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90 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Occupazione abusiva di alloggio popolare: tra indigenza e regole
L'Imputata è stata condannata in primo grado alla pena di 600 euro di multa per il reato di occupazione abusiva di alloggio popolare. Il suo difensore ha proposto ricorso diretto in Cassazione, lamentando la mancata applicazione dello stato di necessità dovuto a gravi condizioni di indigenza, oltre a vizi di motivazione sulla pena. La Corte di Cassazione ha stabilito che, essendoci contestazioni sulla motivazione della sentenza, il ricorso non poteva essere proposto direttamente alla Suprema Corte. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la conversione del ricorso in appello, trasmettendo gli atti alla Corte di Appello competente per il giudizio di secondo grado.
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Revoca del gratuito patrocinio: il ricorso diretto è inammissibile
Il Giudice di Pace di Genova ha disposto la revoca del gratuito patrocinio nei confronti di un cittadino (Il Ricorrente) dopo che l'Agenzia delle Entrate ha accertato la proprietà di alcuni beni immobili. Il Ricorrente ha impugnato la decisione proponendo direttamente ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revoca è un provvedimento autonomo e non può essere impugnata direttamente davanti alla Cassazione. Il cittadino avrebbe dovuto presentare una preventiva opposizione ai sensi dell'articolo 170 del D.P.R. 115/2002. Di conseguenza, Il Ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Gratuito patrocinio: la causa persa costa cara al cittadino
Un cittadino straniero ha richiesto il gratuito patrocinio per impugnare il diniego della protezione internazionale. La Corte di appello ha revocato il beneficio per via della manifesta infondatezza della domanda principale. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la semplice infondatezza non equivalesse a colpa grave. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che agire in giudizio con una pretesa palesemente infondata, senza la normale prudenza, costituisce colpa grave. Chi promuove una causa temeraria a spese dello Stato perde il diritto all'assistenza legale gratuita.
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Deposito atti del detenuto: no al ricorso sul canale di invio
Il Magistrato di sorveglianza ha respinto la richiesta di un detenuto in regime di 41-bis di inviare, tramite i canali ufficiali del carcere, un CD contenente memorie per il gratuito patrocinio. La difesa ha impugnato la decisione ritenendola un ostacolo al diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il provvedimento contestato non era una decisione definitiva, ma un atto interlocutorio che indicava solo una diversa modalità di invio senza impedire il deposito. Di conseguenza, la Corte ha confermato la validità delle indicazioni dell'amministrazione penitenziaria sul deposito atti del detenuto, condannando quest'ultimo al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rimborso delle utenze domestiche: paga chi consuma davvero
Una donna ha chiesto il rimborso delle utenze domestiche all'ex convivente per il periodo successivo alla fine della loro relazione. La donna, intestataria del contratto del gas, aveva lasciato la casa, mentre l'uomo aveva continuato ad abitarvi. Ricevuto e pagato un decreto ingiuntivo per bollette non saldate dall'ex compagno, la donna ha agito in giudizio. Il Tribunale ha accolto la domanda basandosi su testimonianze e sulla contumacia dell'uomo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ex convivente. La Suprema Corte ha chiarito che la residenza anagrafica non esclude l'effettivo utilizzo dell'immobile provato con altri mezzi. Inoltre, ha accolto il ricorso incidentale della donna per la mancata liquidazione delle spese del primo grado di giudizio.
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Gratuito patrocinio: le spese vanno allo Stato e non al privato
Due cittadini ammessi al gratuito patrocinio vincono una causa in Cassazione. La Suprema Corte condanna la parte sconfitta a pagare le spese legali direttamente ai cittadini vittoriosi anziché allo Stato, commettendo un errore materiale. I cittadini chiedono quindi la correzione del provvedimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che, in caso di ammissione al gratuito patrocinio, le spese processuali poste a carico della parte soccombente devono essere versate obbligatoriamente e direttamente allo Stato. La Corte corregge quindi il dispositivo dell'ordinanza precedente disponendo il pagamento a favore dello Stato.
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Gratuito patrocinio: vince l’avvocato contro la burocrazia
Un avvocato ha chiesto al Tribunale la liquidazione del compenso per la difesa di una cliente ammessa al gratuito patrocinio. Il Tribunale ha respinto la richiesta perché il legale non aveva allegato il documento di iscrizione nell'albo speciale degli avvocati abilitati al gratuito patrocinio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che l'iscrizione in tale albo non deve essere provata dal richiedente, trattandosi di un elenco pubblico. Inoltre, nei giudizi di liquidazione dei compensi, il giudice non può limitarsi a rigettare la domanda per carenza di prove, ma ha il dovere di attivare i propri poteri istruttori d'ufficio per verificare i presupposti e quantificare il compenso dovuto. Di conseguenza, la decisione precedente è stata annullata con rinvio.
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Gratuito patrocinio: negato al boss con lo stipendio del clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto, condannato per associazione mafiosa, contro il diniego del gratuito patrocinio. La legge prevede una presunzione di superamento dei limiti di reddito per chi è condannato per reati di mafia, sul presupposto che abbia percepito guadagni illeciti. Nel caso specifico, le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia hanno confermato che il ricorrente riceveva un regolare stipendio dall'organizzazione criminale. Il detenuto non ha fornito prove contrarie idonee a dimostrare la sua reale condizione di povertà, limitandosi a indicare aiuti leciti da parte dei familiari. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rifiuto del beneficio e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Compensazione delle spese di lite: vietata se la causa vale poco
Un avvocato ha impugnato il decreto di liquidazione dei propri compensi per l'attività svolta in regime di gratuito patrocinio. Il Tribunale ha accolto l'opposizione aumentando il compenso, ma ha disposto la compensazione delle spese di lite a causa del modesto valore economico della causa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che l'esiguità della somma riconosciuta non giustifica la compensazione delle spese di lite. Infatti, negare il rimborso delle spese legali basandosi solo sul basso valore della controversia si traduce in una sostanziale sconfitta per la parte vittoriosa e lede il diritto costituzionale di agire in giudizio. Il Ministero della Giustizia è stato quindi condannato a pagare le spese di entrambi i gradi di giudizio.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: stop alla condanna
L'Imputato era stato condannato in appello per il reato di tentata estorsione. Il difensore ha proposto ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la determinazione della pena. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, il difensore ha depositato il certificato di morte dell'assistito, avvenuta prima dell'udienza. La Suprema Corte ha preso atto del decesso, dichiarando l'estinzione del reato per morte dell'imputato. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata. Per quanto riguarda la liquidazione delle spese del gratuito patrocinio, la Corte ha dichiarato la competenza della Corte di Appello.
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