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Furto In Abitazione — Anno 2025

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41 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Furto In Abitazione

Provvedimenti

Furto in abitazione: sempre procedibile d’ufficio
La Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per un furto in abitazione commesso in un garage. Il reato, previsto dall'art. 624-bis c.p., resta procedibile d'ufficio, rendendo irrilevante la remissione di querela della vittima, anche dopo le recenti riforme.
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Furto in abitazione con inganno: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che commette il reato di furto in abitazione con inganno chi si introduce nell'altrui dimora con un consenso ottenuto tramite un pretesto per poi sottrarre dei beni. Con l'ordinanza in esame, è stato dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, la quale sosteneva che il consenso, seppur viziato, escludesse il reato. La Corte ha ribadito che il consenso carpito con l'inganno non ha valore e ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Bilanciamento circostanze e furto in abitazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per reati contro il patrimonio e la persona. La sentenza chiarisce i limiti del bilanciamento circostanze in caso di furto in abitazione aggravato dall'uso di violenza sulle cose, definendola un'aggravante 'privilegiata' non suscettibile di equivalenza con le attenuanti generiche. Viene inoltre ribadito che, per l'applicazione dell'attenuante del risarcimento, il danno deve essere integralmente e non solo parzialmente riparato.
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Furto aggravato in casa: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18359/2025, interviene su un caso di sottrazione di gioielli da parte di una collaboratrice domestica. La Corte ha corretto la qualificazione giuridica del reato da 'furto in abitazione' a 'furto aggravato' dalla prestazione d'opera. La distinzione fondamentale risiede nell'intento: se l'ingresso in casa avviene per motivi di lavoro e solo dopo sorge l'idea del furto, si configura il furto aggravato, non quello in abitazione, che richiede l'introduzione nell'immobile al fine specifico di rubare.
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Furto in abitazione: quando si configura con le chiavi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11744/2025, ha stabilito che commette il reato di furto in abitazione, e non un semplice furto, chi, pur possedendo le chiavi di un immobile per motivi di lavoro (come un addetto alle pulizie), vi si introduce al di fuori dell'orario e delle finalità consentite con lo scopo specifico di rubare. La Corte ha chiarito che il consenso all'accesso è strettamente legato allo scopo per cui è stato concesso; superare tali limiti costituisce una violazione del domicilio finalizzata al furto, integrando così la fattispecie più grave prevista dall'art. 624-bis del codice penale.
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Furto in abitazione: ricorso inammissibile in Cassazione
Un soggetto, condannato per furto in abitazione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo un'errata qualificazione giuridica e che il reato fosse solo tentato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il furto in abitazione è procedibile d'ufficio e che il reato si considera consumato con l'impossessamento dei beni all'interno della dimora, senza che sia possibile una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Furto in abitazione: il consenso esclude il reato?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto in abitazione, stabilendo che se l'autore del furto è entrato nell'immobile con il consenso del proprietario, senza un iniziale intento criminoso, il reato non è configurabile come tale. A causa del ragionevole dubbio sulla corretta qualificazione giuridica del fatto, la Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione, annullando la sentenza precedente senza rinvio.
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Particolare tenuità del fatto: furto in abitazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10410/2025, ha annullato un proscioglimento per il furto di un paio di scarpe del valore di 100 euro. La Corte ha chiarito che il reato di furto in abitazione non può beneficiare della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dei limiti di pena troppo elevati previsti dalla legge per tale crimine.
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Furto in abitazione: la prova indiziaria è sufficiente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione di un individuo trovato in possesso di un'auto rubata da un cortile privato. La sentenza stabilisce che una serie di indizi gravi, precisi e concordanti (come il possesso del veicolo, degli arnesi da scasso e la tempistica) sono sufficienti a provare la colpevolezza, anche in assenza di una confessione. Il ricorso è stato respinto anche in merito alla richiesta di pene sostitutive, poiché non avanzata tempestivamente nel giudizio di appello.
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Furto in abitazione: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6998/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due donne condannate per furto in abitazione. Le ricorrenti sostenevano che il reato fosse solo tentato, poiché erano state fermate all'interno del condominio e non all'esterno. La Corte ha ribadito che il furto in abitazione si considera consumato nel momento in cui si esce dall'appartamento con la refurtiva, acquisendo così l'autonoma disponibilità dei beni. Ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, poiché la confessione era stata resa solo perché colte in flagranza di reato.
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Furto in abitazione: anche l’androne è privata dimora
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione, commesso nell'androne di un palazzo. La Corte ha stabilito che il ricorso non può limitarsi a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello, ma deve confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva correttamente qualificato l'androne come pertinenza di una privata dimora, configurando così il reato di furto in abitazione.
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Furto in abitazione: anche la casa vacanze è tutelata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione, commesso in una casa utilizzata solo occasionalmente. La Corte ha stabilito che la nozione di privata dimora, rilevante per il reato di furto in abitazione, si estende anche alle seconde case o case vacanze, in quanto luoghi destinati allo svolgimento di atti della vita privata, anche se non in modo continuativo. Gli altri motivi di ricorso, relativi all'assorbimento di una contravvenzione, alla prescrizione e alla concessione di attenuanti, sono stati ritenuti inammissibili o manifestamente infondati.
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Furto in abitazione: il ruolo del palo è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3018/2025, ha confermato la condanna per furto in abitazione a carico di un'imputata che aveva agito come "palo". La Corte ha chiarito che tale ruolo costituisce piena partecipazione al reato e non mera connivenza. Inoltre, ha precisato che il furto è da considerarsi consumato, e non tentato, nel momento in cui la refurtiva viene portata fuori dall'abitazione, anche se recuperata immediatamente dopo. È stata infine respinta la questione di legittimità costituzionale sulla severità della pena prevista per il furto in abitazione.
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Furto in abitazione: quando si estende al giardino?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto in abitazione. L'imputato sosteneva che il furto in un giardino e ripostiglio dovesse essere qualificato come furto semplice. La Corte ha ribadito che giardino e ripostiglio sono pertinenze dell'abitazione, rendendo corretta la qualificazione del reato come furto in abitazione, in linea con il suo consolidato orientamento giurisprudenziale.
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Furto in abitazione: quando una stanza è privata dimora
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per vari reati, tra cui il furto in abitazione. Il caso verteva sulla qualificazione di una stanza chiusa a chiave come 'privata dimora'. La Corte ha confermato che qualsiasi luogo, debitamente chiuso e non accessibile a terzi, dove si svolgono in maniera non occasionale atti della vita privata, rientra nella nozione di privata dimora ai fini della configurabilità del reato di furto in abitazione, respingendo così il ricorso come manifestamente infondato.
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Furto in abitazione: Cassazione su recidiva e prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione, avvenuto nel magazzino privato di un locale pubblico. La Corte ha confermato che tale luogo rientra nella nozione di 'privata dimora' ai fini del reato. Inoltre, ha ribadito un importante principio in materia di recidiva qualificata, stabilendo che i limiti all'aumento di pena non incidono sul calcolo dei termini di prescrizione, che seguono parametri oggettivi. La sentenza ha quindi escluso l'estinzione del reato.
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Furto in abitazione: anche il parcheggio è protetto?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in un parcheggio condominiale. La Corte ha ribadito che il parcheggio, anche se all'aperto, è una pertinenza dell'abitazione, facendo scattare la più grave fattispecie di furto in abitazione. L'inammissibilità è stata dichiarata per la genericità del ricorso, che riproponeva questioni già decise.
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Furto in abitazione: quando non si applica al lavoratore
Una collaboratrice domestica, con accesso legittimo all'abitazione per lavoro, sottrae beni alla proprietaria. La Cassazione chiarisce che non si tratta di furto in abitazione (art. 624-bis c.p.), ma di furto semplice aggravato dall'abuso del rapporto d'opera (art. 61 n. 11 c.p.). La Corte sottolinea che per il furto in abitazione l'ingresso deve essere finalizzato al furto stesso, non un'occasione derivante da un accesso autorizzato.
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Furto in abitazione sul pianerottolo: è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione per un individuo che aveva sottratto un ombrello e una piccola somma di denaro dal pianerottolo di un condominio. La sentenza chiarisce che il pianerottolo è considerato una "pertinenza" della privata dimora, estendendo così la tutela penale a queste aree comuni. Il furto in abitazione è quindi configurabile anche se il bene non si trova fisicamente dentro l'appartamento.
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Furto in abitazione: querela non necessaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1925/2025, ha annullato una decisione di primo grado che dichiarava un caso di furto in abitazione improcedibile per mancanza di querela. La Suprema Corte ha ribadito che, anche dopo la Riforma Cartabia, questo reato rimane procedibile d'ufficio, poiché la modifica normativa ha interessato il furto semplice aggravato e non la fattispecie specifica dell'art. 624 bis c.p., che include anche le pertinenze come i cortili.
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