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Furto In Abitazione Aggravato

48 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato di chi si impossessa di beni altrui introducendosi in un'abitazione privata. L'aggravante, in questo caso, è la 'violenza sulle cose', cioè l'aver rotto o danneggiato qualcosa per compiere il furto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto in abitazione aggravato: Anziana vittima, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione aggravato ai danni di un'anziana di 84 anni. L'imputato aveva contestato la valutazione delle prove e l'applicazione delle aggravanti di 'minorata difesa' e 'mezzo fraudolento'. La Suprema Corte ha ribadito che non si possono riesaminare i fatti in Cassazione, salvo manifesta illogicità. Ha confermato che l'età avanzata della vittima e l'uso di stratagemmi per ingannarla configurano correttamente il furto in abitazione aggravato. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Custodia Cautelare: Motivazione Specifica o Generica? La Cassazione decide
Un Individuo, accusato di associazione per delinquere e furto in abitazione aggravato, era stato sottoposto a custodia cautelare. Il suo difensore ha contestato la motivazione della misura, ritenendola generica. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Tribunale del Riesame può integrare la motivazione della custodia cautelare se il giudice di prima istanza ha già fornito elementi specifici sul ruolo dell'Indagato e sui suoi precedenti, dimostrando un'autonoma valutazione. Non si tratta di motivazione apparente in questi casi. Il ricorso dell'Indagato è stato rigettato, confermando la custodia cautelare e condannandolo alle spese processuali.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non riesamina i fatti
Un Lavoratore, condannato per furto in abitazione aggravato, ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione. Il Lavoratore contestava la motivazione della sua condanna, cercando una nuova valutazione delle prove già esaminate. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il ricorso mirava a riesaminare i fatti, cosa non consentita in Cassazione, e riproponeva argomenti già respinti. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando l'inammissibilità del ricorso.
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Furto in abitazione aggravato: ricorso respinto e sanzione
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose all'esito del giudizio abbreviato. I giudici di merito hanno riconosciuto la loro penale responsabilità, applicando il bilanciamento tra attenuanti generiche, aggravanti e recidiva. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione per contestare l'esito della sentenza di appello. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili: l'atto del primo imputato presentava motivi eccessivamente generici, mentre il secondo richiedeva una rivalutazione delle prove non consentita davanti ai giudici di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso definitivamente il giudizio e devono pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione aggravato: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per furto in abitazione aggravato e diversi altri furti aggravati. I giudici di merito avevano accertato la penale responsabilità dell'uomo, riconoscendo la continuazione tra i reati e applicando le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva e alle aggravanti. L'imputato ha tentato di contestare la decisione dinanzi alla Suprema Corte riproponendo le medesime censure dell'appello e richiedendo un riesame dei fatti. La Cassazione ha respinto l'istanza, ribadendo che il giudizio di vertice non costituisce un terzo grado per rivalutare le prove. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione aggravato: pena sotto i minimi di legge
Un'imputata è stata condannata in primo grado per furto in abitazione aggravato a due anni di reclusione e mille euro di multa per aver sottratto denaro e gioielli da una casa. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza denunciando l'illegalità della sanzione. Al momento del fatto la legge fissava infatti una pena minima di tre anni di reclusione per la fattispecie aggravata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può scendere sotto la soglia minima prevista dal codice. La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio per una nuova quantificazione della pena.
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Furto in abitazione: Inammissibilità ricorso penale per pena eccessiva
Un imputato, condannato per furto in abitazione aggravato, ha presentato ricorso lamentando un trattamento sanzionatorio eccessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché non sia arbitraria o illogica. Le doglianze generiche dell'imputato non hanno dimostrato tale arbitrio, portando alla conferma della condanna e al pagamento delle spese processuali.
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Furto in abitazione aggravato: finta vendita e condanna ad anziani
Due individui si sono introdotti nell'appartamento di un'anziana donna di oltre ottant'anni con la scusa di venderle un quadro sacro, sottraendole poi del denaro. I giudici di merito hanno condannato entrambi per il reato di furto in abitazione aggravato dalla minorata difesa e dal mezzo fraudolento. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione contestando la credibilità della persona offesa, la mancata riqualificazione del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi confermando la piena validità probatoria della testimonianza della vittima, riscontrata dai controlli di polizia, e la sussistenza della minorata difesa dovuta all'età della persona offesa e all'inganno subito. Entrambi i colpevoli sono stati condannati anche alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto Aggravato: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per furto in abitazione aggravato in concorso. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione della sentenza di condanna. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero generiche e ripetessero argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti. La Corte ha quindi confermato la condanna e ha imposto al Lavoratore il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza del suo tentativo di impugnazione. L'inammissibilità ricorso penale è stata la conseguenza.
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Furto aggravato: Cassazione conferma diniego attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per furto in abitazione aggravato, respingendo il suo ricorso. L'imputato lamentava il diniego delle attenuanti generiche da parte dei giudici precedenti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile, purché motivato. Nel caso specifico, i giudici hanno correttamente motivato il diniego facendo riferimento ai precedenti penali dell'imputato e alla mancanza di segni di pentimento. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Concorso nel furto: il ‘palo’ condannato, notifica valida
Una Lavoratrice è stata condannata per furto in abitazione aggravato, accusata di aver agito come "palo" durante un colpo. La sua difesa ha contestato la validità della notifica della citazione a giudizio e la prova del suo ruolo nel concorso nel furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Lavoratrice. Ha ribadito che la notifica al difensore di fiducia, presso cui l'imputata aveva eletto domicilio, è valida e implica la conoscenza del processo. Inoltre, ha confermato che il ruolo di "palo" costituisce un contributo essenziale al concorso nel furto, anche senza un'azione materiale diretta, se finalizzato all'obiettivo comune. La condanna è stata confermata, con spese processuali e una sanzione aggiuntiva.
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Ricorso Penale Inammissibile: Furto Aggravato e Motivi Generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un imputato condannato per furto in abitazione aggravato. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, riconoscendo circostanze attenuanti e riducendo la pena. Tuttavia, il ricorso in Cassazione è stato ritenuto inammissibile perché i motivi addotti dall'imputato erano troppo generici. Questa decisione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione aggravato: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un episodio di furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose. L'Imputato aveva proposto ricorso contestando l'applicazione dell'aggravante e chiedendo il riconoscimento del danno di speciale tenuità, oltre a una riduzione della pena. I giudici hanno stabilito che l'aggravante sussiste ogni volta che l'autore usa forza fisica per rompere, danneggiare o trasformare oggetti strumentali al furto. La Corte ha ritenuto il ricorso del tutto infondato e ripetitivo rispetto ai precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. L'Imputato dovrà pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto in abitazione aggravato: ricorso respinto
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per furto in abitazione aggravato. La difesa lamentava il mancato svolgimento di nuove prove in appello, la valutazione della responsabilità e il mancato prevalere delle attenuanti generiche sulle aggravanti. I giudici supremi hanno respinto ogni richiesta. La rinnovazione istruttoria in appello rappresenta un rimedio del tutto eccezionale e mai richiesto formalmente. Inoltre, la condotta grave e la totale assenza di risarcimento o pentimento verso la vittima giustificano la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione aggravato: le telecamere incastrano il reo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione aggravato a carico dell'Imputato. L'uomo era stato identificato nei filmati delle telecamere di sorveglianza da agenti di polizia che già lo conoscevano, con successiva verifica visiva diretta da parte del giudice in udienza. La difesa contestava l'affidabilità del riconoscimento e la misura della pena inflitta. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito, mentre la Cassazione verifica solo la coerenza logica della sentenza.
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Furto in abitazione aggravato: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato nei gradi precedenti per il reato di furto in abitazione aggravato. L'imputato ha lamentato una violazione di legge da parte dei giudici di merito, contestando l'affermazione della propria responsabilità penale. I Supremi Giudici hanno tuttavia chiarito che il ricorso proponeva in realtà una pura rivalutazione dei fatti e delle prove, operazione vietata davanti alla Corte Suprema. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. La decisione ha confermato in via definitiva la condanna penale inflitta nei confronti dell'autore del fatto, imponendogli anche il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione aggravato: condanna confermata
Tre persone hanno forzato la porta di un appartamento per asportare elettrodomestici e vari beni, venendo colte sul fatto mentre caricavano la refurtiva su un'automobile. I giudici di merito hanno condannato le imputate per furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose e dal concorso di tre o più persone. Le colpevoli hanno proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove, la sussistenza delle aggravanti e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti. Le aggravanti scattano sia per l'effrazione della porta d'ingresso, sia per l'azione congiunta di più correi organizzati, giustificando la severità della pena.
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Furto in abitazione aggravato: no al riesame dei fatti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso proposto da un soggetto condannato per furto in abitazione aggravato. Sia il tribunale di primo grado sia la Corte di Appello avevano accertato la responsabilità dell'imputato con due sentenze conformi. Il ricorrente ha impugnato la decisione lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione. Tuttavia, i motivi presentati richiedevano una nuova valutazione delle prove, operazione vietata ai giudici di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione aggravato: valida la prova del teste deceduto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti responsabili del reato di furto in abitazione aggravato con mezzo fraudolento. La persona offesa, dopo aver denunciato l'accaduto e aver riconosciuto gli autori tramite album fotografico durante le indagini preliminari, è deceduta prima del dibattimento. Gli imputati hanno contestato l'utilizzo delle dichiarazioni della vittima come prova esclusiva della loro colpevolezza. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili i ricorsi. L'acquisizione degli atti predibattimentali è avvenuta con il consenso espresso di tutte le parti, rendendo legittima la condanna fondata su tali elementi e sul riconoscimento fotografico, con conseguente obbligo di pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione aggravato: ricorso respinto e multa salata
Una donna, accusata di furto in abitazione aggravato in concorso con un'altra persona, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sua condanna. La ricorrente contestava l'attendibilità del riconoscimento effettuato dalle vittime, l'applicazione dell'aggravante della destrezza e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la donna dovrà pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.
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