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Giusta Causa — Anno 2024

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125 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Giusta Causa

Provvedimenti

Licenziamento giusta causa: la parola ai testimoni
Una lavoratrice veniva licenziata per non aver emesso scontrini fiscali, come accertato tramite 'mystery clients'. La Corte d'Appello riteneva legittimo il licenziamento, basandosi sulla credibilità delle testimonianze. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della lavoratrice e chiarendo che la valutazione delle prove testimoniali non può essere riesaminata in sede di legittimità. Questo caso sottolinea la validità del licenziamento giusta causa fondato su prove testimoniali ritenute attendibili dal giudice di merito.
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Licenziamento giusta causa per reati extralavorativi
Un dipendente di un'azienda di servizi pubblici è stato licenziato per giusta causa a seguito di una condanna penale definitiva per reati di truffa e falso. Tali reati erano stati commessi prima della sua assunzione a tempo indeterminato, ma la condanna è divenuta irrevocabile durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che anche una condotta extralavorativa pregressa può irrimediabilmente compromettere il vincolo fiduciario, specialmente quando il lavoratore svolge mansioni che richiedono un elevato grado di affidabilità, come quelle di un portalettere.
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Revoca amministratore da socio pubblico: chi paga?
Un ex amministratore, rimosso senza giusta causa dal socio pubblico di una società partecipata, ha citato in giudizio la società stessa per ottenere il risarcimento del danno. La società si difendeva sostenendo che la responsabilità fosse del socio pubblico. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità per la revoca amministratore illegittima ricade esclusivamente sulla società, poiché l'atto di revoca, sebbene deciso dal socio, si imputa giuridicamente alla società stessa. Di conseguenza, la società è stata condannata al pagamento dei danni.
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Attività extra lavorativa in malattia: quando è lecita?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31963/2024, ha stabilito che non è legittimo il licenziamento del dipendente che svolge un'attività extra lavorativa in malattia se il datore di lavoro non prova che tale attività pregiudica o ritarda la guarigione. Nel caso specifico, un infermiere licenziato per aver svolto attività presso un'associazione durante l'assenza per malattia è stato reintegrato, poiché l'azienda non ha fornito la prova né della simulazione della malattia né della sua incompatibilità con la guarigione.
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Corrispondenza coniuge: quando è reato usarla?
Una donna ha utilizzato la corrispondenza bancaria del marito nella loro causa di separazione. La Corte di Cassazione, con sentenza 7359/2024, ha dichiarato il reato di violazione della corrispondenza del coniuge estinto per prescrizione, ma ha confermato, ai soli fini civili, l'illiceità della condotta. Ha rigettato la tesi della "giusta causa" difensiva, sottolineando che esistono strumenti processuali specifici per acquisire documenti, senza dover violare la privacy altrui.
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