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Art. 104 l. fall.

9 provvedimenti

Fallimento e indennità di mancato preavviso: la tutela
Un dipendente viene licenziato a seguito dell'interruzione delle attività decisa dal curatore di una società fallita. Il Tribunale esclude l'indennità di mancato preavviso dallo stato passivo, ritenendo il fallimento un fatto non colposo che non genera obblighi risarcitori. Il dipendente impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'errata qualificazione della somma richiesta. La Suprema Corte accoglie il ricorso del dipendente, stabilendo che il fallimento sospende il contratto ma non ne costituisce automatica causa di scioglimento immediato. Quando il curatore recede dal rapporto, il lavoratore conserva il pieno diritto alla liquidazione dell'indennità per via della sua natura economica assistenziale e non punitiva. I giudici riconoscono quindi l'intero importo del credito previdenziale e retributivo, collocandolo con rango privilegiato a carico della procedura.
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Indennità di mancato preavviso: il lavoratore vince sul fallimento
Un lavoratore ha impugnato l'esclusione del proprio credito per indennità di mancato preavviso dallo stato passivo di un'azienda tessile fallita. Il tribunale di merito aveva inizialmente negato il diritto, ritenendo il fallimento un evento non volontario e non risarcitorio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il fallimento non risolve automaticamente il rapporto ma lo sospende. Se il curatore decide di sciogliere il contratto, il dipendente matura il diritto alla indennità di mancato preavviso ai sensi dell'art. 2118 c.c. La Corte ha chiarito che tale indennità ha natura retributiva e non risarcitoria, rendendola pienamente compatibile con le procedure concorsuali e ammissibile al passivo in via privilegiata.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Crediti prededucibili: cosa succede nel fallimento?
Una società di servizi energetici ha richiesto il riconoscimento dello status prededucibile per crediti maturati prima del fallimento di un'azienda cliente, dato che il contratto di fornitura era proseguito durante l'esercizio provvisorio. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, specificando che i crediti prededucibili antecedenti al fallimento, in contratti di durata, sono tali solo se il curatore subentra formalmente nel contratto al termine del periodo provvisorio. Solamente i crediti sorti durante l'esercizio provvisorio sono automaticamente prededucibili.
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Rimborso IVA: no alla decadenza se il credito è nullo
Una società in fallimento si è vista negare un rimborso IVA a causa di una presunta frode. La società ha sostenuto che il potere di contestazione dell'Amministrazione finanziaria fosse decaduto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando un principio fondamentale: l'Amministrazione può sempre verificare l'effettiva esistenza di un credito IVA al momento della richiesta di rimborso, anche se sono scaduti i termini per l'accertamento della dichiarazione originaria.
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Ricorso inammissibile: quando un atto non è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso un decreto del Tribunale che aveva annullato la revoca di un'aggiudicazione provvisoria di rami d'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento impugnato non era né decisorio né definitivo, in quanto si limitava a giudicare la legittimità di un atto gestorio del curatore fallimentare, senza risolvere una controversia su diritti soggettivi in modo finale. Pertanto, il ricorso non rispettava i requisiti previsti dall'art. 111 della Costituzione.
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Termine concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8365/2025, ha rigettato il ricorso di una holding, confermando la dichiarazione di fallimento. La Corte ha stabilito che il termine concordato preventivo per integrare la proposta è perentorio e non prorogabile, rendendo inammissibili i documenti depositati tardivamente. Inoltre, ha chiarito che l'attività di una holding, se finalizzata alla mera dismissione delle partecipazioni, non configura una continuità aziendale ma un concordato liquidatorio, con requisiti più stringenti.
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Crediti prededucibili: quando sono ammessi?
La Corte di Cassazione interviene sul tema dei crediti prededucibili sorti durante la fase di concordato con riserva. Una società fornitrice di imballaggi chiedeva il riconoscimento della prededuzione per le forniture effettuate a un'azienda poi fallita. La Suprema Corte ha stabilito che, per riconoscere tali crediti, non basta la mera funzionalità dell'atto all'attività d'impresa, ma è necessaria una valutazione rigorosa sulla sua natura di 'ordinaria amministrazione'. Questo implica verificare la coerenza dell'atto con il tipo di piano concordatario previsto e, soprattutto, con l'interesse della massa dei creditori, al fine di non pregiudicare il patrimonio del debitore.
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Compenso amministratori straordinari: no prededuzione
Tre professionisti, nominati amministratori straordinari di una società a seguito di una misura interdittiva antimafia, hanno richiesto che i loro compensi fossero ammessi in via prededucibile al passivo del successivo fallimento della stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La ragione fondamentale risiede nella mancata dimostrazione di una concreta utilità dell'attività degli amministratori per la massa dei creditori. La Corte ha sottolineato che la nomina prefettizia, pur essendo anteriore al fallimento, non conferisce automaticamente un diritto di priorità nel pagamento, poiché la gestione amministrativa straordinaria e la procedura fallimentare perseguono finalità distinte e non sono in un rapporto di continuità funzionale.
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