La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sorveglianza speciale per pericolosità nei confronti di un individuo che viveva abitualmente con i proventi di reati. L'uomo sosteneva che i suoi delitti, principalmente tentativi di furto, non producevano reddito. I giudici hanno invece stabilito che anche furti di beni di prima necessità (cibo, vestiti) e la ricettazione di uno smartphone, uniti alla totale assenza di un lavoro lecito, sono sufficienti a dimostrare che la persona si sostiene esclusivamente con attività criminali. La decisione sottolinea che non è necessaria la produzione di grandi ricchezze illecite per giustificare la misura, ma basta un quadro complessivo che indichi la criminalità come unica fonte di sostentamento.
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