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Fumus

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234 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prodotti contraffatti: quando il reato sussiste
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro di abbigliamento sportivo con marchi alterati. Anche senza una copia perfetta, la vendita di prodotti contraffatti integra reato se può ingenerare confusione, tutelando la fede pubblica nei marchi.
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Periculum in mora: motivazione non generica nel sequestro
Una società otteneva l'annullamento di un sequestro preventivo di quasi un milione di euro. La Corte di Cassazione ha stabilito che per giustificare il sequestro non basta una motivazione generica sul rischio di impresa, ma è necessario dimostrare un concreto e specifico periculum in mora, cioè il pericolo reale che i beni vengano dispersi. La Corte ha ritenuto insufficiente l'argomentazione del tribunale secondo cui tutte le società commerciali sono soggette a "fortune alterne", annullando il provvedimento con rinvio per una nuova valutazione.
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Sequestro preventivo: la confisca vince sul fallimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il caso riguarda quote societarie fittiziamente intestate. La Corte stabilisce che il fallimento della società principale e il conseguente dissequestro dei suoi beni non incidono sul sequestro preventivo finalizzato a confisca delle quote, se il *fumus* del reato di intestazione fittizia permane.
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Termini deposito motivazione: il sequestro è nullo
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo di un'arma a causa del ritardo nel deposito delle motivazioni da parte del Tribunale del riesame. La decisione sottolinea che il mancato rispetto dei termini per il deposito della motivazione, in questo caso superando i 45 giorni, comporta l'inefficacia della misura cautelare e la restituzione dei beni sequestrati all'avente diritto. La sentenza chiarisce l'importanza perentoria dei termini procedurali a garanzia dei diritti dell'indagato.
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Occupazione abusiva: reato anche per chi eredita
La Corte di Cassazione ha confermato che l'occupazione abusiva di un terreno comunale costituisce reato anche per chi, pur non essendo l'invasore originario, continua a occupare l'immobile dopo il decesso del parente che aveva iniziato l'illecito. La sentenza chiarisce che la semplice permanenza 'sine titulo' integra il reato, a prescindere da nuove opere edilizie.
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DASPO di gruppo: la Cassazione sulla responsabilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni tifosi destinatari di un DASPO di gruppo. La sentenza chiarisce che per l'applicazione della misura non è necessaria una condotta violenta individuale, ma è sufficiente la partecipazione attiva a un'azione di gruppo con carattere intimidatorio, come una marcia verso lo stadio con volti travisati e l'uso di fumogeni. Viene così confermata la validità del provvedimento basato sulla pericolosità derivante dall'azione collettiva, distinguendola da una mera responsabilità oggettiva.
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Sequestro preventivo: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo per reati tributari. La sentenza ribadisce che il ricorso in Cassazione in questa materia è limitato alla sola violazione di legge e non può estendersi a una rivalutazione delle prove (censure di merito), a meno che la motivazione non sia palesemente illogica o inesistente.
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Sequestro preventivo: la Cassazione sulla motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo. La Corte ha confermato la validità della misura, ritenendo adeguata la motivazione del tribunale sul 'periculum in mora', sia per impedire la dispersione dei beni sia per evitare l'aggravamento delle conseguenze del reato, anche a distanza di anni dalla presunta consumazione.
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Segreto professionale giornalista: limiti per l’indagato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giornalista indagato per estorsione, contro il sequestro del suo cellulare. È stato stabilito che il segreto professionale del giornalista non è opponibile quando il professionista assume la qualità di indagato, ma solo quando è testimone. Inoltre, il sequestro è stato ritenuto proporzionato perché limitato ai soli dati pertinenti al reato contestato.
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Sequestro probatorio informatico: limiti e garanzie
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando l'annullamento di un sequestro probatorio informatico. La Corte ha stabilito che il sequestro di copie forensi di dispositivi elettronici, già oggetto di un precedente sequestro poi annullato, era illegittimo perché violava i principi di proporzionalità e pertinenza. È stata criticata la mancanza di un'adeguata motivazione sulla necessità della misura e l'assenza di criteri di selezione dei dati e di una tempistica definita, configurando il sequestro come una misura esplorativa e un sacrificio eccessivo dei diritti dell'indagato.
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Sequestro preventivo: quando il denaro è pertinente?
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 100.000 euro, ritenendo il denaro 'pertinente' al reato di detenzione di esplosivi. La sentenza chiarisce che, per il sequestro preventivo, non è necessario dimostrare che la somma sia il profitto del reato, ma è sufficiente che possa essere utilizzata per commetterne altri. Le giustificazioni sulla diversa proprietà del denaro sono state respinte per mancanza di prove adeguate.
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Ricettazione denaro: quando scatta il sequestro?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro il sequestro probatorio di oltre 81.000 euro. La somma, rinvenuta occultata in un'intercapedine e confezionata in buste sottovuoto, è stata ritenuta di provenienza illecita. La Corte ha stabilito che la ricettazione denaro può essere presunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come le modalità di occultamento e l'assenza di una giustificazione plausibile, legittimando così il provvedimento cautelare.
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Convalida DASPO: i criteri della Cassazione
Un uomo, identificato durante scontri tra tifoserie dopo una partita di calcio, è stato destinatario di un provvedimento di DASPO con obbligo di comparizione. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato la misura. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione, che ha rigettato tutte le doglianze. La Suprema Corte ha chiarito che per la convalida DASPO, il giudice può implicitamente rigettare le memorie difensive attraverso la motivazione complessiva, e che la misura di prevenzione è autonoma rispetto a eventuali procedimenti penali. La pericolosità del soggetto può essere desunta dalla sua condotta e dai precedenti specifici.
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Autoriciclaggio: il trasferimento a società diverse basta
Un imprenditore trasferiva fondi da una società, poi dichiarata fallita, ad altre due imprese da lui stesso amministrate. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro per autoriciclaggio, stabilendo che il trasferimento di denaro a entità giuridiche distinte costituisce di per sé una condotta dissimulatoria idonea a configurare il reato, anche se l'amministratore è la medesima persona. La modifica della titolarità giuridica dei fondi è l'elemento chiave che ostacola la tracciabilità della loro provenienza illecita.
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Sostituzione misura cautelare: no se manca il fumus
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, a causa delle presunte gravi condizioni di salute della moglie che le impedirebbero di accudire i figli minori. La Corte ha stabilito che la nomina di un perito per accertare tali condizioni non è obbligatoria se non sussiste un 'fumus', ovvero un fondato sospetto basato su prove concrete e non contraddittorie. In questo caso, le prove fornite dalla difesa sono state ritenute insufficienti e in contrasto con altri elementi, giustificando il rigetto della richiesta di sostituzione misura cautelare senza ulteriori accertamenti peritali.
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Obbligo di presentazione alla PG: limiti e motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un tifoso destinatario di un DASPO con obbligo di presentazione alla PG. Pur confermando la legittimità della misura basata sulla pericolosità del soggetto, la Corte ha annullato l'ordinanza di convalida nella parte in cui imponeva un doppio obbligo di firma per le partite in casa, a causa della totale assenza di motivazione su questo specifico, più gravoso, aspetto della misura restrittiva.
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Obbligo di presentazione: quando è legittimo?
Un tifoso ha impugnato un provvedimento di DASPO che includeva un obbligo di presentazione biennale alla polizia, contestando la sua identificazione e la proporzionalità della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la pericolosità del soggetto può essere desunta dal singolo comportamento violento, rendendo la misura legittima anche per soggetti incensurati e giustificando l'adeguata motivazione del provvedimento impugnato.
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Sequestro probatorio: l’obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che convalidava il sequestro di un cellulare e un auricolare a una candidata durante un esame di guida. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione nel decreto di sequestro probatorio, che non descriveva i fatti specifici (luogo, tempo, azione) né il nesso tra i beni sequestrati e il reato ipotizzato, violando i principi fondamentali del diritto processuale penale.
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Associazione per delinquere: quando è reato associativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata allo spaccio. Secondo la Corte, la partecipazione costante e organizzata all'attività di spaccio, con turni, ruoli definiti e plurimi arresti in breve tempo, costituisce prova sufficiente del vincolo associativo stabile, superando la tesi difensiva di un mero concorso occasionale nel reato.
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Ricettazione: prova e dolo senza giustificazione
La Corte di Cassazione conferma una condanna per ricettazione, stabilendo che la mancata giustificazione sul possesso di assegni di provenienza illecita è sufficiente a provare il dolo. La sentenza chiarisce che il delitto presupposto non necessita di una ricostruzione dettagliata e che l'impossibilità di sentire un teste in un rito abbreviato condizionato non invalida il procedimento.
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