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Indennità Di Mobilità In Deroga

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Prestazione economica a sostegno del reddito per lavoratori licenziati da aziende escluse dalla normativa ordinaria, concessa in base a specifici accordi e alla concreta disponibilità di fondi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indennità di mobilità in deroga: ricorso errato e diritto perso
Un lavoratore ha richiesto il pagamento dell'indennità di mobilità in deroga. La Corte d'Appello ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, poiché mancava il decreto di autorizzazione della Regione con il nome del lavoratore. Senza tale atto, il lavoratore vanta solo un interesse legittimo e deve rivolgersi al giudice amministrativo. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha infatti copiato integralmente tutti gli atti precedenti senza fare una sintesi chiara dei fatti, violando le regole processuali. Inoltre, non ha contestato validamente la decisione sulla giurisdizione. Il lavoratore perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali.
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Mobilità in deroga: l’INPS deve pagare anche senza decreto
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere l'indennità di mobilità in deroga per gli anni 2010 e 2011. L'Ente Previdenziale si era opposto, sostenendo che spettasse alla Regione Lazio pagare o partecipare al giudizio e contestando la mancanza del decreto formale di autorizzazione. I giudici hanno chiarito che, una volta emessa l'autorizzazione regionale, il lavoratore vanta un vero e proprio diritto soggettivo direttamente nei confronti dell'Ente Previdenziale, senza necessità di coinvolgere la Regione nel processo. Inoltre, l'esistenza dell'autorizzazione può essere dimostrata anche indirettamente attraverso elementi concreti come la partecipazione a corsi di formazione, accordi sindacali e successive proroghe del beneficio. La Cassazione ha quindi respinto il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando la condanna al pagamento.
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Indennità di mobilità in deroga: l’ente paga se mancano le prove
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento dell'indennità di mobilità in deroga per il periodo 2010-2012. L'ente previdenziale ha rifiutato il pagamento sostenendo l'esaurimento dei fondi stanziati, presentando come prova un messaggio interno generico. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della lavoratrice, ritenendo insufficiente la prova fornita dall'ente. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la decisione e sollevando questioni sulla legittimazione e sulla prova. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'ente previdenziale non ha fornito una prova idonea dell'effettivo esaurimento delle risorse finanziarie al momento della domanda. Di conseguenza, l'ente è stato condannato a pagare la prestazione e a rifondere le spese legali.
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Indennità mobilità in deroga: onere della prova INPS
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35139/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale contro la condanna al pagamento dell'indennità di mobilità in deroga. La Corte ha stabilito che, una volta dimostrati i presupposti del diritto da parte del lavoratore, l'onere della prova sull'eventuale esaurimento dei fondi grava sull'ente stesso, in base al principio di vicinanza della prova. Inoltre, è stato ribadito che l'ente non può eccepire il proprio difetto di titolarità passiva per la prima volta in sede di legittimità.
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Onere della prova: mobilità in deroga negata
La richiesta di un lavoratore per l'indennità di mobilità in deroga è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'onere della prova riguardo al versamento dei contributi da parte del datore di lavoro spetta al lavoratore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché contestava in modo generico la valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito, senza fornire argomentazioni specifiche e giuridicamente fondate.
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