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In Parte Qua

30 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina utilizzata in ambito giuridico che significa 'in questa parte' o 'relativamente a questa parte'. Indica che una decisione (ad esempio, l'annullamento di una sentenza) riguarda solo uno specifico punto o aspetto della stessa, lasciando validi gli altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Divieto di Espulsione: Cassazione corregge errore sul legame familiare
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione, sostenendo di convivere con il fratello cittadino italiano, circostanza che configura un **divieto di espulsione** ai sensi della legge. Il Giudice di Pace aveva respinto il ricorso, ritenendo l'argomentazione tardiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'argomento relativo alla convivenza era stato correttamente sollevato fin dall'inizio. La Corte ha cassato l'ordinanza del Giudice di Pace e rinviato la causa a un altro magistrato per un nuovo esame, sottolineando l'importanza di valutare attentamente i legami familiari.
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Prescrizione crediti di lavoro pubblico: il tempo corre subito
Una lavoratrice ha lavorato per anni per un ente pubblico con contratti atipici, chiedendo poi il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e le relative differenze di stipendio. L'ente ha eccepito la prescrizione di parte dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro pubblico: il termine di cinque anni per richiedere gli arretrati decorre durante lo svolgimento del rapporto e non dalla sua cessazione. Questo perché, a differenza del settore privato, nel pubblico impiego la stabilità del posto è garantita dalla legge e non sussiste un giustificato timore di ritorsioni che possa bloccare la decorrenza della prescrizione. L'ente pubblico ha quindi vinto sul punto, ottenendo un ricalcolo delle somme dovute.
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Sanzioni Gestione Separata: la Cassazione le annulla per il 2010
La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni per omessa iscrizione alla Gestione Separata richieste a una professionista per l'anno 2010. Sebbene l'obbligo di versare i contributi previdenziali rimanga valido, i giudici hanno applicato un'importante sentenza della Corte Costituzionale (n. 104/2022). Questo principio stabilisce che non sono dovute sanzioni per le mancate iscrizioni relative a periodi precedenti al 6 luglio 2011. La decisione si basa sulla tutela del legittimo affidamento dei professionisti, che prima di quella data si basavano su un quadro normativo e giurisprudenziale diverso. La professionista, quindi, vince la sua battaglia contro le sanzioni, pur dovendo regolarizzare la sua posizione contributiva.
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Truffa e pena pecuniaria omessa: la Cassazione corregge il Giudice
Una persona viene condannata per truffa alla sola pena della reclusione. Il Tribunale, però, dimentica di applicare anche la multa, sanzione obbligatoria per questo reato. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione, che riconosce l'errore. La Suprema Corte, evidenziando l'omessa applicazione della pena pecuniaria, annulla parzialmente la sentenza. Invece di ordinare un nuovo processo, i giudici correggono direttamente la decisione, aggiungendo una multa di 60 euro. Viene così affermato il principio per cui la Cassazione può rimediare a simili errori quando non sono necessari ulteriori accertamenti sui fatti.
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Omessa pronuncia: Banca vince in Cassazione per errore del giudice
Un investitore ottiene in primo grado la condanna di una Banca al risarcimento per investimenti illegittimi. La Corte d'Appello riduce l'importo dovuto, accertando che i titoli erano cointestati con la moglie. La Banca, che aveva già pagato la somma maggiore stabilita in primo grado, chiede la restituzione della differenza, ma i giudici d'appello ignorano la richiesta. La Cassazione interviene, annullando la sentenza di secondo grado per 'omessa pronuncia'. Il principio sancito è che il giudice deve sempre decidere sulla domanda di restituzione di somme pagate in base a una sentenza poi modificata. La Banca vince sul piano processuale e il caso torna in Appello.
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Iscrizione Gestione Separata: Contributi Sì, Sanzioni No per l’Avvocato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'avvocatessa iscritta all'Albo ma non alla Cassa Forense. L'INPS aveva richiesto l'iscrizione d'ufficio e il pagamento di contributi e sanzioni per l'anno 2009. La Corte ha confermato l'obbligo di Iscrizione Gestione Separata per i professionisti privi di una specifica copertura previdenziale, in base al principio di universalità della tutela. Tuttavia, ha annullato completamente le sanzioni applicate per l'omesso versamento. La decisione si fonda su una precedente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima l'applicazione di tali sanzioni per periodi passati. In sintesi, la professionista deve versare i contributi ma non le sanzioni.
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Abuso del Diritto: Fisco Perde Causa per Errore Procedurale
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di due società. L'Agenzia contestava un'ipotesi di abuso del diritto, sostenendo che le aziende avessero realizzato complesse operazioni finanziarie, come il 'dividend washing', al solo scopo di ottenere un indebito risparmio fiscale. Tuttavia, la Corte ha stabilito che, prima di emettere un accertamento per abuso del diritto, l'Amministrazione finanziaria ha l'obbligo di instaurare un contraddittorio preventivo con il contribuente, chiedendogli chiarimenti. Poiché questa procedura non è stata rispettata, l'atto impositivo è stato dichiarato nullo per vizio procedurale, sancendo la vittoria del contribuente su questo specifico punto.
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Legittimazione ad agire ex socio: quando può contestare il Fisco?
Una società viene cancellata dal Registro Imprese. L'Agenzia delle Entrate notifica un avviso di accertamento per IVA non versata sia alla società (al suo ex liquidatore) sia a un ex socio. L'ex socio impugna l'atto. La Cassazione chiarisce la questione della legittimazione ad agire dell'ex socio. Stabilisce che l'ex socio non può impugnare l'atto in qualità di 'successore' della società, perché per il Fisco la società è 'fittiziamente' in vita per 5 anni e solo il liquidatore può rappresentarla. Tuttavia, l'ex socio ha il diritto di difendersi e quindi di impugnare l'atto per la parte in cui viene chiamato a rispondere personalmente del debito o come autore della violazione. La Corte accoglie parzialmente il ricorso dell'Agenzia, annullando la precedente sentenza e dichiarando inammissibile il ricorso originario del socio solo per la parte relativa alla sua posizione di successore.
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Finanziamento Infragruppo: Tassato ma con il Tasso Legale
Una società controllata eroga un finanziamento infragruppo alla propria capogruppo, senza pattuire interessi. L'Agenzia delle Entrate contesta l'operazione, presumendo che il prestito sia oneroso e recuperando a tassazione gli interessi non dichiarati. La Cassazione conferma la presunzione di onerosità a fini fiscali, poiché la società non ha fornito prova scritta della gratuità. Tuttavia, stabilisce un principio cruciale: in assenza di un accordo scritto, gli interessi devono essere calcolati al tasso legale e non, come preteso dal Fisco, al tasso più alto che la società finanziatrice pagava alla propria banca. La Corte accoglie quindi parzialmente il ricorso della società, rinviando al giudice il ricalcolo delle imposte e delle sanzioni.
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Guida in ebbrezza: sospensione patente obbligatoria anche se omessa
Un automobilista viene condannato per guida in stato di ebbrezza, ma il giudice omette di applicare la sanzione della sospensione della patente. Il Procuratore ricorre in Cassazione, sostenendo che tale sanzione sia un obbligo di legge. La Suprema Corte accoglie il ricorso, affermando il principio secondo cui la condanna per questo reato comporta una sospensione patente obbligatoria. La sentenza viene quindi annullata solo su questo punto e il caso rinviato a un nuovo giudice per determinare la durata della sospensione, confermando l'automatismo della sanzione.
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Obbligo Gestione Separata: Contributi Sì, Sanzioni No per l’Avvocato
Una professionista, avvocato, non era iscritta alla sua Cassa di categoria per l'anno 2009 a causa di un reddito inferiore alla soglia minima. L'Ente Previdenziale le ha quindi richiesto i contributi per la Gestione Separata, aggiungendo anche le sanzioni per il mancato versamento. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo iscrizione Gestione Separata e il conseguente pagamento dei contributi. Tuttavia, ha annullato completamente le sanzioni civili. La decisione si basa su una precedente sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto illegittime le sanzioni per i periodi precedenti a una legge chiarificatrice del 2011, a causa dell'incertezza normativa esistente all'epoca. La professionista vince quindi parzialmente: deve versare i contributi ma non le sanzioni.
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Carta Docente 500 euro: confermato l’importo fisso
La Corte d'Appello di Genova ha riformato una sentenza di primo grado, stabilendo che per l'anno scolastico 2024/2025 la Carta Docente 500 euro deve essere erogata nel suo importo integrale. Nonostante alcune riforme legislative avessero introdotto la possibilità di riduzioni, la Corte ha chiarito che tali variazioni si applicheranno solo dal 2025/2026.
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Reiterazione abusiva contratti: prescrizione decennale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31104/2023, ha stabilito che la responsabilità del datore di lavoro per la reiterazione abusiva di contratti a termine ha natura contrattuale. Di conseguenza, il diritto del lavoratore al risarcimento del danno si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non in quello più breve. La Corte ha accolto il ricorso di un lavoratore, la cui richiesta di risarcimento era stata respinta in appello per presunta prescrizione, affermando un principio consolidato a tutela dei lavoratori precari.
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Procedimento ex art. 445-bis: limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del procedimento ex art. 445-bis, stabilendo che il giudice può solo accertare la sussistenza del requisito sanitario per una prestazione previdenziale, ma non può dichiarare il diritto alla prestazione stessa. Nel caso di specie, un tribunale aveva erroneamente riconosciuto il diritto a una pensione di vecchiaia anticipata, andando oltre il thema decidendum del giudizio, che è limitato alla sola valutazione medico-legale. La sentenza è stata cassata in parte qua.
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Giudicato interno: appello e limiti alla decisione
Un contribuente impugna un'intimazione di pagamento. In primo grado viene respinta la sua doglianza sulla notifica PEC. In appello non contesta specificamente quel punto. La Cassazione chiarisce che su quel punto si è formato un giudicato interno, annullando la sentenza di secondo grado che aveva riesaminato la questione.
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Ordine di demolizione: obbligatorio in caso di condanna
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29106/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di abusi edilizi. Un individuo era stato condannato per reati edilizi, ma il Tribunale aveva omesso di emettere il conseguente e obbligatorio ordine di demolizione. Il Procuratore ha fatto ricorso, sostenendo la natura inderogabile di tale ordine. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza nella parte mancante e impartendo direttamente l'ordine di demolizione. La decisione chiarisce che la demolizione è una statuizione obbligatoria che non può essere omessa, nemmeno in caso di concessione della pena sospesa, e che la sua mancanza costituisce un errore di diritto che la Cassazione può correggere direttamente.
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Liquidazione spese legali: Cassazione sulla violazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una cittadina contro l'ente previdenziale, annullando la parte di una sentenza che aveva disposto una liquidazione spese legali inferiore ai minimi tariffari. La Corte ha ribadito che il valore della causa in materia assistenziale si calcola sull'ammontare di due annualità della prestazione richiesta e che il giudice non può scendere sotto i minimi previsti dai parametri forensi senza adeguata motivazione, configurando altrimenti una violazione di legge.
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Vizio di ultrapetizione: quando il giudice eccede i limiti
Una dirigente medico ricorre in Cassazione per il mancato compenso di un incarico aggiuntivo. La Corte accoglie il ricorso per vizio di ultrapetizione, poiché il giudice d'appello aveva ridotto il risarcimento più di quanto richiesto dalla stessa controparte, eccedendo i limiti della domanda.
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Compensazione spese processuali: quando è illegittima
Un ente pubblico impugna una sentenza sfavorevole, ma il suo appello viene dichiarato improcedibile. Nonostante ciò, la Corte d'Appello dispone la compensazione delle spese processuali. La Corte di Cassazione interviene, stabilendo che l'improcedibilità dell'appello configura una soccombenza a tutti gli effetti. Pertanto, in assenza di gravi ed eccezionali ragioni, la compensazione spese processuali è illegittima e la parte soccombente deve essere condannata al pagamento delle spese.
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Iscrizione Gestione separata: no sanzioni per avvocati
Un professionista con reddito inferiore alla soglia per l'iscrizione alla cassa di categoria ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21682/2024, ha confermato l'obbligo di iscrizione ma ha annullato le sanzioni civili per l'anno 2010. La decisione si fonda su una precedente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità delle sanzioni per i periodi antecedenti a una specifica legge del 2011, data l'incertezza normativa del passato. Di conseguenza, il ricorso principale dell'ente previdenziale, che verteva sulla tipologia di sanzione da applicare, è stato dichiarato assorbito.
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