La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravate dal metodo mafioso. L'imputato, presentandosi come referente di una cosca locale, imponeva subappalti non autorizzati e il pagamento di tangenti ("tassa ambientale") a multinazionali impegnate nella costruzione di parchi eolici in Calabria, estromettendo le ditte concorrenti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della difesa, stabilendo che i reati di estorsione e illecita concorrenza possono concorrere formalmente poiché tutelano beni giuridici differenti (il patrimonio e la libertà di mercato). Inoltre, ha ritenuto pienamente utilizzabili le intercettazioni telefoniche d'urgenza effettuate tramite impianti esterni a causa della mancanza di copertura di rete nella zona montana delle indagini.
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