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Inadempimento

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723 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Caparra confirmatoria: la sua funzione e validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1433/2024, ha rigettato il ricorso di un promissario conduttore, confermando la risoluzione di un contratto preliminare di affitto d'azienda per suo inadempimento. Il caso verteva sulla natura della somma versata, qualificata come caparra confirmatoria, e sulla legittimità del recesso della parte concedente. La Corte ha ribadito che l'interpretazione sulla natura della somma è riservata al giudice di merito e ha chiarito che il recesso per inadempimento (art. 1385 c.c.) è possibile anche se vi è stato un principio di esecuzione del contratto. Inoltre, ha confermato che l'affitto d'azienda non include automaticamente la locazione dell'immobile, se il contratto prevede diversamente.
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Preliminare cessione azienda: contratto risolto
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di cessione d'azienda a causa della revoca della licenza commerciale. La promittente venditrice è stata ritenuta gravemente inadempiente poiché l'irregolarità dell'immobile, che ha portato alla revoca, ha reso giuridicamente inesistente l'oggetto del contratto. La Corte ha stabilito che la possibilità teorica di trasferire l'attività altrove non esime il venditore dalla responsabilità, confermando il diritto degli acquirenti di sciogliere il vincolo contrattuale e ottenere la restituzione della caparra.
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Responsabilità professionale avvocato: compenso negato
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso a un avvocato e lo condannava a restituire un acconto ricevuto. La responsabilità professionale dell'avvocato è stata accertata a causa di un errore nella proposizione di un appello penale, che ha reso la sua prestazione del tutto inutile e ha causato la perdita definitiva della possibilità per la cliente di ottenere un risarcimento. La Corte ha ritenuto che la negligenza del professionista elidesse il suo diritto al compenso, confermando la condanna alla restituzione delle somme già versate.
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Inadempimento preliminare: immobile senza qualità
Una coppia di acquirenti recede da un contratto preliminare poiché l'appartamento promesso risulta privo delle qualità essenziali per l'abitazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, ritenendo grave e legittimante il recesso l'inadempimento preliminare della venditrice. L'immobile, infatti, non era idoneo all'uso pattuito, integrando una violazione contrattuale di non scarsa importanza che giustifica la restituzione del doppio della caparra.
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Recesso contratto preliminare: immobile difforme
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 91/2024, ha confermato il diritto di un promissario acquirente di esercitare il recesso dal contratto preliminare a causa di significative difformità dell'immobile. Il grave inadempimento della società venditrice, che aveva radicalmente trasformato l'unità immobiliare, ha legittimato la richiesta di restituzione del doppio della caparra. La Suprema Corte ha chiarito che l'atto di citazione con cui si chiede tale restituzione costituisce una valida manifestazione della volontà di recedere.
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Responsabilità Attestatore: negligenza e compenso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il compenso a un professionista per la sua attività di attestatore in una procedura di concordato. È stata riscontrata una macroscopica negligenza, in quanto il professionista aveva certificato due stime immobiliari palesemente divergenti per giustificare prima un piano liquidatorio e poi uno in continuità, omettendo inoltre di rilevare che un immobile cruciale non era di proprietà dell'impresa ma in leasing. La sentenza sottolinea la gravità della responsabilità dell'attestatore, il cui ruolo richiede assoluta oggettività e diligenza.
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Responsabilità avvocato concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 50/2024, ha definito i confini della responsabilità dell'avvocato nel concordato preventivo. Un professionista ha visto respinta la sua richiesta di compenso per l'assistenza in una procedura di concordato, poiché il piano presentato si basava su dati aziendali palesemente inattendibili e modificati strumentalmente. La Corte ha stabilito che il legale non può limitarsi a un controllo formale, ma ha il dovere di garantire la coerenza e l'attendibilità giuridica della proposta, non potendo presentare atti fondati su dati manipolati per superare i requisiti di legge.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento contratto preliminare, confermando la decisione dei giudici di merito. Una promittente venditrice non aveva trasferito l'immobile libero da pesi e ipoteche entro il termine essenziale pattuito. Di conseguenza, il recesso del promissario acquirente e la sua richiesta di restituzione del doppio della caparra sono stati ritenuti legittimi. Il ricorso della venditrice è stato dichiarato inammissibile, in quanto mirava a un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità.
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Onere della prova riscossione tributi: chi prova?
Un ente locale ha chiesto l'ammissione al passivo di una società di riscossione per crediti non versati. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione precedente, ha stabilito che l'onere della prova riscossione tributi grava sulla società concessionaria. Quest'ultima deve dimostrare di non aver incassato le somme dai contribuenti, e non il Comune a dover provare l'avvenuto incasso. Il creditore deve solo provare la fonte del suo diritto (il contratto di concessione) e allegare l'inadempimento.
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Violazione del contraddittorio: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello per violazione del contraddittorio. La decisione era stata deliberata prima della scadenza del termine concesso a una parte per depositare le proprie note di replica, vanificando di fatto il suo diritto di difesa. Il caso trae origine da una controversia sulla responsabilità professionale di un avvocato. La Suprema Corte ha ribadito che il rispetto dei termini processuali è essenziale per garantire un giusto processo.
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Inadempimento preliminare: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento preliminare reciproco in una compravendita immobiliare. La controversia verteva sulla mancata consegna di un certificato di collaudo statico da parte della società venditrice e sul conseguente rifiuto di stipulare il contratto definitivo da parte dell'acquirente. La Corte ha rigettato il ricorso della venditrice, confermando le decisioni dei giudici di merito che avevano ravvisato una mancanza di correttezza e buona fede da parte di entrambe le parti, ritenendo giustificato il rigetto delle rispettive domande di risoluzione e risarcimento.
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Qualità promessa del bene: onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello in una controversia sulla compravendita di un macchinario. La società acquirente non è riuscita a soddisfare l'onere della prova riguardo a una specifica qualità tecnica che sosteneva fosse stata promessa. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che i motivi di ricorso devono essere specifici e non possono mirare a un riesame dei fatti.
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Responsabilità del custode: i limiti del risarcimento
Un custode di animali sottoposti a sequestro giudiziario era stato condannato a risarcire l'intero valore di una mandria, nonostante ne avesse ricevuta in custodia solo una parte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, chiarendo che la responsabilità del custode per la perdita dei beni non deriva dall'art. 2051 c.c. (danni causati dalla cosa), ma da un'obbligazione di conservazione "ex lege". Di conseguenza, il suo obbligo risarcitorio è limitato unicamente al valore dei beni che gli erano stati effettivamente e specificamente affidati.
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Contratto di mediazione: quando è inadempimento?
Un venditore ha terminato anticipatamente un contratto con un agente immobiliare, sostenendo che l'agente non avesse utilizzato la rete specifica del franchising, come implicitamente richiesto dal modulo contrattuale brandizzato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del venditore, chiarendo che nel contratto di mediazione, il metodo di pubblicizzazione non è un obbligo fondamentale a meno che non sia esplicitamente pattuito. La Corte ha confermato che il venditore deve pagare la penale per recesso ingiustificato, poiché l'agente aveva adempiuto ai suoi doveri pubblicizzando l'immobile online e organizzando visite.
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Perdita di chance: risarcimento e P.A. inadempiente
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due dirigenti di un ente pubblico che chiedevano il risarcimento per la perdita di chance di percepire indennità variabili. L'ente non aveva adottato i necessari regolamenti interni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per ottenere il risarcimento per perdita di chance, il lavoratore non solo deve provare l'inadempimento del datore di lavoro, ma deve anche allegare e dimostrare in modo concreto la possibilità effettiva che avrebbe avuto di ottenere l'incarico e i relativi benefici economici, prevalendo su altri concorrenti. Una semplice allegazione dell'inadempimento non è sufficiente.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
Un investitore ha ottenuto la risoluzione di un ordine di acquisto per violazione degli obblighi informativi dell'intermediario. La Cassazione ha confermato che la sola consegna del prospetto non basta, ribadendo la centralità di una corretta informazione per la validità dell'investimento.
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Inadempimento locatore: onere della prova del conduttore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10807/2025, ha rigettato il ricorso di una società conduttrice che lamentava un grave inadempimento del locatore per la presunta abusività di una parte dell'immobile commerciale locato. La Corte ha stabilito che grava sul conduttore, che agisce per la risoluzione del contratto, l'onere di provare non solo l'esistenza dell'irregolarità edilizia, ma anche e soprattutto il concreto e specifico pregiudizio che tale irregolarità ha causato al godimento del bene, impedendo l'esercizio della sua attività. In assenza di una specifica pattuizione contrattuale, il locatore non è tenuto a garantire l'ottenimento delle autorizzazioni amministrative necessarie per l'attività specifica del conduttore.
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Risoluzione contratto locazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di locazione per grave inadempimento del conduttore, che non aveva realizzato una recinzione come pattuito. La Corte ha ritenuto irrilevanti le giustificazioni del conduttore relative a presunti vincoli urbanistici non provati e ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione della gravità dell'inadempimento prescinde dall'attivazione di una clausola risolutiva espressa e si fonda sul bilanciamento degli interessi delle parti.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un gruppo di medici, affermando il loro diritto al risarcimento del danno per la mancata remunerazione durante la scuola di specializzazione. La decisione si basa sul tardivo recepimento da parte dell'Italia di direttive comunitarie. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il diritto al risarcimento spetta anche a chi si è iscritto ai corsi in anni accademici antecedenti al 1982-1983, ma a partire dal 1° gennaio 1983 e fino alla fine del corso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato tale diritto, è stata annullata con rinvio per una nuova decisione sul merito.
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Certificato di agibilità: quando il danno è limitato
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata consegna del certificato di agibilità da parte del venditore non comporta automaticamente un risarcimento basato sulla diminuzione di valore dell'immobile. Se il difetto è puramente formale, ovvero l'immobile possiede tutti i requisiti sostanziali e manca solo l'atto burocratico, il danno risarcibile è limitato ai soli costi sostenuti dall'acquirente per ottenere il documento. La Corte ha così riformato le precedenti decisioni che avevano concesso un risarcimento pari al 20% del valore commerciale.
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