La Corte di Cassazione ha stabilito che il furto di un cellulare dotato di GPS integrato costituisce un furto consumato e non un semplice tentativo. Due persone, condannate per aver rubato uno smartphone, avevano sostenuto che la presenza del sistema di localizzazione impedisse un reale impossessamento del bene. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che il reato si perfeziona con la sottrazione dell'oggetto e l'acquisizione di un'autonoma disponibilità da parte del ladro, anche se solo temporanea. Il GPS, infatti, non impedisce l'impossessamento, ma serve solo a facilitare il successivo recupero del bene. Di conseguenza, la condanna per furto consumato è stata confermata.
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