copertura per "atti vandalici o dolosi" se tale clausola è inserita nella sezione specifica "Eventi socio-politici" e il rischio furto è espressamente escluso dalla polizza. La decisione si basa su una rigorosa interpretazione delle clausole assicurative, che privilegia il contesto contrattuale rispetto al significato letterale di una singola frase. La Corte ha riformato la sentenza di primo grado, condannando l'assicurato a restituire l'indennizzo percepito.
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Malattia professionale: indennizzo per muratore
Un lavoratore, dopo oltre 25 anni di attività come muratore, ha citato in giudizio l'ente assicuratore per ottenere un indennizzo per malattia professionale legata a patologie delle spalle e dei gomiti. Inizialmente la domanda è stata respinta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. Sulla base di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), i giudici hanno riconosciuto il nesso causale tra il lavoro usurante e le malattie, liquidando un indennizzo pari al 10% di danno biologico e correggendo il calcolo del perito sul punto dell'arrotondamento finale.
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