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Guida In Stato D'Ebbrezza

10 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Guida in stato d’ebbrezza: Alcoltest valido, ricorso inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per guida in stato d'ebbrezza aggravata. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'affidabilità dell'etilometro e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'esito positivo dell'alcoltest è prova sufficiente dello stato di ebbrezza, data l'affidabilità dello strumento e i controlli periodici. Spetta alla difesa dimostrare il contrario. Il diniego della sospensione condizionale è stato ritenuto corretto per le precedenti violazioni del Lavoratore. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Guida in stato d’ebbrezza: agente fuori servizio e validità alcoltest
Una conducente ha proposto ricorso contro la condanna per `guida in stato d'ebbrezza` aggravata da incidente. La donna contestava l'illegittimità del fermo operato da un agente di polizia fuori servizio e dubitava dell'affidabilità dell'etilometro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'agente fuori servizio si è limitato a chiamare i colleghi in servizio dopo l'incidente. Inoltre, ha ribadito che l'esito positivo dell'alcoltest costituisce prova valida, e spetta alla difesa dimostrare eventuali malfunzionamenti dell'apparecchio. La condanna è stata confermata, con l'aggiunta delle spese processuali e una sanzione.
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Guida in stato d’ebbrezza: l’omessa taratura non salva la patente
Un automobilista ha causato un incidente stradale ed è risultato positivo all'alcoltest. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di guida in stato d'ebbrezza. Il conducente ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata indicazione nel verbale della regolare taratura annuale dell'etilometro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la condanna. I giudici hanno chiarito che l'esito dell'alcoltest costituisce prova valida e sufficiente. La mancata annotazione della taratura nel verbale non invalida l'accertamento. Spetta all'automobilista l'onere di dimostrare il cattivo funzionamento dello strumento attraverso la richiesta del libretto metrologico. Il ricorrente deve inoltre versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Guida in stato d’ebbrezza: Alcoltest unico valido, ricorso respinto
Un automobilista è stato condannato per guida in stato d'ebbrezza aggravata, avendo causato un incidente di notte. Ha contestato la validità della prova dell'alcoltest, sostenendo che una singola misurazione non fosse sufficiente e che l'etilometro potesse essere malfunzionante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che una singola misurazione dell'alcoltest è valida se supportata da altri "elementi sintomatici" (segni evidenti). La Corte ha anche chiarito che l'onere di dimostrare il malfunzionamento dell'etilometro spetta alla difesa, non all'accusa, dato che l'alcoltest è uno strumento affidabile con controlli periodici. L'automobilista deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Guida in stato d’ebbrezza: l’etilometro non si contesta a parole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato d'ebbrezza. Il conducente contestava il corretto funzionamento e l'omologazione dell'etilometro, oltre al mancato avviso scritto della facoltà di farsi assistere da un difensore. I giudici hanno chiarito che, sebbene l'accusa debba provare il buon funzionamento dello strumento, l'imputato ha l'onere di allegazione, ossia deve indicare elementi concreti di malfunzionamento e non limitarsi a contestazioni generiche. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, escludendo anche la possibilità di dichiarare la prescrizione del reato a causa dell'inammissibilità del ricorso, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato d’ebbrezza: due birre non smontano l’etilometro
Il Conducente, fermato per guida in stato d'ebbrezza con un tasso alcolemico superiore a 2 g/l, ha impugnato la condanna contestando il corretto funzionamento dell'etilometro. L'imputato sosteneva di aver consumato solo due birre e che l'umidità ambientale avesse falsato il test. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la semplice dichiarazione del conducente non basta a contestare l'affidabilità dello strumento. Per ribaltare l'esito dell'alcoltest, la difesa deve presentare elementi concreti e specifici (onere di allegazione) sul malfunzionamento dell'apparecchio, non semplici congetture. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato d’ebbrezza: reato estinto ma patente a rischio
Il Tribunale dichiara l'estinzione del reato di guida in stato d'ebbrezza nei confronti di un automobilista per esito positivo della messa alla prova. Tuttavia, il giudice omette di trasmettere gli atti al Prefetto per l'applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione contro questa omissione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso per difetto di interesse concreto. I giudici chiariscono che il Pubblico Ministero non ha bisogno di impugnare la sentenza per rimediare all'omissione, poiché può trasmettere direttamente gli atti al Prefetto o richiederne l'invio alla cancelleria del giudice. Vince l'automobilista, in quanto il ricorso della pubblica accusa viene rigettato.
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Guida in stato d’ebbrezza: il consenso non cancella i diritti
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un automobilista accusato di guida in stato d'ebbrezza. La polizia giudiziaria aveva richiesto ai sanitari di un ospedale l'analisi del tasso alcolemico su un prelievo di sangue, senza però avvisare preventivamente il conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che il consenso del conducente al prelievo escludesse la necessità dell'avviso. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che l'avviso è obbligatorio quando l'accertamento ha finalità probatorie ed è estraneo alle cure mediche. Il consenso dell'interessato non sana la mancanza di questa fondamentale garanzia difensiva. Di conseguenza, l'automobilista vince la causa e l'assoluzione diventa definitiva.
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Guida in stato d’ebbrezza: il prelievo nullo cancella la condanna
Il caso riguarda un automobilista accusato del reato di guida in stato d'ebbrezza dopo aver causato un incidente stradale. Sottoposto a prelievo ematico in ospedale, il conducente ha contestato la validità dell'accertamento poiché la polizia giudiziaria non lo aveva avvisato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia. La Corte di Cassazione ha analizzato il contrasto tra i vecchi e i nuovi orientamenti giurisprudenziali in merito all'obbligo di avviso per i prelievi effettuati in ambito sanitario. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge per punire il reato, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
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Guida in stato d’ebbrezza: l’incidente senza scontro condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato d'ebbrezza, aggravata dall'aver provocato un incidente stradale in orario notturno. Il conducente contestava la validità del prelievo ematico, eseguito tre ore dopo il fatto e in un'unica soluzione, e negava la sussistenza dell'incidente in assenza di collisioni con altri veicoli. I giudici hanno chiarito che il prelievo ematico non richiede una doppia misurazione, a differenza dell'etilometro, e che la nozione di incidente stradale comprende anche la semplice fuoriuscita dalla carreggiata o l'urto contro ostacoli, senza necessità di danni a terzi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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