LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Impugnazione Incidentale

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'impugnazione incidentale, nel diritto processuale italiano (artt. 333 - 334 c.p.c., art. 96 c.p.a.), è quella che viene proposta successivamente all'impugnazione principale. Il presupposto dell'impugnazione incidentale è che in un processo vi sia una pluralità di soccombenti (si pensi ad una soccombenza parziale reciproca: ad es. l'attore chiede la condanna al pagamento di capitale e interessi, ma il giudice accoglie solo la domanda relativa al capitale, rigettando quella relativa agli interessi). Lo scopo delle impugnazioni incidentali è quello di consentire l'unitarietà del processo di impugnazione attraverso l'imposizione dell'obbligo di inserire le impugnazioni successive alla principale all'interno del processo già aperto. I soggetti obbligati ad utilizzare la forma incidentale sono indicati dall'art. 333 c.p.c.: soggetti contro cui è stata proposta impugnazione quelli nei cui confronti è stata proposta impugnazione trattandosi di cause inscindibili (art. 102 c.p.c.) o dipendenti (artt. 31 ss. c.p.c.) quelli nei cui confronti è stata notificata la sentenza ex art. 332 c.p.c. Dato che l'impugnazione incidentale si innesta nel processo aperto con l'impugnazione principale, è chiaro che essa deve essere contenuta nell'atto di difesa che l'impugnato può compiere avverso l'impugnazione principale (es: qualora si tratti di un appello incidentale, dovrà essere inserita nella comparsa di risposta depositata nella cancelleria del giudice d'appello venti giorni prima della udienza di comparizione). Sarà inammissibile qualora proposta dopo il termine ultimo per il compimento dell'atto difensivo. La violazione dell'obbligo della forma incidentale importa decadenza (sebbene la giurisprudenza si accontenti dell'utilizzo della forma principale, purché proposta nei termini in cui si sarebbe dovuta proporre l'impugnazione incidentale). L'impugnazione incidentale può essere tempestiva o tardiva. È tempestiva quando viene proposta entro i termini per impugnare: in questo caso, l'impugnazione incidentale non ha nessun rapporto con quella principale, vale a dire che, se l'impugnazione principale non viene ammessa, questa comunque rimane valida e viceversa. È invece tardiva quando la parte propone l'impugnazione dopo il termine per impugnare. La ratio dell'impugnazione incidentale tardiva consiste nel fatto che la legge vuole consentire a chi non può impugnare la sentenza (perché soccombente su questioni di rito ma non nel merito, o perché ha prestato acquiescenza, oppure perché ha fatto decorrere i termini per l'impugnazione) di proporre a sua volta impugnazione nel caso in cui l'iniziativa sia presa da altri. Si pensi ad una parte soccombente su una sentenza non definitiva, ma vittorioso sulla definitiva: il suo interesse ad impugnare nasce solo nel momento in cui viene proposta l'impugnazione principale, formulando delle censure che, se accolte, le consentirebbero di mantenere la posizione di vantaggio assicuratagli dalla sentenza di primo grado. L'impugnazione incidentale tardiva è ipotizzabile anche in una situazione di soccombenza parziale reciproca, in cui una parte è soccombente rispetto ad una domanda, e l'altra parte rispetto ad un'altra domanda. Pensiamo al caso in cui l'attore chieda la risoluzione del contratto ed il risarcimento del danno: qualora il giudice accolga solo la domanda di risoluzione (ritenendo che l'inadempimento non abbia prodotto alcun danno), l'attore potrebbe comunque accettare la sentenza, potendo contare sul fatto che egli, anche nell'ipotesi in cui l'altra parte impugni la (parte di) decisione a sé sfavorevole in prossimità della scadenza dei termini per impugnare, potrà rimettere in discussione il capo su cui è rimasto soccombente. Tra l'impugnazione principale e quella incidentale tardiva sussiste un rapporto di dipendenza, in virtù del quale l'inammissibilità dell'impugnazione principale determina la perdita di efficacia di quella incidentale (art. 334 c.p.c.). Categoria:Diritto processuale civile italiano

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Incandidabilità Amministratori: Termine Impugnazione Decisivo
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di incandidabilità amministratori locali, in cui il Ministero dell'Interno aveva impugnato una decisione di primo grado per estendere la misura a ex amministratori e ad altre elezioni. La Corte d'Appello aveva accolto il reclamo del Ministero. La Cassazione ha però chiarito un principio fondamentale sul termine impugnazione incandidabilità: la notifica di un'impugnazione fa decorrere il termine breve per tutte le parti. Il reclamo del Ministero, presentato oltre questo termine, è stato dichiarato tardivo. La Suprema Corte ha quindi cassato senza rinvio la decisione d'appello, escludendo l'incandidabilità per l'ex Assessora Ivana e limitando l'estensione della misura per gli altri amministratori.
Continua »
Inversione di marcia in autostrada: la multa è inevitabile
Un automobilista ha effettuato un'inversione di marcia in autostrada lungo una bretella di collegamento. La Polizia Stradale ha contestato la grave violazione del Codice della Strada. Il guidatore ha giustificato la manovra sostenendo l'assenza di traffico, l'ottima visibilità e la mancanza di una barriera centrale invalicabile, invocando la buona fede e l'errore scusabile. Il Giudice di Pace ha inizialmente annullato la multa, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione e ha dichiarato inammissibile il ricorso del conducente. I giudici hanno chiarito che il divieto di inversione di marcia in autostrada è assoluto. L'assenza di ostacoli fisici o le buone condizioni ambientali non giustificano la manovra dangerousa. La presunta buona fede non elimina la colpa del guidatore.
Continua »
Condanna per Truffa Annullata: la Sospensione della Prescrizione Salva l’Imputata
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di una signora per il reato di truffa (art. 640 c.p.). La Corte d'Appello aveva condannato la signora, ribaltando un'assoluzione. La difesa ha contestato la nullità della sentenza per mancata notifica dell'impugnazione del Pubblico Ministero e l'errata applicazione della normativa sulla sospensione della prescrizione del reato dovuta all'emergenza pandemica. La Cassazione ha ritenuto infondato il motivo sulla notifica, ma ha accolto quello sulla prescrizione. Ha stabilito che il termine massimo di prescrizione era spirato prima della sua decisione, annullando la sentenza di condanna per estinzione del reato.
Continua »
Produzione documenti in appello tributario: vince il Fisco
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF contestando la validita della firma del funzionario. L'Agenzia delle Entrate ha depositato la delega di firma soltanto nel giudizio di secondo grado. Il contribuente ha sostenuto che tale deposito fosse tardivo e inammissibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la piena legittimita della produzione documenti in appello tributario. Nel processo tributario le parti possono esibire nuovi documenti in secondo grado per dimostrare il corretto esercizio del potere di firma. La Suprema Corte ha precisato inoltre che il carico delle spese legali deve essere valutato in modo unitario sull'esito finale della lite, ponendole a carico della parte definitivamente soccombente.
Continua »
Riproposizione dell’eccezione di prescrizione: salva la difesa
Il Contribuente ha impugnato un fermo amministrativo e le relative cartelle esattoriali emesse dall'Agente della Riscossione per crediti comunali. Il Tribunale ha accolto l'opposizione dichiarando la prescrizione del credito. L'Agente della Riscossione ha proposto appello e la Corte d'Appello ha riformato la decisione, ritenendo inammissibile l'eccezione di prescrizione perché non debitamente riproposta. La Cassazione ha invece stabilito che la parte totalmente vittoriosa in primo grado non ha l'onere di proporre un appello incidentale. Per evitare la decadenza, è sufficiente la riproposizione dell'eccezione di prescrizione all'interno della comparsa di risposta in appello. Poiché Il Contribuente aveva effettuato tale riproposizione in modo esplicito, la Corte d'Appello avrebbe dovuto esaminarla nel merito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Richiesta di denaro e violenza immediata: è tentata rapina
L'Imputato ha intimato a un Sacerdote di consegnargli del denaro. Al rifiuto di quest'ultimo, ha tentato di sfondare la porta a calci estraendo un cacciavite. In primo grado l'uomo è stato condannato per tentata rapina, ma la Corte d'Appello ha riqualificato il fatto in minaccia aggravata, ritenendo che la mancata ripetizione della richiesta di denaro escludesse l'intento predatorio. La Cassazione ha accolto il ricorso della Pubblica Accusa, annullando la decisione d'appello. I giudici di legittimità hanno stabilito che la violenza e le minacce, poste in essere subito dopo il rifiuto senza interruzioni, dimostrano in modo univoco l'intenzione di impossessarsi del denaro. Il processo dovrà quindi essere rifatto davanti a un'altra sezione della Corte d'Appello.
Continua »
Errore di Fatto Processuale: Ricorso Respinto e Multa da 3000€
La Corte di Cassazione chiarisce la netta differenza tra errore di fatto processuale e errore di giudizio. Un imputato aveva presentato ricorso sostenendo che la Corte avesse commesso un errore nel valutare le conseguenze della mancata notifica di un appello del Pubblico Ministero. I giudici hanno respinto la richiesta, specificando che l'errore di fatto consiste in una svista materiale (es. leggere male un atto), mentre una diversa interpretazione delle norme procedurali costituisce un errore di giudizio, non contestabile con questo strumento. La Corte ha ribadito che la mancata notifica non rende nullo l'appello, ma incide solo sui termini per un'eventuale contro-impugnazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato a pagare 3.000 euro di ammenda.
Continua »
Revoca errata? No all’impugnazione incidentale del provvedimento
Una persona condannata si oppone a un ordine di carcerazione che unifica le sue pene, sostenendo che una vecchia revoca della sospensione condizionale fosse illegittima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: non è possibile effettuare una impugnazione incidentale del provvedimento. La presunta illegittimità della revoca, avvenuta anni prima, doveva essere contestata direttamente e tempestivamente nelle sedi competenti. Tentare di farlo solo in un secondo momento, impugnando un atto successivo come il cumulo, rende il ricorso inammissibile. La Corte ha quindi confermato che ogni atto giudiziario deve essere contestato con gli strumenti e nei termini previsti dalla legge, senza poter rimettere in discussione decisioni ormai definitive in altre procedure.
Continua »
Omessa notifica impugnazione: processo valido, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa notifica impugnazione del Pubblico Ministero all'imputato non rende nullo il processo. Questa mancanza ha il solo effetto di non far decorrere i termini per un eventuale appello incidentale da parte dell'imputato, ma non lede il suo diritto di difesa. Nel caso specifico, un uomo condannato per evasione si era lamentato di questo vizio procedurale. La Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la condanna anche in ragione dei suoi numerosi precedenti penali che ne delineavano una personalità incline a delinquere, escludendo così la non punibilità per tenuità del fatto.
Continua »
Impugnazione successiva: quando diventa inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impugnazione successiva a un'altra, proposta separatamente contro la stessa sentenza, è inammissibile se non viene riunita alla prima. Nel caso di specie, la sentenza d'appello che ha deciso solo sulle spese è passata in giudicato, coprendo anche il merito della causa e precludendo l'esame del secondo appello proposto dalla controparte.
Continua »
Impugnazione lodo arbitrale: abuso della maggioranza
Un socio impugnava un lodo arbitrale che aveva rigettato le sue domande relative a un presunto abuso della maggioranza da parte degli altri soci. La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione principale, confermando la decisione dell'arbitro. La Corte ha chiarito che le regole statutarie prevalgono su eventuali "intese familiari" non formalizzate e che la valutazione delle prove da parte dell'arbitro non è sindacabile in sede di impugnazione se non per violazioni di legge. L'impugnazione lodo arbitrale è stata quindi respinta nel merito, accogliendo solo parzialmente un motivo incidentale relativo alla compensazione delle spese legali.
Continua »
Reformatio in pejus spese legali: il divieto in appello
Una società concessionaria, dopo aver subito un furto, otteneva in primo grado una condanna della propria assicurazione al pagamento di un indennizzo. La società appellava la sentenza per ottenere una somma maggiore. La Corte d'Appello, pur accogliendo parzialmente il gravame, modificava in peggio la statuizione sulle spese legali del primo grado, compensandole. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, riaffermando il divieto di reformatio in pejus sulle spese legali: in assenza di appello incidentale della controparte, il giudice non può peggiorare la posizione dell'unico appellante.
Continua »
Impugnazione incidentale: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per l'impugnazione incidentale tardiva. In un caso di assegni falsi, la Corte ha stabilito che l'interesse a proporre l'impugnazione sorge ogni volta che l'appello principale mette in discussione l'assetto di interessi definito dalla sentenza di primo grado, anche se l'appello principale non viene accolto integralmente. La Corte ha quindi respinto il ricorso di una banca che contestava la condanna in solido con un altro istituto, confermando la validità della procedura seguita.
Continua »
Impugnazione incidentale: Cassazione su appello a catena
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, interviene su un'importante questione di procedura civile riguardante l'impugnazione incidentale. Il caso nasce dalla condanna in solido di tre amministratori per danno societario. A seguito dell'appello principale di uno e dell'appello incidentale di un secondo, il terzo amministratore proponeva un'ulteriore impugnazione incidentale tardiva. La Corte, pur dichiarando estinto il giudizio per rinuncia, ha enunciato nell'interesse della legge il principio secondo cui l'interesse a proporre un'impugnazione incidentale può sorgere anche da un'altra impugnazione incidentale, ammettendo di fatto gli appelli "a catena" per garantire l'uniformità della decisione tra coobbligati solidali.
Continua »
Termine lungo per impugnare: la data del giudizio conta
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce l'applicazione del termine lungo per impugnare. Per i giudizi iniziati prima del 4 luglio 2009, si applica il vecchio termine annuale e non quello semestrale introdotto dalla riforma. La Corte ha accolto il ricorso di un automobilista, il cui appello era stato erroneamente dichiarato inammissibile per tardività, cassando la sentenza e rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame nel merito.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo dichiara
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda su vizi procedurali e di merito, tra cui la genericità dei motivi, la riproposizione di censure già respinte e l'aver sollevato questioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »