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Guida In Stato Di Ebbrezza — Anno 2026

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81 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Guida In Stato Di Ebbrezza

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: la scusa del bar dopo l’incidente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per il reato di guida in stato di ebbrezza. La donna sosteneva di aver consumato alcolici in un bar solo dopo l'incidente stradale, contestando la tempistica dell'arrivo delle forze dell'ordine. I giudici di merito hanno però accertato che i carabinieri sono giunti sul posto dopo appena dieci minuti dal sinistro, rendendo del tutto inverosimile la versione difensiva del consumo successivo. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. L'automobilista è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione non salva il recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, avendo registrato un tasso alcolemico fino a 1,70 g/l. La difesa sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che, in base alle riforme recenti, il corso della prescrizione si arresta definitivamente con la sentenza di primo grado. Da quel momento si applicano solo le regole sull'improcedibilità per superamento dei termini di impugnazione. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego della particolare tenuità del fatto, evidenziando la gravità della condotta e la presenza di precedenti specifici del conducente, che aveva già beneficiato in passato della messa alla prova. L'automobilista perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest tardivo resta valido
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata da un incidente stradale. Il conducente contestava l'attendibilità dell'alcoltest per via del tempo trascorso tra il sinistro e l'accertamento, chiedendo anche l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che, in presenza di un alcoltest regolare, spetta all'imputato dimostrare elementi concreti capaci di inficiarne la validità; il semplice scorrere del tempo non è sufficiente. Inoltre, la gravità del fatto, legata all'incidente provocato, esclude la speciale causa di non punibilità.
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Guida in stato di ebbrezza: condannato anche se fuori dall’auto
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza dopo essere stato trovato dalle forze dell'ordine riverso su un marciapiede a circa cinque metri dalla propria auto. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di prove dirette sul fatto che si trovasse alla guida del veicolo al momento del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. La Cassazione non può riesaminare i fatti o proporre una diversa ricostruzione della vicenda, a meno che la motivazione della sentenza impugnata non sia palesemente illogica. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Guida in stato di ebbrezza: bere dopo l’incidente non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente, dopo aver perso il controllo del veicolo e aver abbattuto una recinzione, aveva consumato due bicchieri di vino prima dell'arrivo degli agenti nel tentativo di invalidare l'alcoltest. I giudici hanno confermato la condanna basandosi su elementi oggettivi: un tasso alcolemico elevatissimo (fino a 2,86 g/l), la dinamica distruttiva del sinistro e la testimonianza di un presente che confermava lo stato di alterazione precedente all'assunzione del vino. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: niente tenuità del fatto se c’è incidente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de La Conducente, condannata per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravata dall'aver provocato un incidente stradale in orario notturno. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che la ricostruzione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e che la gravità della condotta, caratterizzata da un elevato tasso alcolemico e dal sinistro stradale, esclude categoricamente l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, La Conducente perde il ricorso e viene condannata anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: alcoltest valido pur se illeggibile
Il Conducente viene condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. La difesa propone ricorso in Cassazione sostenendo l'invalidità dell'alcoltest a causa della scarsa leggibilità del libretto metrologico dell'etilometro. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'esito positivo dell'alcoltest costituisce una prova legale dello stato di alterazione. Spetta alla difesa dimostrare eventuali difetti di funzionamento o la mancanza di omologazione dell'apparecchio. Nel caso specifico, il corretto funzionamento e la validità delle verifiche periodiche sono stati confermati non solo dai documenti, ma anche dalla testimonianza dell'agente verbalizzante. Il Conducente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: nullo il test dopo 5 ore
Il Conducente veniva condannato per guida in stato di ebbrezza a seguito di un incidente stradale. L'accertamento del tasso alcolemico, pari a 2,19 g/l, era stato effettuato tramite prelievo ematico quasi cinque ore dopo il sinistro. Inoltre, i sanitari avevano annotato che si trattava di un test preliminare a uso esclusivamente diagnostico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Conducente, annullando la condanna con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che i giudici di merito non hanno motivato scientificamente l'affidabilità di un test eseguito con così grande ritardo e privo di un esame di conferma, nonostante l'esplicita riserva espressa dagli stessi medici ospedalieri.
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Guida in stato di ebbrezza: i sintomi confermano la condanna
Il caso riguarda un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza commessa di notte nel 2020. Il tasso alcolemico era superiore a 1,5 g/l. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'avvenuta prescrizione del reato, l'incertezza sul funzionamento dell'etilometro e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prescrizione è stata interrotta dall'opposizione al decreto penale e dal rinvio per impedimento del difensore. Inoltre, lo stato di ebbrezza era evidente dai sintomi fisici (andatura barcollante, alito vinoso, frasi sconnesse). Di conseguenza, la condanna a cinque mesi e dieci giorni di arresto, con sospensione della patente per un anno, è stata confermata. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna certa ma pena da ricalcolare
Il Conducente veniva condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, avendo registrato un tasso alcolemico superiore a 1,8 g/l. La difesa contestava la regolarità dell'omologazione e della taratura dell'etilometro, nonché il suo funzionamento a temperature sotto lo zero, chiedendo anche l'applicazione della tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sull'etilometro, confermando che spetta all'imputato l'onere di allegare prove concrete di malfunzionamento, e ha escluso la tenuità del fatto per la condotta pericolosa (guida a zig-zag). Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata valutazione delle attenuanti generiche da parte del giudice d'appello. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio solo su questo punto, rendendo definitiva la condanna per il reato contestato.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest tardivo non salva l’autista
Il conducente di un veicolo, uscito di strada dopo aver perso il controllo del mezzo, è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravato dall'aver provocato un incidente stradale in orario notturno. Il tasso alcolemico rilevato era superiore a 1,5 g/l. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la nullità dell'alcoltest per la verbalizzazione differita e sostenendo di aver bevuto alcolici solo dopo il sinistro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la compilazione successiva del verbale di accertamento urgente non ne inficia la validità, purché siano certi i dati essenziali. Inoltre, l'aver provocato un incidente stradale preclude la sostituzione della pena con i lavori di pubblica utilità e rende obbligatoria la revoca della patente di guida.
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Guida in stato di ebbrezza: precedenti penali contro lavori utili
Un conducente, fermato di notte con un tasso alcolemico ben oltre i limiti consentiti, è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza. La Corte di appello ha inflitto sei mesi di arresto e duemila euro di ammenda, negando la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità e le attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali e della gravità del fatto. Il conducente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici avessero deciso basandosi solo sul suo passato criminale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego del beneficio è legittimo se motivato sia dai precedenti penali sia dalle concrete e pericolose modalità della condotta notturna. Il conducente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: sanzione illegale e pena errata
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una conducente condannata per guida in stato di ebbrezza. Il giudice di merito aveva erroneamente applicato uno sconto di pena di un terzo anziché della metà, previsto per le contravvenzioni nel giudizio abbreviato. Inoltre, aveva illegittimamente applicato la disciplina generale delle pene sostitutive brevi, imponendo prescrizioni limitative della libertà personale non previste dalla disciplina speciale del lavoro di pubblica utilità per i reati stradali. La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, con rinvio al Tribunale per la rideterminazione della pena.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso fotocopia costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per i reati di guida in stato di ebbrezza e sostituzione di persona. L'imputato contestava il regolare funzionamento e l'omologazione dell'etilometro. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso si limitavano a riprodurre pedissequamente le stesse contestazioni già sollevate in appello e ampiamente respinte dai giudici di secondo grado. Mancando un confronto critico e specifico con la motivazione della sentenza impugnata, il ricorso è stato respinto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: la Cassazione nega sconti sulla patente
Il Guidatore ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per guida in stato di ebbrezza e altri delitti, contestando la severità della pena, la durata della sospensione della patente e il mancato riconoscimento della continuazione tra i reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la quantificazione della pena e della sanzione accessoria spetta esclusivamente al giudice di merito, purché motivata logicamente. Inoltre, la guida in stato di ebbrezza è stata ritenuta un atto estemporaneo e non parte di un unico disegno criminoso programmato. Il Guidatore perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: scontro stradale e niente sconti
L'Automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza dopo aver causato un incidente stradale con un tasso alcolemico di 2,91 g/l, ha proposto ricorso in Cassazione. Il conducente lamentava la mancata notifica telematica delle conclusioni del Procuratore generale e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, la cancelleria non ha più l'obbligo di trasmettere le richieste della pubblica accusa alla difesa, essendo sufficiente la loro messa a disposizione in cancelleria. Inoltre, la gravità dell'incidente e la pericolosità sociale del soggetto giustificano pienamente il rifiuto di sconti di pena. L'Automobilista perde definitivamente il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: pena sospesa ma la patente è revocata
Un conducente, sorpreso alla guida in stato di ebbrezza, provocava un incidente stradale notturno invadendo la corsia opposta. Condannato in primo grado con sospensione della patente, la Corte d'Appello gli concedeva la sospensione condizionale della pena ma disponeva la revoca della patente. Il conducente ricorreva in Cassazione lamentando la violazione del divieto di riforma in peggio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la revoca della patente è una sanzione amministrativa accessoria obbligatoria per legge e la sua applicazione in appello non viola il divieto di riforma in peggio, anche se l'impugnazione è stata proposta dal solo imputato. Il conducente perde definitivamente la patente e deve pagare le spese processuali.
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Guida in stato di ebbrezza: inutile la difesa dell’energy drink
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un camionista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il Conducente era stato fermato mentre guidava un autoarticolato a zig-zag sull'autostrada con un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge. La difesa sosteneva che l'etilometro fosse stato tratto in inganno dall'assunzione di una bevanda energetica, tesi smentita dai sintomi evidenti rilevati dalla Polizia stradale, come l'alito vinoso e la forte agitazione. I giudici hanno inoltre escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto, evidenziando l'estrema pericolosità della condotta per la sicurezza stradale. Il Conducente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: grave incidente e revoca patente
Il Conducente, coinvolto in un grave incidente stradale, viene condannato per guida in stato di ebbrezza con tasso superiore a 1,5 g/l. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Conducente, confermando la validità del prelievo di sangue effettuato in ospedale. Anche se l'uomo non era stato avvisato della facoltà di farsi assistere da un avvocato, i giudici chiariscono che lo stato di grave confusione mentale dovuto alle lesioni rendeva impossibile e inutile tale avviso. Inoltre, la Corte conferma l'impossibilità di applicare la particolare tenuità del fatto a causa della gravità dell'incidente e ribadisce l'obbligatorietà della revoca della patente di guida in caso di sinistro provocato sotto l'effetto dell'alcol. Il Conducente perde definitivamente la patente e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: auto altrui raddoppia la sanzione
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza dopo essere stato sorpreso al volante con un tasso alcolemico superiore a 2,30 g/l. La difesa ha impugnato la sentenza contestando la regolarità dell'omologazione dell'etilometro e il raddoppio della sospensione della patente, disposto perché l'auto apparteneva a un terzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice discrepanza nei codici di omologazione non prova l'irregolarità dell'apparecchio, regolarmente revisionato. Inoltre, il raddoppio della sospensione della patente è legittimo se il veicolo non è confiscabile perché di proprietà altrui, compensando così la mancata confisca. Il Conducente perde la causa e deve pagare le spese.
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