DASPO di gruppo: Quando la Partecipazione all’Azione Collettiva è Sufficiente?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17134 del 2024, è tornata a pronunciarsi su un tema di grande attualità e rilevanza sociale: il DASPO di gruppo. Questa misura preventiva, volta a contrastare la violenza negli stadi, solleva spesso interrogativi sul confine tra responsabilità individuale e coinvolgimento collettivo. La decisione in esame offre chiarimenti fondamentali su quando la partecipazione a un’azione di gruppo diventa sufficiente per giustificare l’applicazione del divieto di accedere alle manifestazioni sportive.
I Fatti: la Marcia degli Ultras e il Provvedimento del Questore
Il caso trae origine da un provvedimento emesso dal Questore nei confronti di un gruppo di tifosi della squadra dell’Olbia Calcio. A seguito di un’azione coordinata, i tifosi erano scesi dalle loro auto e avevano marciato in corteo verso lo stadio prima di una partita. Durante la marcia, molti di loro avevano il volto parzialmente coperto da caschi, cappelli o passamontagna, e alcuni erano armati di mazze da baseball, bastoni e spranghe. Nel contempo, venivano accese bombe carta e lanciati fumogeni.
Le forze dell’ordine, intervenute per bloccare il gruppo, procedevano all’identificazione dei partecipanti. Sulla base di questi fatti, il Questore emetteva diversi decreti di DASPO, convalidati successivamente dal Tribunale. I provvedimenti imponevano il divieto di accedere a tutti gli impianti sportivi, nazionali ed esteri, e, per alcuni soggetti recidivi, l’obbligo di presentarsi presso gli uffici di polizia durante le partite.
I Motivi del Ricorso in Cassazione
I destinatari del provvedimento hanno presentato ricorso congiunto in Cassazione, lamentando principalmente due vizi:
- Mancanza di un vaglio critico autonomo: Secondo la difesa, il giudice della convalida si sarebbe limitato a recepire le informative di polizia senza una valutazione indipendente degli elementi, come i video dell’accaduto. Si contestava una sorta di responsabilità collettiva, senza una chiara individuazione delle condotte ascrivibili a ciascun singolo ricorrente.
- Violazione del diritto di difesa: I ricorrenti sostenevano che la memoria difensiva da loro presentata non fosse stata presa in considerazione dal giudice.
La Decisione della Corte: L’analisi sul DASPO di gruppo
La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i motivi, dichiarando il ricorso inammissibile e confermando la legittimità dei provvedimenti. La sentenza è cruciale perché delinea i contorni applicativi del cosiddetto “DASPO di gruppo“.
La Responsabilità Individuale nell’Azione Collettiva
Il punto centrale della decisione riguarda la natura della responsabilità in caso di azioni di gruppo. La Corte chiarisce che la normativa sul DASPO di gruppo non introduce una forma di responsabilità oggettiva o collettiva, dove si risponde per il solo fatto di essere presenti. La semplice connivenza o la presenza casuale all’interno di un gruppo non sono sufficienti.
Tuttavia, non è nemmeno necessaria l’individuazione di una specifica azione violenta materialmente posta in essere da ogni singolo individuo. Ciò che rileva è la partecipazione attiva all’azione collettiva che, nel suo complesso, presenta caratteri di violenza, minaccia o intimidazione. Nel caso di specie, la condotta contestata consisteva proprio nella partecipazione consapevole a un corteo intimidatorio, caratterizzato da volti travisati, uso di armi improprie e accensione di fumogeni. La presenza stessa all’interno di un simile gruppo, secondo la Corte, funge da rafforzamento reciproco e costituisce un contributo morale alla riuscita dell’azione intimidatoria, integrando così il presupposto per l’applicazione della misura.
La Valutazione degli Elementi e il Diritto di Difesa
La Corte ha ritenuto infondate anche le censure procedurali. Il giudice della convalida aveva compiutamente motivato la sua decisione, basandosi sulle dettagliate informative della Polizia Giudiziaria che descrivevano come ogni singolo ricorrente fosse stato identificato. Inoltre, il provvedimento impugnato menzionava espressamente le memorie difensive, confutandone analiticamente gli argomenti. Questo dimostra che il diritto di difesa era stato pienamente rispettato.
Le Motivazioni della Sentenza
Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sull’interpretazione della Legge n. 401/1989, come modificata per introdurre il “DASPO di gruppo”. La norma punisce la “condotta, sia singola che di gruppo, evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione”. La Corte ha stabilito che la partecipazione a un’azione collettiva con le caratteristiche intimidatorie descritte (corteo, volti coperti, armi, fumogeni) rientra a pieno titolo in questa definizione. L’azione del gruppo era intrinsecamente pericolosa per la sicurezza pubblica, e la partecipazione consapevole di ciascun individuo a tale azione è il fondamento della sua responsabilità personale, senza che sia necessario provare un ulteriore atto violento individuale. L’identificazione individuale di ogni partecipante, avvenuta tramite documenti e tagliandi nominativi, ha poi saldato il nesso tra la condotta del gruppo e la posizione del singolo.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia sul DASPO di gruppo
Questa sentenza consolida un principio importante: nel contesto del DASPO di gruppo, la responsabilità non è per fatto altrui, ma per il contributo personale – anche solo morale e di rafforzamento – dato a un’azione collettiva pericolosa. Chi sceglie di far parte di un corteo intimidatorio diretto a creare turbative per l’ordine pubblico, accetta di condividerne la natura e le finalità, e può quindi essere legittimamente destinatario di una misura di prevenzione. La decisione offre così uno strumento efficace per le autorità di pubblica sicurezza per prevenire fenomeni di violenza organizzata, garantendo al contempo che la misura colpisca solo chi ha tenuto una condotta di partecipazione attiva e non chi si trovava casualmente sul luogo dei fatti.
Per applicare un DASPO di gruppo è sufficiente trovarsi fisicamente all’interno del gruppo che compie atti violenti?
No, la sentenza chiarisce che la semplice presenza fisica, casuale o occasionale, o la mera connivenza, non sono sufficienti. È richiesta una ‘partecipazione attiva’ all’azione collettiva.
Cosa si intende per ‘partecipazione attiva’ ai fini del DASPO di gruppo?
Per partecipazione attiva si intende l’adesione e l’apporto, anche solo morale, all’azione collettiva che presenta caratteri di intimidazione o violenza. Nel caso specifico, marciare in un corteo con il volto travisato, mentre altri membri del gruppo sono armati e lanciano fumogeni, è stato considerato partecipazione attiva perché rafforza la carica intimidatoria del gruppo stesso.
Il giudice che convalida il DASPO deve sempre visionare personalmente i video degli eventi?
La sentenza non lo impone come obbligo assoluto. La decisione del giudice può essere ritenuta adeguatamente motivata se si basa su elementi solidi come le dettagliate informative della polizia giudiziaria che ricostruiscono i fatti e l’identificazione individuale dei partecipanti, soprattutto quando le contestazioni della difesa sono generiche.