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Impossessamento

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118 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto aggravato: rimozione tag è violenza sulle cose
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di una donna che aveva sottratto merce da un negozio dopo aver rimosso i dispositivi antitaccheggio. La Corte ha stabilito che la rimozione del tag, anche senza danneggiarlo, integra l'aggravante della violenza sulle cose. Inoltre, il reato è stato ritenuto consumato, e non solo tentato, poiché l'imputata era riuscita ad allontanarsi dal negozio con la merce, acquisendone la piena disponibilità, seppur per un breve lasso di tempo, prima di essere fermata.
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Furto consumato: quando si perfeziona il reato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, chiarisce la distinzione tra furto tentato e furto consumato. Viene stabilito che il reato si considera consumato nel momento in cui l'autore del fatto acquisisce la piena ed autonoma disponibilità della refurtiva, anche per un breve lasso di tempo. La mera sorveglianza a distanza da parte della polizia giudiziaria, non allertata dalla persona offesa, non è sufficiente a impedire la consumazione del reato, poiché non impedisce la rottura della signoria del bene tra il legittimo detentore e la cosa sottratta. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Furto con strappo: quando non è furto con destrezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto con strappo. I giudici hanno confermato che l'uso della forza, anziché della particolare abilità, per sottrarre un bene qualifica il reato come furto con strappo (art. 624-bis c.p.) e non come furto con destrezza. Rigettata anche la richiesta di attenuanti generiche.
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Dolo di rapina: quando il profitto è ingiusto?
La Corte di Cassazione analizza un caso di sottrazione violenta di chiavi d'auto, qualificandolo come rapina consumata e non come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La sentenza chiarisce che il tentativo di recuperare un credito derivante da un'attività illecita, come la vendita di stupefacenti, configura il dolo di rapina, poiché il profitto perseguito è intrinsecamente ingiusto e non tutelato dall'ordinamento giuridico. Viene confermata la condanna, respingendo la tesi difensiva che mirava a una riqualificazione del reato.
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Furto consumato: quando si perfeziona il reato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18269/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto pluriaggravato. La Corte ha ribadito la distinzione tra furto tentato e furto consumato, specificando che quest'ultimo si perfeziona nel momento in cui l'agente acquisisce, anche per breve tempo, la piena ed autonoma disponibilità della refurtiva. Ha inoltre escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei limiti edittali di pena previsti per il reato contestato.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto. I motivi, incentrati su errata identificazione, qualificazione del reato come recesso attivo e durezza della pena, sono stati ritenuti generici e non in grado di confrontarsi con le motivazioni delle sentenze di merito. Il ricorso per cassazione deve essere specifico per evitare l'inammissibilità.
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Rapina impropria: quando la fuga si trasforma in reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria a carico di un individuo che, dopo aver sottratto merce in un supermercato, ha usato violenza per tentare la fuga. La sentenza chiarisce che per configurare il reato è sufficiente la sottrazione del bene, anche senza il pieno impossessamento, se seguita immediatamente dalla violenza per assicurarsi l'impunità, in un contesto di quasi-flagranza.
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Furto consumato: quando il reato è perfezionato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29660/2024, ha confermato la condanna per furto consumato a carico di un'imputata che aveva sottratto una somma di denaro. La difesa sosteneva si trattasse di furto tentato, dato l'immediato inseguimento da parte della vittima. La Corte ha invece stabilito che il reato si considera consumato nel momento in cui l'agente acquisisce un'autonoma, seppur breve, disponibilità della refurtiva, come nel caso di specie in cui il denaro era stato occultato negli indumenti durante la fuga.
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Furto in supermercato: tentato o consumato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in supermercato consumato, e non solo tentato. La Corte ha chiarito che il reato si considera consumato quando l'agente acquisisce l'esclusiva disponibilità dei beni sottratti, anche se per breve tempo, uscendo dalla sfera di sorveglianza del personale. È stata inoltre esclusa l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti specifici e recenti dell'imputato e delle modalità del furto, commesso in concorso e con abilità.
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Furto consumato: quando il reato è perfezionato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il furto di una bicicletta. L'imputato sosteneva si trattasse di tentato furto, dato l'immediato inseguimento. La Corte ha ribadito che il furto consumato si perfeziona con il solo impossessamento del bene, cioè quando la cosa viene sottratta alla disponibilità del proprietario, anche se per breve tempo e seguito da una fuga.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39987/2024, ha chiarito un punto cruciale sulla rapina impropria. Il caso riguardava una donna che, dopo aver rubato merce in un negozio ed essere uscita, usava violenza contro una commessa per fuggire. La Corte ha stabilito che la rapina impropria si considera consumata con la sola sottrazione del bene seguita dalla violenza, non essendo necessario che l'autore del reato consegua l'effettivo e autonomo possesso della refurtiva (impossessamento). Quest'ultimo costituisce lo scopo della condotta, non un elemento per la consumazione del reato.
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Rapina impropria: quando il furto diventa rapina
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per furto aggravato e rapina impropria. La sentenza chiarisce importanti principi: chiunque abbia la custodia dei beni, come un responsabile vendite, può sporgere querela per furto; la presenza di telecamere non esclude l'aggravante della pubblica fede se la sorveglianza non è continua; il reato di rapina impropria si consuma con l'uso della violenza subito dopo la sottrazione della merce, anche senza averne acquisito il pieno possesso. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le condanne.
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Furto consumato: quando si perfeziona il reato?
Un individuo viene condannato per il furto di un monopattino. In Cassazione, sostiene che si trattasse solo di un tentativo, dato che era sorvegliato dalla polizia. La Corte Suprema rigetta il ricorso, chiarendo che il furto consumato si realizza nel momento in cui l'agente acquisisce l'autonoma disponibilità del bene, interrompendo il controllo del proprietario, anche se per poco tempo e sotto osservazione.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38969/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. L'imputato sosteneva che il reato fosse solo tentato, non consumato, perché non aveva ottenuto il pieno possesso della refurtiva. La Corte ha ribadito che, a differenza della rapina propria, per la consumazione della rapina impropria è sufficiente la semplice sottrazione del bene, seguita dalla violenza o minaccia, senza che sia necessario il consolidamento del possesso.
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Rapina impropria: quando la violenza è immediata?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria nei confronti di un uomo che, dopo aver sottratto delle bottiglie da un supermercato e averle restituite una volta scoperto, ha usato violenza tentando di investire una dipendente per garantirsi la fuga. La Corte ha stabilito che un intervallo di 10-15 minuti tra la sottrazione e la violenza non interrompe il nesso di 'immediatezza' richiesto dalla legge, e che per la consumazione del reato è sufficiente la sola sottrazione del bene, anche senza un effettivo impossessamento.
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Consumazione rapina: quando il reato è completo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina, confermando il principio sulla consumazione del reato. Il delitto si perfeziona con il semplice impossessamento della cosa sottratta, anche se per un breve istante e nello stesso luogo del fatto, non essendo rilevante il successivo abbandono forzato della refurtiva.
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Rapina impropria: quando è reato consumato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la condanna per rapina impropria consumata. La Corte ribadisce che il reato si perfeziona quando l'agente, dopo aver completato la sottrazione del bene, usa violenza o minaccia per assicurarsi il possesso o l'impunità. Non è necessario che consegua l'effettivo e stabile impossessamento della refurtiva, essendo questo un elemento del dolo specifico e non dell'evento del reato.
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Consumazione del furto: quando si perfeziona il reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. L'ordinanza chiarisce che la consumazione del furto si realizza nel momento in cui il bene passa sotto il dominio esclusivo dell'agente, anche per breve tempo e nello stesso luogo della sottrazione, rendendo irrilevante la possibilità di un immediato recupero da parte della vittima.
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Esposizione a pubblica fede: quando la vigilanza non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto aggravato. L'imputato sosteneva che l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede dovesse essere esclusa data la sorveglianza nel supermercato. La Corte ha stabilito che l'aggravante sussiste, poiché la vigilanza, pur avendo monitorato l'uomo, non ha impedito l'atto di sottrazione della merce dagli scaffali, ma solo il definitivo impossessamento all'uscita.
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Furto consumato: quando il reato è perfezionato
Un uomo condannato per furto aggravato ha presentato ricorso sostenendo che si trattasse solo di un tentativo, poiché la vittima lo aveva seguito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il reato di furto consumato si perfeziona con l'impossessamento del bene, anche se l'autore viene osservato o inseguito subito dopo. La Corte ha inoltre confermato la correttezza del trattamento sanzionatorio e la gestione della recidiva.
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