Un cittadino è stato condannato per il reato di porto di oggetti atti ad offendere perché sorpreso di notte, con il volto parzialmente coperto da un cappuccio, mentre si aggirava tra le auto in sosta con un cacciavite in tasca. Alla vista delle forze dell'ordine, l'uomo ha tentato di fuggire. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a sei mesi di arresto e mille euro di ammenda. I giudici hanno chiarito che il cacciavite, se portato in circostanze di tempo e di luogo sospette e senza una valida giustificazione, costituisce uno strumento atto a offendere. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali dell'uomo, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.
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