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Fusione Per Incorporazione

131 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La fusione, nel diritto commerciale italiano, indica un'operazione (disciplinata in Italia dagli articoli 2501 e seguenti del Codice civile italiano), mediante la quale società distinte vengono unite in un unico ente sociale, preesistente alla fusione o creato ex novo. L'istituto, sconosciuto al codice del 1942, venne introdotto con il d.lgs. 16 gennaio 1991 n. 22, emanato in attuazione delle Direttive del Consiglio delle Comunità Europee n. 78/855 (cosiddetta Terza Direttiva del 9 ottobre 1978) e n. 82/891 (cosiddetta Sesta Direttiva del 17 dicembre 1982). Tale fenomeno, avente carattere "concentrativo", non è sempre tale dal punto di vista economico giacché esso si può verificare anche in caso di società legate da un rapporto di controllo. In tal caso essa implica solo una riorganizzazione giuridico-formale dell'assetto strutturale del gruppo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Calcolo pro rata IVA: operazioni finanziarie non sono sempre occasionali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato il Calcolo pro rata IVA di un'Azienda, sostenendo che le sue operazioni finanziarie esenti dovessero essere incluse. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso tali operazioni, considerandole occasionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per il Calcolo pro rata IVA si deve considerare l'attività effettivamente svolta dall'impresa, non solo quella principale. Le operazioni finanziarie, anche se non primarie, vanno incluse se non sono meramente occasionali. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Affitto d’Azienda vs. Fusione: la Cassazione conferma l’Elusione Fiscale
Un'Azienda e la sua Controllante hanno contestato gli accertamenti fiscali per IRES e IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha ripreso a tassazione i canoni di affitto di azienda pagati dall'Azienda a due sue controllate. L'operazione è stata considerata una forma di elusione fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari precedenti. Ha stabilito che l'affitto di azienda, anziché una fusione immediata, mirava a un indebito risparmio d'imposta, mancando di valide ragioni economiche. La Corte ha così rigettato i ricorsi delle Aziende, confermando le imposte e le sanzioni.
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Fusione per incorporazione e crediti di lavoro: chi paga i debiti
Alcuni lavoratori hanno citato in giudizio la società incorporante per ottenere differenze retributive e scatti di anzianità maturati durante il precedente impiego presso la società incorporata. I rapporti di lavoro erano già terminati prima della fusione aziendale. La società incorporante ha sostenuto di non dover rispondere dei debiti relativi a contratti già estinti. La Corte di Cassazione ha chiarito che il tema relativo a fusione per incorporazione e crediti di lavoro è regolato dalla successione universale. La società incorporante assume infatti per legge tutti i diritti e tutti gli obblighi anteriori alla fusione, inclusi i debiti verso gli ex dipendenti.
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Notifica avviso di accertamento a società estinta: la Cassazione fa chiarezza
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA a una società che, al momento della notifica, era già estinta a seguito di una fusione per incorporazione. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato la cartella di pagamento, ritenendo la notifica inesistente perché rivolta a un soggetto non più esistente. La Corte di Cassazione, richiamando un recente orientamento delle Sezioni Unite, ha confermato che la notifica di un avviso di accertamento a società estinta per fusione è nulla. La società incorporata perde la sua legittimazione processuale. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato quindi rigettato.
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Notifica Cartella di Pagamento: la fusione societaria non annulla il debito
Una società (l'incorporante) ha contestato una cartella di pagamento di 21.032,63 euro per debiti derivanti da un condono. La società ha sostenuto che la notifica cartella di pagamento era tardiva e indirizzata a una società ormai estinta (l'incorporata). La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica originaria all'incorporata era valida, così come quella successiva all'incorporante. La fusione societaria non annulla la legittimazione passiva della società incorporante, che subentra in tutti i rapporti. Il ricorso è stato rigettato, confermando la validità dell'atto e della sua notifica.
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Deducibilità fiscale fusione: l’errore telematico costa caro all’azienda
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla deducibilità fiscale fusione, in particolare riguardo ai maggiori valori iscritti a bilancio dopo operazioni di incorporazione. Un'Azienda aveva omesso di compilare i righi specifici nella dichiarazione telematica per fruire dell'esenzione d'imposta. La Corte ha stabilito che l'opzione fiscale non è un mero errore materiale, ma una manifestazione di volontà negoziale. La dichiarazione telematica è l'unica rilevante per il Fisco. Di conseguenza, l'omissione impedisce l'accesso al beneficio, cassando la sentenza precedente favorevole all'Azienda e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Competenza territoriale esclusiva valida nella sede incorporante
Un debitore ha ottenuto una garanzia fideiussoria per un finanziamento pubblico. A seguito dell'inadempimento, la compagnia garante ha pagato l'ente pubblico e ha avviato l'azione di regresso tramite ingiunzione. Nel frattempo, l'originaria compagnia fideiussoria si è fusa per incorporazione in un nuovo gruppo assicurativo con sede legale differente. Il debitore ha contestato la competenza territoriale esclusiva del tribunale della nuova sede, sostenendo la validità del foro originario indicato in contratto. La Corte di Cassazione ha confermato che la competenza si determina al momento della domanda giudiziale. L'incorporazione estingue la vecchia società e trasferisce il foro convenzionale presso la sede della società incorporante.
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Fusione Incompleta: La Legittimazione Attiva nel Fallimento Negata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due società contro la dichiarazione di fallimento di una di esse. La società ricorrente, che sosteneva di aver incorporato quella fallita, non aveva la necessaria legittimazione attiva nel fallimento. La fusione per incorporazione, infatti, non risultava formalmente iscritta nel registro delle imprese. Il ricorso è stato respinto anche perché i motivi addotti non denunciavano correttamente un errore procedurale e tentavano una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese legali.
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Fusione per incorporazione: l’errore del Fisco annulla l’appello
Una società richiedeva il rimborso di un credito IVA, ma l'Amministrazione Finanziaria sospendeva il pagamento per presunte irregolarità. Nel corso della controversia avveniva una fusione per incorporazione: la società richiedente si estingueva ed entrava a far parte della società incorporante. L'Amministrazione Finanziaria notificava l'atto di appello alla vecchia società oramai cancellata dal Registro delle Imprese, anziché alla nuova entità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società incorporante. I giudici hanno stabilito che la fusione per incorporazione estingue definitivamente la società incorporata. La notifica dell'appello indirizzata a un ente ormai estinto rende il ricorso inammissibile. La società incorporante vince la causa e l'appello del Fisco viene annullato.
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Fusione per incorporazione e crediti di lavoro: chi paga i debiti
Due lavoratrici hanno richiesto il pagamento di differenze retributive per scatti di anzianità maturati durante il servizio presso una cooperativa. Tale cooperativa è stata successivamente assorbita da una nuova società tramite un'operazione societaria. L'azienda incorporante sosteneva di non dover pagare i debiti poiché i rapporti di lavoro erano già cessati prima della fusione aziendale. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole su fusione per incorporazione e crediti di lavoro. I giudici hanno confermato che la società incorporante risponde di tutti i debiti della società estinta, inclusi i crediti retributivi dei dipendenti cessati.
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Recupero Credito d’Imposta: Uso non conforme, Fisco vince
La Corte di Cassazione ha confermato il legittimo recupero credito d'imposta da parte dell'Agenzia delle Entrate. Una società aveva usufruito di un credito per un capannone destinato all'attività tessile, ma poi utilizzato per attività edile e locazioni private. La società sosteneva che il bene rientrava comunque in attività agevolabili e che la fusione le garantiva il diritto al credito. La Cassazione ha ribadito che il beneficio fiscale richiede l'effettivo inserimento del bene nel ciclo produttivo per lo scopo originario entro due anni, e che l'avviso di recupero era corretto. La società ha perso il ricorso.
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Accertamento IMU e risultanze catastali: paga la società
L'Ente Locale ha notificato un avviso di accertamento tributario a una società per il mancato versamento dell'imposta municipale su alcuni terreni. L'Azienda ha contestato la pretesa sostenendo di aver incorporato la vecchia proprietaria e affermando che i beni erano stati espropriati dall'amministrazione pubblica senza formale restituzione. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'avviso. L'atto di accertamento IMU e risultanze catastali sono pienamente legittimi poiché l'intestazione formale genera l'obbligo impositivo se il contribuente non prova in modo documentale l'effettiva perdita del possesso e la falsità dei registri pubblici.
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Diritto camerale annuale: no al doppio tributo per la fusione
La società incorporante ha impugnato la richiesta di pagamento notificata dalla Camera di Commercio per il diritto camerale annuale relativo a diverse sedi secondarie acquisite tramite fusione. L'ente impositore pretendeva un nuovo versamento per l'anno in corso, nonostante le società incorporate avessero già regolarmente versato la quota per le medesime sedi prima dell'estinzione per incorporazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, confermando che l'operazione realizza una continuità aziendale e una successione universale nei rapporti giuridici. La legge vieta la doppia imposizione sullo stesso bene aziendale nello stesso anno solare. Il pagamento iniziale eseguito dalle società incorporate libera la società subentrante da ulteriori tributi camerali per l'annualità in questione.
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Diritto camerale annuale e fusione: la Cassazione esclude il doppio tributo
La Camera di Commercio ha intimato a una società incorporante il pagamento del diritto camerale annuale per numerose filiali acquisite tramite operazione societaria in corso d'anno. La società contestava la richiesta poiché le società incorporate avevano già versato il tributo per il medesimo anno fiscale. La Suprema Corte ha dato ragione alla società contribuente, annullando la pretesa impositiva. I giudici hanno chiarito che l'incorporazione genera una continuità aziendale e una successione universale. Di conseguenza, il tributo camerale già assolto dalle società incorporate copre l'intera annualità, escludendo qualsiasi obbligo di doppia contribuzione a carico della società incorporante per le sedi secondarie confluite nella nuova struttura.
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Notifica a società estinta: la Cassazione annulla la cartella
L'Agente della Riscossione e l'Agenzia delle Entrate hanno notificato una cartella di pagamento presso la sede di una società già cancellata a seguito di fusione per incorporazione. In seguito, gli enti impositori hanno recapitato un avviso di intimazione alla società incorporante per pretendere il versamento del debito. La società incorporante ha impugnato l'intimazione contestando la mancata e valida notifica dell'atto presupposto. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa fiscale, sancendo che la notifica a società estinta è radicalmente nulla. Per i giudici di legittimità, l'incorporazione avvenuta prima della riforma societaria ha comportato l'estinzione definitiva del vecchio soggetto, obbligando il Fisco a intestare ruolo e cartella direttamente all'ente incorporante.
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Cartella a società estinta: nulli gli atti verso l’incorporante
L'Agente della Riscossione notificava un avviso di intimazione a una società incorporante per debiti fiscali pregressi. La cartella presupposta era stata però recapitata presso la vecchia sede della società incorporata, ormai cancellata e inesistente. La società incorporante impugnava l'atto contestando il vizio insanabile della procedura. I giudici di merito accoglievano il ricorso aziendale. L'Agente della Riscossione e l'Ente Impositore ricorrevano per cassazione, sostenendo la continuità soggettiva tra gli enti societari. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi dell'Erario. La Suprema Corte ha chiarito che la notifica cartella di pagamento a società estinta è radicalmente nulla e non produce effetti verso l'incorporante. Di conseguenza, l'avviso di intimazione decade integralmente a favore della società contribuente.
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Regolamento di supercondominio e vincoli sulle facciate
Una società immobiliare cita in giudizio due proprietari per ottenere la rimozione di una loggia-balcone abusiva. L'attrice invoca un vincolo di servitù reciproca derivante dal regolamento di supercondominio, il quale proibisce qualsiasi intervento edilizio modificativo nel complesso residenziale. I convenuti eccepiscono la mancata menzione del divieto nel proprio atto di acquisto e l'estraneità della società. La Corte d'Appello nega l'efficacia del vincolo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, sancendo che le limitazioni sulle proprietà individuali vincolano senza limiti di tempo tutti i successivi aventi causa se il regolamento contrattuale è richiamato nel rogito o trascritto nei registri immobiliari.
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Cessione del credito bancario: prova su tutti i passaggi
Una società veicolo di recupero crediti ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per oltre centoundicimila euro derivanti da un vecchio mutuo fondiario bancario. La curatela fallimentare ha contestato la titolarità del diritto, eccependo l'assenza di documenti attestanti un passaggio intermedio della catena societaria, ossia la fusione tra due precedenti società titolari del credito. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società cessionaria. In tema di cessione del credito bancario, chi si dichiara successore dell'originario creditore deve fornire la prova documentale rigorosa e completa di tutti i passaggi traslativi qualora la controparte li contesti formalmente. La mera dichiarazione unilaterale dell'ultimo soggetto cedente non sana l'interruzione della catena probatoria.
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Elusione fiscale: scissioni e fusioni senza ragioni economiche
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società cooperativa una complessa serie di operazioni straordinarie realizzate tra il 2002 e il 2004. L'operazione comprendeva scissioni, conferimenti immobiliari, svalutazioni societarie e fusioni per incorporazione. Secondo il Fisco, l'intera manovra mirava unicamente a compensare plusvalenze milionarie con le perdite fiscali di società veicolo. L'azienda ha difeso le proprie scelte sostenendo la presenza di giustificazioni economiche e richiamando un'assoluzione penale intervenuta sugli stessi fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di elusione fiscale. I giudici hanno chiarito che le operazioni negoziali erano prive di valide ragioni gestionali extra-fiscali e volte solo a cancellare il debito tributario. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della contribuente, confermando sia la legittimità dei maggiori redditi accertati sia l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie per condotta elusiva.
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Cartella a società estinta: la riscossione non può fare ricorso
L'Agente della Riscossione ha notificato una cartella esattoriale e una successiva intimazione di pagamento a una Banca per contributi previdenziali non versati all'Ente Previdenziale. La cartella originaria era stata indirizzata a una società già estinta per fusione per incorporazione. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito previdenziale. L'Agente della Riscossione ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, mentre l'Ente Previdenziale creditore ha scelto di non difendersi. I Giudici Supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la legittimazione dell'agente della riscossione non sussiste quando la lite riguarda l'esistenza o la prescrizione del debito contributivo, spettando solo all'ente creditore.
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