Una commerciante è stata condannata per il reato di furto di energia elettrica aggravato dall'uso di un mezzo fraudolento. La donna gestiva un negozio alimentato tramite un allacciamento abusivo alla rete esterna, realizzato con un cavo volante. La difesa sosteneva la mancanza di prove sulla sua responsabilità diretta e valorizzava la confessione tardiva del marito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità della donna in quanto titolare dell'attività e intestataria dell'utenza. Inoltre, la Corte ha ribadito che l'allacciamento abusivo con cavo volante costituisce un mezzo fraudolento, poiché aggira le normali misure di protezione predisposte dal fornitore di energia. Di conseguenza, la condanna a otto mesi di reclusione e duecento euro di multa è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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