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Furto In Abitazione — Anno 2026

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93 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Furto In Abitazione

Provvedimenti

Furto in abitazione: condanna valida anche in garage staccato
Un uomo, condannato per furto in abitazione e resistenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il luogo del furto non fosse una pertinenza di una privata dimora. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: per configurare il reato di furto in abitazione, la pertinenza non deve essere necessariamente attaccata fisicamente all'edificio principale. È sufficiente che sia funzionalmente collegata ad esso, per servizio o ornamento. La condanna dell'imputato è diventata quindi definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto in Abitazione: Ricorso Respinto e Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto in abitazione. L'imputato contestava la sua identificazione, la qualificazione del luogo del reato e l'entità della pena. I giudici hanno stabilito che le sue lamentele erano tentativi di ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, attività non permessa in sede di legittimità. La Corte ha sottolineato che il suo ruolo è verificare la corretta applicazione della legge, non riesaminare il merito della vicenda. Di conseguenza, la condanna per furto in abitazione è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: condanna definitiva dopo un ricorso inutile
Due persone, già condannate per furto in abitazione aggravato, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sostenevano che la motivazione della loro condanna fosse errata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il ricorso era una semplice ripetizione di lamentele sui fatti, già respinte in appello. Questo tipo di contestazione non è permessa in Cassazione, che valuta solo errori di diritto. La condanna per furto in abitazione è quindi diventata definitiva e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese e una multa.
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Furto in abitazione con inganno: entrare con permesso non salva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per aver derubato alcuni cittadini dopo essere entrate nelle loro case con una scusa. Gli imputati sostenevano che, avendo ottenuto il permesso di entrare, non si potesse parlare di furto in abitazione. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: il consenso ottenuto con un trucco non è valido. Pertanto, commette il reato di furto in abitazione con inganno chi si introduce nella dimora altrui con il permesso della vittima, se tale permesso è stato estorto con una bugia al solo scopo di rubare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Furto in abitazione: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione a carico di un soggetto identificato tramite telecamere di sorveglianza. Il ricorrente chiedeva la riqualificazione del fatto in ricettazione, sostenendo una diversa lettura delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il furto in abitazione si configura anche quando la sottrazione avviene in pertinenze recintate, come cortili o aree private delimitate, e che il giudizio di legittimità non può sostituirsi alla valutazione dei fatti operata dai giudici di merito.
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Furto in abitazione: il garage è privata dimora?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato **Furto in abitazione** a carico di un soggetto che aveva cercato di svaligiare un garage contiguo a una casa rurale. La difesa sosteneva che il garage non potesse considerarsi privata dimora poiché il proprietario non vi risiedeva stabilmente. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il garage costituisce pertinenza dell'abitazione se funzionalmente collegato allo svolgimento di attività della vita privata, rendendo irrilevante la residenza anagrafica del titolare in un luogo diverso.
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Furto in abitazione: prove e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione aggravato nei confronti di un soggetto i cui effetti personali erano stati rinvenuti nell'auto utilizzata per la fuga. Nonostante la difesa contestasse l'attendibilità delle dichiarazioni del complice, i giudici hanno stabilito che la presenza di oggetti riconducibili all'imputato nel veicolo costituisce una prova autonoma e sufficiente della sua partecipazione al delitto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la genericità delle doglianze relative al travisamento della prova.
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Furto in abitazione: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La decisione si fonda sulla correttezza della sentenza di appello che ha accertato la responsabilità penale grazie all'inseguimento immediato da parte della polizia, culminato con il ritrovamento del soggetto nascosto dietro una siepe.
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Furto in abitazione: la Cassazione sulle pertinenze
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione aggravato. Il ricorso contestava la responsabilità penale, la legittimità dell'articolo 624-bis e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la norma non è incostituzionale anche se applicata a beni di pertinenza dell'abitazione e che il trattamento sanzionatorio è rimesso alla discrezionalità del giudice di merito.
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Furto in abitazione: il laboratorio è privata dimora
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione nei confronti di un soggetto che si era introdotto nel laboratorio di una pasticceria. Nonostante il ricorso della difesa, la Corte ha stabilito che i locali di lavoro non aperti al pubblico costituiscono privata dimora. È stata inoltre confermata l'aggravante della destrezza per aver creato un diversivo atto a eludere la sorveglianza delle vittime.
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Particolare tenuità del fatto e furto: i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per furto in abitazione basata sulla particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che, dopo la riforma del 2022 (d.lgs. 150/2022), l'istituto non è applicabile ai reati, come il furto in abitazione, che prevedono una pena minima superiore a due anni di reclusione, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Furto in abitazione: il danno morale e le attenuanti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto in abitazione. L'ordinanza sottolinea che, ai fini della concessione dell'attenuante del danno di lieve entità, il giudice deve considerare anche il danno morale subito dalla vittima per la violazione della propria dimora. Vengono inoltre confermati il diniego delle attenuanti generiche e della sostituzione della pena detentiva con misure alternative, in quanto le motivazioni del giudice di merito sono state ritenute congrue e prive di vizi logici.
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Furto in abitazione: prova indiziaria e recidiva
Due donne ricorrono in Cassazione contro una condanna per una serie di furti in abitazione, contestando la validità delle prove indiziarie basate su dati GPS e sul riconoscimento parziale della refurtiva. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, confermando che un quadro di indizi gravi, precisi e concordanti – come la localizzazione del veicolo, il modus operandi seriale e il ritrovamento di beni sottratti – è sufficiente a fondare un giudizio di colpevolezza, anche in presenza di lievi discrepanze temporali. La sentenza ribadisce inoltre i criteri per il riconoscimento della recidiva.
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