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Impossessamento

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118 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reddito illecito tassabile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un amministratore di condominio per omessa dichiarazione dei redditi. La difesa sosteneva che le somme sottratte, essendo state usate per coprire altri ammanchi, non costituissero un arricchimento personale. La Corte ha stabilito che il momento in cui l'amministratore ha ottenuto la disponibilità dei fondi (impossessamento) è sufficiente a qualificarli come reddito illecito tassabile, indipendentemente dal loro successivo impiego.
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Inammissibilità ricorso: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di due imputate contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi sono stati ritenuti generici, ripetitivi e miranti a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che il furto si consuma con il semplice impossessamento del bene, anche per un tempo minimo, e ha confermato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: quando il furto diventa rapina
La Corte di Cassazione conferma la condanna per rapina impropria a carico di un soggetto che, dopo aver sottratto un cellulare e averlo messo in tasca, ha usato violenza per tentare la fuga. La Corte chiarisce che il reato si consuma con l'impossessamento del bene, anche se per breve tempo, seguito dalla violenza finalizzata a garantirsi l'impunità. L'appello, basato sulla riqualificazione del fatto come tentato furto, è stato dichiarato manifestamente infondato.
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Furto consumato: quando il reato è perfezionato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto consumato a carico di un individuo sorpreso a rubare in un'abitazione. Nonostante la vittima lo monitorasse a distanza tramite un sistema di videosorveglianza, il reato si è perfezionato perché l'imputato ha avuto, anche se per poco, l'autonoma disponibilità dei beni rubati, uscendo dall'appartamento prima di essere fermato dalle forze dell'ordine. La mera osservazione remota non è sufficiente a degradare il reato a semplice tentativo.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44207/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per rapina impropria. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per la consumazione del reato di rapina impropria è sufficiente l'avvenuta sottrazione del bene, non essendo necessario che l'agente ne acquisisca l'autonoma ed esclusiva disponibilità. La vigilanza post-sottrazione non è sufficiente a derubricare il reato a tentativo.
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Rapina impropria: minaccia e possesso del bene
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per rapina impropria. La Corte ha confermato che qualsiasi comportamento idoneo a intimidire la vittima, unito al possesso anche solo temporaneo del bene sottratto, è sufficiente per configurare il reato di rapina impropria, respingendo la richiesta di riqualificazione in tentato furto.
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Furto consumato: quando il reato è perfezionato
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra furto tentato e furto consumato. In un caso di sottrazione di un borsello, la Corte ha stabilito che il reato si considera consumato nel momento in cui l'autore acquisisce un'autonoma disponibilità del bene, anche per un breve periodo. L'abbandono della refurtiva durante la fuga non è sufficiente a declassare il reato a mero tentativo. L'ordinanza dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna per furto consumato.
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Furto aggravato: quando non è truffa? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, cogliendo l'occasione per ribadire la netta distinzione tra il reato di furto aggravato dal mezzo fraudolento e quello di truffa. Secondo la Corte, il criterio distintivo risiede nella fase finale dell'azione criminale: si configura furto e non truffa quando, nonostante l'uso di raggiri, l'impossessamento del bene avviene tramite un atto di 'usurpazione unilaterale' da parte dell'autore, senza un atto di disposizione patrimoniale da parte della vittima.
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Rapina impropria: quando si considera consumata?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. Il caso riguardava un individuo che, dopo aver tentato di rubare un'auto ed essere stato scoperto dal proprietario, ha usato la violenza per liberarsi dalla sua presa e fuggire. La Corte ha stabilito che la rapina impropria si considera consumata nel momento in cui l'agente usa violenza o minaccia subito dopo la sottrazione del bene, anche se non ne ha ancora conseguito il pieno ed autonomo possesso. La semplice sottrazione, seguita dalla violenza finalizzata alla fuga o all'impunità, è sufficiente per integrare il reato consumato.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26146/2025, affronta un caso di rapina impropria e lesioni. Un uomo, dopo aver sottratto beni da un negozio di articoli sportivi, usa violenza contro l'addetto alla sicurezza, con l'aiuto del padre. La Corte rigetta i ricorsi, chiarendo che per la consumazione della rapina impropria è sufficiente la sola sottrazione seguita dalla violenza, non essendo necessario il pieno impossessamento. Viene inoltre discussa la nuova attenuante della lieve entità, che può cumularsi con altre, ma richiede una motivazione specifica nel ricorso. Infine, viene esclusa la legittima difesa per il padre, avendo agito per coadiuvare l'aggressione del figlio.
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Furto aggravato mezzo fraudolento: quando è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25354/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato mezzo fraudolento. Il caso riguardava la sottrazione di un ciclomotore, avvenuta dopo aver ingannato la proprietaria fingendo interesse all'acquisto. La Corte ha ribadito che si configura furto e non truffa quando l'atto finale consiste in una sottrazione unilaterale del bene, nonostante la condotta sia stata preceduta da artifici e raggiri. Questi ultimi, infatti, sono considerati solo preparatori all'azione furtiva.
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Rapina impropria consumata: quando si perfeziona?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina impropria consumata per aver rubato un giubbotto e minacciato le commesse. La Corte ha chiarito che, a differenza del furto, per la consumazione della rapina impropria è sufficiente la sottrazione del bene, se seguita da violenza o minaccia, non essendo necessario il conseguimento della piena disponibilità autonoma della cosa sottratta.
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Consumazione rapina: quando il reato è perfetto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17082/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando il principio sulla consumazione rapina. Il reato si considera perfezionato nel momento in cui il reo acquisisce il controllo esclusivo del bene sottratto, anche se per un breve istante e nello stesso luogo del fatto. La successiva restituzione o l'abbandono forzato della refurtiva non escludono la configurabilità del reato consumato.
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Furto consumato: quando è reato anche con la polizia
La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura il reato di furto consumato, e non solo tentato, anche quando l'azione criminosa è osservata a distanza dalla polizia. Il caso riguardava un individuo che, con destrezza, sottraeva un cellulare da un tavolino di un ristorante. Sebbene la polizia stesse monitorando i suoi movimenti e lo abbia arrestato poco dopo, il reato è stato ritenuto consumato perché l'agente ha conseguito, seppur per un breve istante, la piena e autonoma disponibilità del bene, facendolo uscire dalla sfera di controllo della vittima. La sorveglianza delle forze dell'ordine, in questo contesto, non impedisce la compromissione dell'interesse protetto.
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Rapina impropria: quando c’è continuità con il furto?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per rapina impropria a carico di due individui, chiarendo il concetto di 'immediatezza' tra il furto e la successiva violenza. Anche se non vi è stretta contiguità temporale, il reato si configura se la violenza è usata per assicurarsi il possesso della refurtiva o l'impunità, all'interno di un'azione unitaria e senza interruzioni significative.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. La Corte ribadisce un principio fondamentale: per la consumazione di tale reato è sufficiente la semplice sottrazione del bene, non essendo necessario che l'agente ne acquisisca il pieno e autonomo possesso. La successiva violenza o minaccia per assicurarsi l'impunità o il bene stesso perfeziona il delitto nel momento della sottrazione.
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Reformatio in peius: i limiti del divieto in appello
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riqualificazione giuridica di un reato in una fattispecie più grave da parte del giudice d'appello non viola il divieto di 'reformatio in peius', a condizione che la pena inflitta non venga aumentata. Nel caso specifico, la Corte ha confermato la condanna per rapina impropria consumata, anziché tentata, specificando che le conseguenze peggiorative sul trattamento penitenziario non rientrano nell'ambito del divieto, il quale riguarda esclusivamente la specie e la quantità della pena.
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Ricorso inammissibile: no al riesame dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per rapina e lesioni. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove o i fatti del caso, ma solo di valutare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione della sentenza impugnata. Il tentativo del ricorrente di proporre una ricostruzione alternativa dei fatti è stato ritenuto un motivo non consentito in sede di legittimità.
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