Il Tribunale della Libertà confermava la custodia in carcere per Il Ricorrente, accusato di associazione finalizzata al traffico di droga e tentata importazione di stupefacenti dal Sudamerica. La difesa contestava l'esistenza di un vero vincolo associativo e sosteneva che le trattative interrotte costituissero un accordo non punibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la tentata importazione di stupefacenti non serve la conclusione dell'accordo o l'effettivo trasferimento della droga, ma bastano trattative serie, affidabili e univoche. Inoltre, l'esistenza dell'associazione criminale è provata dalla divisione dei compiti e dall'uso di telefoni criptati, a prescindere da un accordo formale. Di conseguenza, Il Ricorrente rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
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