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Indennità Di Mancato Preavviso

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una somma di denaro che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore quando recede dal contratto senza rispettare il periodo di preavviso previsto dalla legge o dal contratto collettivo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indennità di mancato preavviso: Lavoratore vince, ma perde sul Fondo Volo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che, a seguito del licenziamento da un'Azienda fallita, rivendicava l'Indennità di mancato preavviso e l'integrazione del Fondo Volo. Il Lavoratore aveva ottenuto il riconoscimento di entrambi i crediti nello stato passivo del Fallimento. Il Curatore ha proposto ricorso. La Corte ha confermato il diritto all'Indennità di mancato preavviso, chiarendo che è dovuta anche se il Lavoratore ha percepito l'indennità di mobilità, a meno che non sia provato l'effettivo pagamento. Tuttavia, ha respinto la richiesta per il Fondo Volo, specificando che si tratta di un credito previdenziale gestito dall'INPS e non un debito diretto dell'Azienda fallita. Il Lavoratore ha quindi vinto per l'Indennità di mancato preavviso ma ha perso sul Fondo Volo.
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Fallimento e indennità di mancato preavviso: la tutela
Un dipendente viene licenziato a seguito dell'interruzione delle attività decisa dal curatore di una società fallita. Il Tribunale esclude l'indennità di mancato preavviso dallo stato passivo, ritenendo il fallimento un fatto non colposo che non genera obblighi risarcitori. Il dipendente impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'errata qualificazione della somma richiesta. La Suprema Corte accoglie il ricorso del dipendente, stabilendo che il fallimento sospende il contratto ma non ne costituisce automatica causa di scioglimento immediato. Quando il curatore recede dal rapporto, il lavoratore conserva il pieno diritto alla liquidazione dell'indennità per via della sua natura economica assistenziale e non punitiva. I giudici riconoscono quindi l'intero importo del credito previdenziale e retributivo, collocandolo con rango privilegiato a carico della procedura.
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Indennità Fondo Volo nel Fallimento: Responsabilità del Datore o INPS?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Lavoratrice che chiedeva al Fallimento della sua Azienda il pagamento dell'indennità di mancato preavviso e dell'Indennità Fondo Volo. Il Tribunale aveva ammesso entrambi i crediti. La Cassazione ha confermato il diritto all'indennità di mancato preavviso, ma ha escluso la responsabilità del Fallimento per l'Indennità Fondo Volo. Ha chiarito che quest'ultima è un trattamento previdenziale erogato dall'INPS, non un debito diretto del datore di lavoro, anche se fallito.
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Indennità di Preavviso e Mobilità: la Cassazione chiarisce la Cumulabilità
Una lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento dell'indennità di mancato preavviso e del TFR nello stato passivo del fallimento dell'azienda. Il Curatore ha proposto ricorso, sostenendo l'incompatibilità e la non cumulabilità tra l'indennità di mancato preavviso e l'indennità di mobilità, poiché entrambe mirano a sostenere il lavoratore durante la ricerca di una nuova occupazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'istituto previdenziale non è esonerato dall'erogazione dell'indennità di mobilità per il periodo coperto dall'indennità di mancato preavviso, a meno che quest'ultima non sia stata effettivamente corrisposta. La sentenza conferma la cumulabilità delle indennità.
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Domanda Tardiva Fallimento: Nessuna Proroga Automatica del Termine
Un Lavoratore ha presentato una domanda tardiva fallimento per ottenere l'indennità di mancato preavviso da un'Azienda fallita. Il Tribunale ha respinto la richiesta, poiché presentata oltre il termine di dodici mesi. Il Lavoratore sosteneva che il termine dovesse estendersi automaticamente a diciotto mesi, dato che l'udienza di verifica del passivo era stata fissata oltre i 120 giorni, implicando una "particolare complessità". La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, chiarendo che la proroga del termine per la domanda tardiva fallimento non è automatica, ma richiede una decisione esplicita del tribunale. Il Lavoratore ha perso il ricorso e dovrà sostenere le spese legali.
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Negata l’aspettativa non retribuita: il medico si dimette e vince
Una dirigente medica ha richiesto un'aspettativa non retribuita per accettare un incarico a tempo determinato presso un'altra struttura sanitaria. L'azienda sanitaria ha rifiutato la richiesta, ritenendola discrezionale. Di conseguenza, la lavoratrice si è dimessa per giusta causa. L'azienda ha poi preteso il pagamento dell'indennità di mancato preavviso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che, in base al contratto collettivo applicabile, la concessione dell'aspettativa per un altro incarico pubblico a termine è obbligatoria e non discrezionale. Di conseguenza, il rifiuto illegittimo dell'azienda ha giustificato le dimissioni immediate della dipendente, la quale ha diritto a ricevere l'indennità di preavviso dal datore di lavoro anziché doverla pagare.
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Dimissioni per giusta causa: l’attesa non cancella l’indennità
Un lavoratore ha rassegnato le dimissioni per giusta causa a causa del mancato pagamento regolare degli stipendi da parte dell'azienda, successivamente fallita. Il Tribunale ha respinto la richiesta di ammissione al passivo per l'indennità di preavviso, ritenendo le dimissioni tardive rispetto al primo mese di ritardo nei pagamenti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la valutazione dell'immediatezza delle dimissioni deve essere flessibile. Il dipendente ha il diritto di attendere un tempo ragionevole per verificare se la crisi aziendale sia temporanea, senza perdere il diritto all'indennità. La Suprema Corte ha cassato il decreto e ha rinviato la causa al Tribunale.
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Contribuzione figurativa: il ricorso errato cancella la pensione
Un lavoratore ha chiesto all'INPS il riconoscimento della pensione avvalendosi della salvaguardia per gli esodati. L'ente previdenziale ha rigettato la domanda, non riconoscendo la contribuzione figurativa per alcune settimane del 1994 e del 1996, coincidenti con i periodi di carenza successivi alla percezione dell'indennità di mancato preavviso. La Corte d'Appello ha respinto la domanda del lavoratore, ritenendo che tali periodi non fossero coperti da contribuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore per difetto di specificità e chiarezza nell'esposizione dei fatti, confermando la decisione d'appello. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Mancato preavviso per pensione: l’Ente perde e deve restituire i soldi
Un dipendente di un ente pubblico comunica la cessazione del rapporto per accedere alla pensione. L'ente interpreta la comunicazione come dimissioni volontarie e trattiene dal TFR l'indennità di mancato preavviso. La Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale: nel pubblico impiego, il raggiungimento dei limiti di età per la pensione causa la risoluzione automatica del contratto. La comunicazione del dipendente è una semplice presa d'atto, non una dimissione che richiede preavviso. Di conseguenza, la trattenuta è illegittima e l'ente deve restituire la somma.
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Dimissioni per giusta causa: se tardive, il lavoratore paga
Un dipendente di banca si dimetteva oltre sei mesi dopo aver subito un trasferimento e un demansionamento illegittimi, invocando le dimissioni per giusta causa per non rispettare un lungo periodo di preavviso pattuito nel contratto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante l'illegittimità del comportamento dell'azienda, il notevole ritardo nella reazione del lavoratore viola il principio di immediatezza. Questo principio è un requisito fondamentale per le dimissioni per giusta causa. Di conseguenza, il recesso è stato considerato valido ma non supportato da giusta causa, obbligando il lavoratore a pagare all'azienda l'indennità per il mancato preavviso.
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Indennità di preavviso: accordo in Cassazione estingue il caso
Un collaboratore chiedeva a un'azienda, poi fallita, il pagamento dell'indennità di mancato preavviso. Il suo credito era stato ammesso con priorità nell'elenco dei debiti della società. Il curatore fallimentare, in disaccordo, aveva impugnato la decisione fino in Corte di Cassazione. Durante il processo, però, le parti hanno raggiunto un accordo economico. Di conseguenza, l'azienda ha rinunciato al ricorso e il collaboratore ha accettato la rinuncia. La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, chiudendo la vicenda senza una sentenza sul merito, ma sulla base della volontà delle parti di risolvere la questione con una transazione.
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Recesso per giusta causa: crisi della banca non salva l’agente
Un promotore finanziario interrompe il suo contratto di agenzia con una banca, invocando il recesso per giusta causa a seguito della crisi dell'istituto. La banca lo cita in giudizio per ottenere la restituzione di bonus e il pagamento dell'indennità per mancato preavviso. La Corte di Cassazione dà ragione alla banca, stabilendo un principio fondamentale: per un valido recesso per giusta causa, non basta una generica crisi aziendale. L'agente deve dimostrare un inadempimento grave e specifico della banca che abbia causato un danno diretto al suo patrimonio e leso i suoi interessi economici, rendendo intollerabile la prosecuzione del rapporto. In assenza di tale prova, il recesso è illegittimo e l'agente deve risarcire la controparte.
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Indennità di preavviso rinunciata? I contributi INPS restano dovuti
Un'azienda, dopo aver licenziato alcuni dipendenti riconoscendo il loro diritto all'indennità di preavviso, stipula con loro un accordo successivo. Questo accordo trasforma il licenziamento in una risoluzione consensuale e i lavoratori rinunciano all'indennità in cambio di un incentivo all'esodo. Nonostante la rinuncia e il mancato pagamento, l'INPS richiede i relativi versamenti. La Cassazione conferma che i **contributi su indennità di mancato preavviso** sono sempre dovuti. L'obbligo contributivo, di natura pubblica, sorge nel momento in cui nasce il diritto del lavoratore a ricevere l'indennità, non quando questa viene effettivamente pagata. Un accordo privato successivo tra le parti non può annullare un'obbligazione preesistente verso l'ente previdenziale.
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Indennità di mancato preavviso: il lavoratore vince sul fallimento
Un lavoratore ha impugnato l'esclusione del proprio credito per indennità di mancato preavviso dallo stato passivo di un'azienda tessile fallita. Il tribunale di merito aveva inizialmente negato il diritto, ritenendo il fallimento un evento non volontario e non risarcitorio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il fallimento non risolve automaticamente il rapporto ma lo sospende. Se il curatore decide di sciogliere il contratto, il dipendente matura il diritto alla indennità di mancato preavviso ai sensi dell'art. 2118 c.c. La Corte ha chiarito che tale indennità ha natura retributiva e non risarcitoria, rendendola pienamente compatibile con le procedure concorsuali e ammissibile al passivo in via privilegiata.
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Recesso per giusta causa agente: la Cassazione decide
Un agente commerciale ha rassegnato le dimissioni invocando il recesso per giusta causa a causa di presunti inadempimenti da parte dell'istituto di credito preponente. I tribunali di merito hanno respinto la tesi dell'agente, condannandolo a pagare l'indennità di mancato preavviso. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha rigettato il ricorso dell'agente, confermando le decisioni precedenti. La Corte ha chiarito che non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge, e ha ribadito i limiti del ricorso in caso di 'doppia conforme', ovvero quando due sentenze di merito giungono alla stessa conclusione.
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Recesso per giusta causa: quando è legittimo?
Un agente recede da un contratto di agenzia per inadempimenti della preponente, invocando il recesso per giusta causa. La Corte d'Appello, confermando la decisione di primo grado, nega la sussistenza della giusta causa, ritenendo il singolo mancato pagamento di una fattura non sufficientemente grave da giustificare la risoluzione immediata, e condanna l'agente al pagamento dell'indennità di mancato preavviso.
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Recesso per giusta causa agente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso per giusta causa agente di commercio a fronte del mancato pagamento di provvigioni e, soprattutto, dei contributi previdenziali da parte della società preponente. L'ordinanza chiarisce che anche un singolo inadempimento, se inserito in un contesto più ampio di mancanze, può minare il rapporto fiduciario e giustificare la risoluzione immediata del contratto.
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Indennità di preavviso: sì al cumulo con il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3247/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di licenziamento illegittimo. Anche se al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria definita "onnicomprensiva", questa non assorbe l'indennità di mancato preavviso. La Corte ha chiarito che le due tutele hanno funzioni diverse e tra loro compatibili: la prima sanziona l'illegittimità del recesso, mentre la seconda compensa il danno economico derivante dalla sua improvvisa risoluzione. Pertanto, in caso di licenziamento illegittimo intimato senza il dovuto preavviso, il lavoratore ha diritto a entrambe le indennità.
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Indennità di mancato preavviso: cumulo con risarcimento
Una società datrice di lavoro ha impugnato una decisione che riconosceva a due ex dipendenti, licenziati illegittimamente, sia l'indennità risarcitoria che l'indennità di mancato preavviso. Secondo la società, la prima, essendo "onnicomprensiva", doveva assorbire la seconda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che le due indennità hanno funzioni distinte e cumulabili. L'indennità risarcitoria compensa l'illegittimità del recesso, mentre l'indennità di mancato preavviso risarcisce il danno derivante dalla cessazione improvvisa del rapporto.
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Riduzione canone locazione: No in automatico per Covid
In un caso riguardante una locazione commerciale, la Corte di Cassazione ha stabilito che le restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19 non conferiscono al conduttore il diritto automatico a una riduzione del canone locazione. L'ordinanza chiarisce che, sebbene l'inadempimento possa essere giustificato, la modifica del contratto non può essere imposta dal giudice ma resta legata ai rimedi generali come la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta, che la controparte può evitare offrendo una modifica equa.
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