L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato a seguito del ritrovamento di una sua impronta digitale sulla custodia di un computer portatile rubato. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha contestato sia la validità della perizia sulle impronte, sia l'applicazione dell'aggravante della violenza sulle cose, sostenendo che l'eventuale manomissione fosse stata compiuta da un'altra persona. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'aggravante della violenza sulle cose ha natura oggettiva e si estende a tutti i partecipanti al reato, anche se l'effrazione è eseguita da un complice. Inoltre, la coincidenza di almeno sedici punti caratteristici nell'impronta digitale costituisce prova certa di colpevolezza. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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