La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di acqua a carico dell'amministratore di fatto di un'azienda. L'imputato, pur non essendo il titolare legale dell'attività (intestata alla moglie), aveva realizzato un allaccio abusivo alla rete idrica comunale, rompendo il sigillo del contatore. La sua difesa, basata sul suo presunto ruolo di semplice dipendente, è stata respinta. I giudici hanno stabilito che la responsabilità penale ricade su chi gestisce effettivamente l'impresa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. La condanna a otto mesi di reclusione e 300 euro di multa è diventata così definitiva.
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