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124 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accertamento del credito: basta un esame sommario
Una società dichiarata fallita si rivolge alla Cassazione, sostenendo che il credito del ricorrente non era stato definitivamente provato. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando che per avviare una procedura fallimentare è sufficiente un accertamento del credito di tipo sommario e incidentale da parte del giudice, senza necessità di un giudizio definitivo.
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Requisiti di fallibilità: onere della prova del debitore
Una società immobiliare e la sua socia illimitatamente responsabile ricorrono in Cassazione contro la sentenza che ne ha dichiarato il fallimento. Contestano la sussistenza del credito vantato dalla società energetica istante e il superamento dei requisiti di fallibilità. La Suprema Corte rigetta il ricorso, affermando principi chiave: spetta al debitore l'onere della prova di non superare tutte le soglie dimensionali previste dalla legge; la valutazione del credito da parte del tribunale fallimentare è incidentale e non richiede un accertamento definitivo; per le società, il termine annuale per la dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese, non dalla cessazione di fatto dell'attività.
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Perequazione urbanistica: IMU dovuta su aree verdi
Un'amministrazione comunale ha contestato la decisione dei giudici di merito che escludeva l'IMU su un terreno destinato a verde pubblico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che se l'area rientra in un piano di perequazione urbanistica, essa mantiene una natura edificabile ai fini fiscali. La sentenza sottolinea l'errore del giudice di merito nel non aver analizzato correttamente il meccanismo urbanistico, confondendo la perequazione con una mera compensazione.
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Beneficio d’inventario: stop ai debiti fiscali ereditati
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'erede che accetta l'eredità con beneficio d'inventario può opporre tale limitazione di responsabilità fin da subito contro una intimazione di pagamento per debiti fiscali del defunto. Il giudice tributario deve valutare la questione, anche se in via incidentale, per determinare i limiti del pagamento. La Corte ha invece rigettato il motivo di ricorso relativo alla nullità della notifica PEC proveniente da un indirizzo non presente nei pubblici registri, in assenza di una prova di un pregiudizio concreto al diritto di difesa.
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Responsabilità avvocato: quando l’errore è del giudice
Un cliente ha citato in giudizio i propri avvocati per aver perso una causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dell'avvocato non sussiste se, nonostante una sua omissione, la causa sarebbe stata persa comunque a causa di un errore del giudice. In questo caso, viene a mancare il nesso causale tra la condotta del legale e il danno subito dal cliente. Il giudice che valuta la responsabilità professionale deve quindi poter riesaminare l'esito della causa originaria per determinare la vera causa della soccombenza.
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Utili extra bilancio: quando si presumono distribuiti?
Un socio unico di una società a ristretta base partecipativa è stato oggetto di un accertamento fiscale per la presunta percezione di utili extra bilancio, ovvero profitti non dichiarati dalla società. La Corte di Cassazione, con la sentenza 19409/2024, ha respinto il ricorso del contribuente, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione di tali utili ai soci. La Corte ha inoltre stabilito che il socio non può contestare l'accertamento societario una volta che questo è divenuto definitivo.
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Sospensione processo tributario: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile ordinare la sospensione del processo tributario in attesa della definizione di un procedimento penale collegato, anche se riguarda gli stessi fatti. Confermando il principio di autonomia e separazione tra i due giudizi, la Corte ha annullato l'ordinanza di un tribunale inferiore che aveva sospeso un contenzioso fiscale per contrabbando. La decisione si fonda sull'articolo 20 del D.Lgs. 74/2000, che vieta espressamente tale sospensione.
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Querela di falso in Cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava la tardività del proprio appello basandosi su una presunta falsità delle firme sulle ricevute di notifica. La Corte ha stabilito che la querela di falso non può essere proposta nel giudizio di Cassazione se riguarda documenti utilizzati nei gradi di merito, ma può costituire, se del caso, motivo di revocazione della sentenza impugnata. La decisione chiarisce i limiti procedurali di questo strumento nel contenzioso tributario.
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Sostituzione avvocato gratuito patrocinio: chi paga?
Un avvocato ha citato in giudizio la sua ex cliente, ammessa al gratuito patrocinio, per ottenere il pagamento del suo compenso. Il legale era subentrato a un precedente difensore senza però regolarizzare la propria nomina ai fini del beneficio. La Corte d'Appello, confermando la decisione di primo grado e seguendo le indicazioni della Cassazione, ha stabilito che la mancata formalizzazione della sostituzione dell'avvocato in gratuito patrocinio è imputabile alla negligenza del professionista stesso. Di conseguenza, l'avvocato non può richiedere il pagamento alla cliente e deve farsi carico di tutte le spese legali dei vari gradi di giudizio.
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Impugnazione parte civile: il diritto al risarcimento
Una parte civile ha impugnato la sentenza di assoluzione di un'imputata per il reato di minaccia. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione della parte civile contro un'assoluzione obbliga il giudice d'appello a riesaminare la condotta dell'imputato per decidere sul risarcimento dei danni, anche in assenza di una condanna penale. La sentenza è stata annullata con rinvio a un giudice civile per una nuova valutazione sulla richiesta di risarcimento.
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Debiti prescritti fallimento: non contano più
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29008/2024, ha stabilito un principio cruciale in tema di debiti prescritti e fallimento. Ha chiarito che i crediti ormai prescritti, e quindi non più esigibili, non devono essere considerati nel calcolo dell'ammontare totale dei debiti per determinare se un'impresa supera la soglia di fallibilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che, al contrario, aveva incluso tali debiti, sottolineando che la prescrizione estingue il debito ai fini della procedura fallimentare.
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Stato di insolvenza e patrimonio: la Cassazione decide
Una società, dichiarata fallita per canoni di locazione non pagati, ricorre in Cassazione sostenendo di non essere in stato di insolvenza grazie a un ingente patrimonio immobiliare. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che lo stato di insolvenza si valuta sulla capacità di adempiere con mezzi liquidi e non sul valore teorico degli asset, soprattutto se non prontamente realizzabili.
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Legittimazione creditore fallimento: verifica del giudice
Una società di riscossione tributi ha chiesto il fallimento di un'impresa. Quest'ultima ha contestato la legittimità della società istante, sostenendo l'invalidità dell'atto di proroga del servizio di riscossione concesso dal Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il giudice fallimentare deve sempre verificare, anche se solo in via incidentale, la legittimazione del creditore che chiede il fallimento. Questa verifica include l'esame della validità dell'atto su cui si fonda il potere del creditore, senza poter delegare tale valutazione al giudice amministrativo.
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Composizione Negoziata: quando non ferma il fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa non può accedere alla composizione negoziata della crisi se è ancora formalmente pendente una precedente domanda di concordato preventivo. Anche se l'impresa ha manifestato la volontà di rinunciare al concordato, la pendenza cessa solo con una pronuncia del tribunale. Di conseguenza, l'istanza di composizione negoziata è inammissibile e non può impedire la dichiarazione di fallimento. Il tribunale fallimentare ha il potere di valutare incidentalmente tale inammissibilità.
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Giurisdizione e proprietà: quando decide il giudice civile
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la controversia sulla proprietà di un'area occupata da un Comune appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, e non a quella amministrativa, quando la Pubblica Amministrazione si difende opponendo un proprio titolo di acquisto di natura privatistica (un contratto di compravendita) in conflitto con quello vantato dal cittadino. La decisione delimita l'ambito della giurisdizione amministrativa, escludendo le dispute puramente petitorie sulla titolarità dei beni.
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Riconoscimento del debito: vale la nota del Comune?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una semplice nota, sottoscritta da Sindaco e Segretario Comunale, non costituisce un valido riconoscimento del debito se non rispetta i requisiti formali e non esprime una chiara volontà di ammettere l'obbligazione. Di conseguenza, il creditore non è esonerato dall'onere di provare l'esistenza del proprio diritto. La sentenza chiarisce che l'atto deve essere inequivocabile e, per gli enti pubblici, supportato da una delibera formale.
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Demanio idrico: competenza sui beni sdemanializzati
Una società ha rivendicato la proprietà per usucapione di un terreno precedentemente parte del demanio idrico, sostenendo che avesse perso la sua funzione idraulica. La Corte di Cassazione ha confermato la competenza del Tribunale delle Acque Pubbliche, e non del tribunale ordinario, per decidere la controversia. La motivazione risiede nella necessità di un accertamento tecnico preliminare sulla natura attuale del bene, una questione che rientra nella giurisdizione specializzata del Tribunale delle Acque, anche se sollevata in via incidentale.
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Posizione organizzativa: nomina e valutazione comparata
Una dipendente comunale contesta la revoca del suo incarico di posizione organizzativa e la successiva nomina di un collega. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il conferimento di una posizione organizzativa, pur essendo un atto di gestione privatistica, richiede sempre una valutazione comparativa tra gli aspiranti, nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede. La revoca dell'incarico iniziale, avvenuta senza tale procedura, è stata ritenuta legittima, così come il successivo conferimento basato su una comparazione motivata.
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Factoring e concordato: a chi spetta il credito?
Una società di factoring agisce per il pagamento di crediti ceduti da un'azienda poi ammessa a concordato preventivo. Le corti di merito ritengono la domanda inammissibile, in quanto doveva essere proposta nelle forme del procedimento concorsuale. La Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria sul tema del factoring e concordato, rinvia la decisione alla Prima Sezione Civile, competente per materia, per risolvere la complessa questione sulla tutela dei diritti del terzo cessionario.
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Disapplicazione atto amministrativo: la Cassazione decide
Una società di servizi sanitari ha ottenuto un'ingiunzione di pagamento contro enti pubblici. Questi si sono opposti e il Tribunale ha sospeso il giudizio in attesa di una decisione del TAR sull'atto che fissava le tariffe. La Corte di Cassazione ha annullato la sospensione, affermando il principio della disapplicazione atto amministrativo: il giudice civile, per decidere su un diritto soggettivo (il pagamento), può ignorare l'atto amministrativo illegittimo senza dover attendere il giudizio amministrativo.
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