Un istituto religioso gestore di una casa di cura si è visto rettificare il classamento catastale immobile da B/2 (senza fine di lucro) a D/4 (con fine di lucro), con un notevole aumento della rendita. L'istituto ha contestato la decisione, sostenendo che l'attività svolta era non-profit. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate, stabilendo un principio fondamentale: il classamento catastale si basa sulle caratteristiche oggettive e strutturali dell'edificio, che ne determinano il potenziale economico, e non sull'uso specifico o sulla natura (profit o non-profit) del soggetto che lo gestisce in un dato momento. La struttura complessa della casa di cura giustificava la categoria D/4, a prescindere dall'assenza di scopo di lucro.
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