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Illegalità

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In questo contesto, l'applicazione di una sanzione non prevista dall'ordinamento per la specifica tipologia di reato o competenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Confisca e concordato: i limiti del ricorso legale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro la **confisca** di somme di denaro derivanti dal reato di spaccio di stupefacenti. Il ricorrente aveva precedentemente optato per il concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., ottenendo un trattamento sanzionatorio condiviso. La Suprema Corte ha chiarito che le statuizioni derivanti da tale procedura negoziale non sono sindacabili in sede di legittimità, a meno che non si configuri un'ipotesi di illegalità della pena. Inoltre, la doglianza sulla misura patrimoniale non era stata sollevata nei motivi d'appello, precludendone l'esame in Cassazione.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento relativa a reati in materia di stupefacenti. Il ricorrente aveva contestato i criteri di calcolo della pena relativi alla continuazione tra i reati, senza tuttavia dimostrare l'effettiva illegalità della sanzione inflitta. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di patteggiamento, i motivi di ricorso sono strettamente limitati dalla legge e non possono riguardare semplici valutazioni discrezionali sul trattamento sanzionatorio.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento. Il ricorrente lamentava la mancanza di motivazione riguardo all'entità della pena concordata. La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi dell'art. 448 c.p.p., il vizio di motivazione non rientra tra i motivi tassativi per impugnare una sentenza nata da un accordo tra le parti, a meno che la pena non risulti illegale.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale contro una sentenza di patteggiamento. Il ricorrente contestava l'omessa motivazione riguardo alla concessione delle circostanze attenuanti generiche, ritenendo che non potessero fondarsi sulla sola incensuratezza. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso contro il patteggiamento è limitato a casi tassativi. Poiché le parti avevano concordato l'entità della pena e la concessione delle attenuanti, e la sanzione finale non risultava illegale, il merito del bilanciamento delle circostanze non può essere oggetto di impugnazione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. Il ricorrente contestava il calcolo della pena e la relativa motivazione. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di un accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., le doglianze relative alla determinazione della sanzione sono precluse, a meno che la pena stessa non sia palesemente illegale. Il ricorso è stato dunque rigettato con condanna alle spese, poiché il vizio di motivazione sulla pena è stato espressamente escluso dai motivi di impugnazione dalla riforma del 2017.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che aveva precedentemente aderito al concordato in appello. La decisione chiarisce che, a seguito della rinuncia ai motivi di merito per concordare la pena, non è possibile sollevare in sede di legittimità doglianze su aspetti rinunciati o sulla mancata applicazione del proscioglimento immediato. Il ricorso è ammesso solo se la pena concordata risulta illegale, ovvero esterna ai limiti edittali o di specie diversa da quella prevista dalla legge.
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Lesioni personali e prescrizione: guida alla riforma
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per lesioni personali lievi e recidiva. Nonostante i motivi di ricorso fossero generici, la Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'illegalità della pena detentiva applicata. Per effetto della Riforma Cartabia, le lesioni con prognosi inferiore a 40 giorni sono ora procedibili a querela e di competenza del Giudice di Pace, che non può irrogare la reclusione. Tuttavia, essendo maturata la prescrizione del reato nelle more del giudizio, la Corte ha annullato la sentenza senza rinvio per gli effetti penali.
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Patteggiamento: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che, dopo aver concordato la pena tramite **Patteggiamento** per i reati di furto e frode informatica, ne contestava l'entità. Il ricorrente lamentava una violazione dei criteri di commisurazione della pena, ritenendola eccessiva rispetto ai fatti. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso contro la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti è limitato a casi tassativi, tra cui l'illegalità della pena intesa come sanzione fuori dai limiti legali, escludendo la possibilità di sindacare la scelta discrezionale dei parametri di calcolo concordati.
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Concordato in appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che contestava la carenza di motivazione sulla pena dopo aver stipulato un concordato in appello. La sentenza ribadisce che, una volta raggiunto l'accordo sulla sanzione ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., non è possibile impugnare la decisione per vizi di motivazione relativi alla quantificazione della pena, a meno che la stessa non sia illegale. Il concordato in appello limita i motivi di ricorso esclusivamente alla formazione della volontà, alla difformità della sentenza rispetto all'accordo o all'illegalità della sanzione.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di Patteggiamento. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione del proscioglimento immediato e un difetto di motivazione sulla pena applicata. La Suprema Corte ha chiarito che, in base alla normativa vigente, il ricorso contro il Patteggiamento è limitato a casi tassativi: vizi della volontà, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, errore nella qualificazione giuridica o illegalità della pena. Poiché le doglianze sollevate non rientravano in queste categorie, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello per il reato di truffa aggravata, lamentava la mancata valutazione delle cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha chiarito che l'adesione al concordato in appello comporta la rinuncia ai motivi di merito, limitando il ricorso per cassazione a vizi sulla formazione della volontà, consenso del PM o illegalità della pena.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello per reati legati agli stupefacenti. L'imputato contestava la misura della pena e la mancata applicazione di attenuanti, nonostante avesse precedentemente concordato la sanzione con il Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha chiarito che il concordato in appello vincola le parti: una volta che il giudice ratifica l'accordo, la pena non può essere contestata unilateralmente, salvo i rari casi di illegalità della sanzione o vizi nella formazione della volontà.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza di concordato in appello. Nonostante l'accordo sulla pena raggiunto in secondo grado per reati inerenti gli stupefacenti, la difesa aveva tentato di contestare la misura della sanzione e i criteri di calcolo ex art. 133 c.p. La Suprema Corte ha ribadito che il concordato in appello costituisce un negozio processuale vincolante: una volta che le parti hanno liberamente pattuito la pena e il giudice l'ha ratificata, non è possibile contestarne la congruità in sede di legittimità, salvo il caso di pena illegale o vizi nella formazione della volontà.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello per reati legati agli stupefacenti, contestava il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha ribadito che, una volta accettato il concordato in appello, il ricorso per Cassazione è precluso per i motivi rinunciati e per la mancata valutazione del proscioglimento immediato, restando esperibile solo in caso di pena illegale.
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