Il Tribunale, operando come giudice dell'esecuzione, ha unificato tre condanne per evasione inflitte a un condannato, riconoscendo il medesimo disegno criminoso. Tuttavia, inserendo il terzo reato nel calcolo, il giudice ha fissato una pena finale di due anni di reclusione, inferiore ai due anni, due mesi e venti giorni stabiliti in precedenza per i soli primi due reati. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, denunciando la violazione dei criteri di calcolo della pena e l'omessa applicazione degli aumenti minimi di legge per la recidiva reiterata. La Suprema Corte ha accolto il ricorso: l'aggiunta di un ulteriore fatto illecito mediante l'istituto del reato continuato in sede esecutiva non può mai produrre una riduzione della sanzione precedentemente determinata. La decisione è stata annullata con rinvio limitatamente al conteggio della pena.
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