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Incensurato

57 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Soggetto che non ha precedenti penali, ovvero la cui fedina penale è pulita.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: valida anche per l’incensurato
L'Indagato, un giovane incensurato, e stato arrestato per aver partecipato al trasporto di ingenti quantitativi di droga, esplosivi e armi da guerra. Nello specifico, ha svolto la funzione di staffetta stradale per proteggere il veicolo che trasportava il carico illecito prelevato dall'abitazione di un complice ai domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere, evidenziando la gravita del fatto e l'inserimento in un contesto criminale organizzato. L'Indagato ha ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di motivazione individuale per la misura detentiva. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso: la partecipazione attiva a un'operazione complessa dimostra una pericolosita concreta e l'inadeguatezza di misure meno restrittive come gli arresti domiciliari, anche per soggetti incensurati.
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Diniego delle attenuanti generiche: incensurato condannato
Un imputato era stato condannato per associazione finalizzata al traffico internazionale di oltre cento chilogrammi di cocaina. La difesa ha contestato la sentenza lamentando il diniego delle attenuanti generiche, sostenendo che la formale assenza di precedenti penali imponesse una riduzione della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici supremi hanno chiarito che lo stato di incensurato non attribuisce automaticamente un diritto allo sconto di pena. L'autorità giudiziaria può legittimamente negare il beneficio valorizzando l'estrema gravità del fatto e l'elevata capacità a delinquere del reo. Inoltre, utilizzare la gravità oggettiva dell'illecito sia per quantificare la pena base sia per escludere le attenuanti non viola alcun principio processuale. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto al supermercato: la Cassazione conferma la particolare tenuità del fatto
Una donna ha sottratto merce per circa 200 euro da un supermercato, nascondendola e pagando solo altri articoli. In primo grado, è stata condannata per furto tentato. La Corte d'Appello l'ha assolta per la particolare tenuità del fatto, ritenendo l'offesa minima e il comportamento non abituale. Il Procuratore Generale ha impugnato, sostenendo l'illogicità della motivazione, in particolare riguardo alla presunta incensuratezza della donna e alla gravità del dolo. La Cassazione ha confermato l'assoluzione, ribadendo che l'errore sull'incensuratezza non incide, poiché per escludere la particolare tenuità del fatto è necessaria l'abitualità, ovvero almeno due precedenti reati della stessa indole, non riscontrati nel caso specifico.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione Conferma la Pena
Un individuo ha presentato ricorso contro una sentenza che lo condannava per reati legati allo spaccio di droga, lamentando un'eccessiva dosimetria della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che l'impugnazione fosse generica e non affrontasse adeguatamente le motivazioni della sentenza precedente. Hanno confermato la discrezionalità del giudice nel determinare la pena, considerando i numerosi precedenti penali dell'imputato e la sua condotta processuale non collaborativa. L'inammissibilità del ricorso penale ha comportato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: incensurato resta detenuto
Un indagato accusato di reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti ha proposto ricorso contro la custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'assenza di attualità delle esigenze cautelari in ragione del tempo trascorso dai fatti e dello stato di incensurato dell'uomo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la misura restrittiva. I giudici hanno evidenziato che l'indagato manteneva legami stabili con un complice capace di gestire le attività illecite anche dallo stato di detenzione. La pluralità delle condotte e l'inserimento nel circuito criminale dimostrano la concreta e attuale pericolosità sociale. L'indagato resta dunque in carcere e deve pagare le spese del processo.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari con braccialetto
Un uomo ha tentato di uccidere la propria ex fidanzata aggredendola con un coltello per strada, ma l'intervento di un passante ha evitato la tragedia. La difesa dell'aggressore ha richiesto la sostituzione della misura restrittiva con gli arresti domiciliari muniti di controllo elettronico, evidenziando lo stato di incensuratezza dell'uomo e un asserito percorso di stabilità psicologica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno stabilito che l'assenza di precedenti penali non esclude la pericolosità sociale, valutabile dalla violenza dell'aggressione. Inoltre, la tutela della persona offesa prevale se l'abitazione indicata resta territorialmente vicina alla vittima.
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Sospensione condizionale della pena negata anche all’incensurato
Un uomo è stato condannato per detenzione illecita di stupefacenti a sei mesi di reclusione e a una multa. L'imputato ha presentato ricorso lamentando il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena, evidenziando il proprio stato di incensurato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato che la fedina penale pulita non attribuisce un diritto automatico al beneficio. Le circostanze concrete, come il possesso di oltre cinquemila euro nascosti nelle scarpe senza giustificazione di reddito lecito, dimostrano uno stile di vita basato sul reato. Tale quadro impedisce una previsione favorevole sulla futura condotta del reo, rendendo legittimo il diniego del beneficio.
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Incensurato ma seriale: valida la custodia cautelare in carcere
Il Tribunale del riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di tre rapine aggravate a danno di negozi e di ricettazione di uno scooter rubato. La difesa contestava la mancata notifica dell'udienza al nuovo legale di fiducia e l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, valorizzando la formale incensuratezza dell'indagato e proponendo i domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'avviso di udienza spetta solo al difensore nominato prima della sua emissione. Inoltre, la serialità dei colpi, la vicinanza temporale e l'assenza di un lavoro lecito giustificano la misura carceraria anche per un soggetto privo di precedenti.
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Custodia in carcere: incensurato ma con 80 kg di droga
L'Imputato, arrestato in flagranza con oltre 80 kg di droga (marijuana e hashish) nascosti nel proprio veicolo, ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia in carcere. La difesa sosteneva l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando lo stato di incensurato e la presenza di un lavoro stabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo di stupefacenti dimostra l'inserimento in una rete di spaccio su larga scala. Inoltre, l'imputato non ha fornito elementi utili durante l'interrogatorio, come l'identità dei complici. Di conseguenza, la custodia in carcere rimane la misura idonea, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la custodia altrui non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva di custodire la droga solo temporaneamente per conto di terzi e chiedeva la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la tesi difensiva per mancanza di prove, confermando che il possesso materiale lo rendeva pienamente responsabile. Riguardo alle attenuanti, la Corte ha chiarito che la semplice assenza di precedenti penali non basta più a ottenerle in automatico, occorrendo elementi positivi meritevoli di valutazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione della patente: niente raddoppio se l’auto è di terzi
Il Conducente ha impugnato la sentenza di patteggiamento del Tribunale di Udine che, per il reato di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti sull'uso di stupefacenti, aveva raddoppiato a due anni la sanzione della sospensione della patente, poiché l'auto apparteneva a un terzo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato di rifiuto non prevede il raddoppio automatico della sospensione della patente se il veicolo non è confiscabile. La sentenza è stata annullata limitatamente alla durata della sospensione della patente, disponendo il rinvio al Tribunale per una nuova determinazione.
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Sospensione condizionale della pena: truffa confermata ma rinvio
Un uomo è stato condannato per truffa per aver incassato un acconto sulla propria carta prepagata per l'affitto di un immobile, rendendosi poi irreperibile. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione delle attenuanti e della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi relativi alla responsabilità penale, confermando in via definitiva la condanna per truffa. Ha invece accolto il ricorso sul tema della sospensione condizionale della pena. I giudici d'appello hanno omesso di motivare il diniego del beneficio a un soggetto incensurato, basandosi solo su una generica detenzione per altra causa non approfondita. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente a questo punto.
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Tentata estorsione: incensurato perde lo sconto di pena massimo
Un uomo, condannato per i reati di spaccio di stupefacenti e tentata estorsione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena. In particolare, l'imputato lamentava che il giudice di merito gli avesse concesso solo la riduzione della metà della pena per il tentativo, anziché il massimo di due terzi, nonostante la sua condizione di incensurato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la riduzione di pena per la tentata estorsione è stata correttamente quantificata nella metà. La gravità delle modalità con cui è stato commesso il fatto e la ripetizione delle condotte criminali giustificano pienamente la scelta dei giudici di merito, superando la generica obiezione basata sulla sola assenza di precedenti penali. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Misure cautelari personali: l’asta è chiusa ma il pericolo resta
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure cautelari personali, nello specifico l'obbligo di firma, nei confronti di un'indagata per turbativa d'asta aggravata dal metodo mafioso. La difesa chiedeva la revoca della misura sostenendo che, essendo l'asta immobiliare ormai conclusa ed essendo l'indagata incensurata, non vi fosse più il pericolo di commettere altri reati. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che la condotta faceva parte di un piano criminale più ampio per riacquistare i beni di famiglia. Inoltre, la presenza dell'aggravante mafiosa fa scattare una presunzione di pericolosità che l'indagata non è riuscita a smentire. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Esigenze cautelari: incensurato ma pericoloso per la Cassazione
Un direttore di banca, accusato di associazione a delinquere finalizzata a truffe e riciclaggio, ha contestato la misura cautelare dell'obbligo di firma. La difesa sosteneva l'assenza di esigenze cautelari concrete e attuali, evidenziando lo stato di incensurato dell'uomo e il tempo trascorso dai fatti (tre anni di condotta esemplare). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato può essere desunto dalla gravità e dalla sistematicità delle condotte passate (ben 46 truffe in pochi mesi), che rivelano una spiccata pericolosità sociale. Il fatto che l'indagato svolga ancora funzioni bancarie analoghe giustifica pienamente la misura restrittiva.
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Scelta della misura cautelare: no ai domiciliari per il vicino
Un uomo, esasperato dalla musica neomelodica ad alto volume del vicino, spara contro le casse acustiche con armi ereditate e non regolarizzate. Il Tribunale dispone gli arresti domiciliari con divieto di dimora nella propria casa. La Cassazione annulla la decisione, evidenziando che la scelta della misura cautelare deve basarsi su una valutazione concreta del caso. Essendo l'indagato incensurato e la lite circoscritta a un unico vicino, i giudici avrebbero dovuto valutare misure meno severe invece di applicare automaticamente la custodia domiciliare. Il caso torna al Tribunale del Riesame.
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Sospensione condizionale della pena: fedina pulita evita la cella
Quattro soggetti venivano condannati in appello per furto aggravato in concorso dopo essere stati trovati con merce rubata. Tre di essi proponevano ricorso generico, dichiarato inammissibile. Il quarto ricorrente contestava invece il diniego della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha accolto questo motivo, rilevando che i giudici d'appello avevano negato il beneficio accomunando erroneamente tutti i soggetti per la presenza di precedenti penali, senza accorgersi che il ricorrente in questione era invece del tutto incensurato. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio limitatamente alla decisione sulla sospensione condizionale della pena per quest'ultimo soggetto, confermando la condanna per gli altri coimputati.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: accolto ma inutile
Il Condannato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una sentenza della Cassazione che aveva dichiarato inammissibile il suo appello sulle circostanze attenuanti generiche, ritenendo erroneamente che non fossero state richieste tempestivamente. La Suprema Corte riconosce l'errore materiale di lettura degli atti e revoca la precedente decisione. Tuttavia, nel rivalutare immediatamente il merito della questione, i giudici dichiarano comunque inammissibile il ricorso originario. La difesa aveva infatti basato la richiesta di attenuanti solo sulla condizione di incensurato del Condannato, elemento che per legge non è sufficiente a giustificare uno sconto di pena. Di conseguenza, il ricorso viene rigettato con condanna alle spese.
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Misure cautelari personali: arresti anche per l’incensurato
Il Tribunale del riesame ha applicato la misura degli arresti domiciliari a un giovane trovato in possesso di armi clandestine cariche, fuggito all'arrivo delle forze dell'ordine e sorpreso in casa di un pluripregiudicato. La difesa ha proposto ricorso lamentando l'assenza dei presupposti per l'aggravamento della misura, ritenendo insufficiente la sola gravità del fatto per giustificare il pericolo di reiterazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità delle misure cautelari personali più restrittive. I giudici hanno chiarito che la valutazione del pericolo attuale si basa sull'analisi complessiva della condotta, della spregiudicatezza dimostrata con la fuga e del contesto socio-ambientale frequentato dall'indagato, elementi che rendevano inadeguato il semplice obbligo di dimora precedentemente disposto.
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Obbligo di dimora: incensurato ma con 1kg di droga, misura ok
Un individuo, accusato di possedere un chilogrammo di marijuana per spaccio, ha richiesto la revoca del suo obbligo di dimora. Sosteneva che la sua fedina penale pulita, la buona condotta e un lavoro stabile fossero motivi sufficienti. La Corte di Cassazione ha però respinto il ricorso. I giudici hanno confermato la decisione precedente, stabilendo che la gravità del reato e l'ingente quantitativo di droga giustificano il mantenimento della misura. Il rischio di commettere nuovi reati è stato ritenuto più rilevante dei fattori personali positivi. Di conseguenza, l'obbligo di dimora è stato considerato una misura necessaria e proporzionata.
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